Peluche

Non sono un peluche, sono un gatto. La mia padrona, non so perché, quando mi metto sul bordo del divano a prendere il sole, mi si para davanti con un aggeggio: pare per fotografarmi. Ma io detesto quando lo fa e mi chiama e vuole che io mi metta in posa per catturare i miei occhi blu. Non mi va. Non sono un fotomodello sono un gatto. Lasciatemi in pace, santo cielo. Se ho voglia chiudo gli occhi e mi godo il sole che ormai qui c’è poche ore al giorno, poi scompare. Non posso nemmeno prenderlo fuori sotto la sdraio come quando era estate: così gli umani chiamano la stagione con tanto sole. Adesso non ho neanche il mio momento d’aria mattutino alla finestra perché la mia padrona, quando si alza e si veste vicino alla stufa, mi dice che non può aprire la finestra con la grata perché fa freddo. Poi mi concede una boccata più tardi. Prima che lei esca. Gli umani dicono : Che vita da cani! Ma potrebbero dire: Che vita da gatto! Non che io mi lamenti perché a parte certe prigionie e certe fissazioni la mia padrona mi vuole molto bene. Così la sera mi piace stare vicino a lei: appoggio la mia testa sul suo braccio e allungo una zampina sulla sua come per dirle: – Io ci sono, tranquilla.

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