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Attimi

San Martino

La noia agli irti folli

scombinando cade

e sopra il cerebrale

urla e vaneggia il mal;

ma per le vie neurali

tra il trasferir di fili

va l’astro odor dei lini

l’anima a trallallà.

Gira il lettin scosceso

lo psico fischiettando:

sta il matto relegato

sul dorso a riguardar

tra le nerastre idee

sciami di api e ragni

com’eretici desideri

nel cranio

a ribollir.

Rielaborazione sconclusionata della poesia San Martino di Giosuè Carducci

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Attimi

Frigidezze

Con tutto questo caldo, per fortuna ora dei temporali hanno rinfrescato e gettato secchiate d’acqua, capita di incontrare persone réfrigérateur

Persone frigorifero capaci di ghiacciarti il sorriso e la conversazione con cubetti ice sulla testa. Incapaci di fuoco calore e pathos. Fermi immobili apatici e atarassici.

Inutile dire che in loro presenza la conversazione diventa brinata come il finestrino dell’auto quando va sotto zero. Curiosità zero. Interesse sotto terra in cantina in caverna nel sottosuolo. Quando tali persone freezer se ne vanno io accendo un bel falò.

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Attimi

Neve turistica

Pare che di notte droni dell’Azienda Turistica spargano neve in modo da rendere il paesaggio più montano.

È infatti due giorni, esattamente sabato mattina e domenica mattina, che ci siamo svegliati con uno strato impalpabile di neve. L’ipotesi che non sia naturale discende dal fatto che di giorno splende il sole e che della leggerissima neve non rimane traccia alcuna.

Sicuramente il paesaggio ne ricava un fascino altrimenti non presente dopo mesi di siccità… Leggevo stamattina che questo mese ha nevicato persino nel deserto… Ma non qui. Dal 64 non si verificava un inverno così siccitoso. E se non cambia ne risentiranno seriamente le riserve idriche.

Per fortuna i gagliardi turisti carnevaleschi almeno la mattina avranno un pittoresco paesaggio montano da immortalare.

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Attimi

Le milanesi

Sono arrivate “le milanesi” : una si avvicina al bancone del bar, bar finalmente aperto per loro, completamente vestita da fiocco di neve: pantalone bianco e giacchina pelosetta bianca aperta sul davanti per mostrare una improbabile abbronzatura dicembrina. Finalmente un po’ di glamour qui, che se ti vesti un poco bene, ti chiedono se devi scendere in città, come se qui – vista l’altitudine- è apprezzabile solo un abbigliamento da yeti. Io, che amo vestire bene a prescindere, non a caso sono una pernice bianca: specie protetta perché in via d’estinzione. La milanese mi guarda come io la guardo perché siamo simili e apprezzabili. Non a caso il mio meccanico – nonostante il fatto acclarato della mia residenza montagnina da anni, sui miei pneumatici invernali che vado a cambiare ha scritto: la milanese.

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Attimi

Sonnez la cloche

Sonnez la cloche con scroscianti scrosci e scampanellii per svegliare gli esseri dormenti. Fateli cuocere con vive fiamme perché si levino i loro assopiti cuori. Pungeteli con spilli argentei per toglierli dal letargo inutile. Stanno avvoltolati in foglie secche e zuppe d’orgoglio. Borbottano nel sonno con superbo pulsare del labbro: “Con te non gioco più. Con te non gioco più”. Gli orsi feriti. Gli orsetti permalosi. I ghiri ronfanti. Che una alta nota limpida li svegli perentoriamente. Che aprano i cespugliosi occhietti alla vita. Che vivano dunque. Finché c’è vita.

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Uomini

Buongiorno piccola


Buongiorno piccola, mi scrive l’uomo macho. A lui, come ad altri, piace scrivere “Buongiorno piccola”.

Fa molto Humphrey Bogart con la sigaretta penzolante dal labbro inferiore e rigorosamente in bianco e nero. Fa molto uomo che procaccia i viveri per la donna cavernicola. Fa molto: Uomo che non deve chiedere mai.


Ci sono uomini che, in questa epoca virtuale digitale con smartphone che ormai non servono più a telefonare: servono a colorare fotografare ritoccare la realtà… ci sono uomini che rimangono sempre in bianco e nero.

Attaccati e replicanti del modello paterno nella società patriarcale: l’uomo lavora, esce la sera con amici e non deve dar conto a nessuno mentre la moglie tiene in ordine la casa, cucina e cura il bilancio familiare.

Sembra incredibile in questo periodo infuocato frantumato ammalato liquido che esistano ancora maschi così. Eppure.


Hanno scatole colme di tovaglie ricamate a mano dalla madre. Hanno scatole piene di ricordi. Non riescono a buttare: vecchi centrini, vecchie fotografie, videocassette, audio cassette, tesserine, astucci per il ricamo, vecchie e logore lenzuola, giacche, papillon, camicie, calze, scarpe…
Sono non solo legati al passato, sono dentro il passato. Lo vivono come se nulla fosse imperiosamente cambiato intorno a loro.

La donna – come nel passato – deve tacere, non dire. Avere un comportamento discreto, non chiedere, non essere. Essere invisibile. Fare ogni cosa sottovoce, in secondo piano, sullo sfondo. In modo che loro, gli uomini in bianco e nero, possano condurre la propria vita agevolmente dall’alto con la lustrascarpe ai piedi.

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Animali

Che ci fa un lama?

Ora nell’azzurro lacustre – tra lame di luce – è arrivato un lama. Non so se di Lima.

-Lei ama il lama?

Domando alla luna.

Lei lamenta il luogo, non consono. La consola il lume della notte quando il lama l’ama… lamentandosi un poco.

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Attimi

Detesto

Detesto le celebrity i vip e tutta la compagnia. Non mi piacciono i programmi televisivi in cui si disturbano i fatti privati, si suonano campanelli per sapere, chiedere, indagare. Mi sembra da sciacalli.

Occorrerebbe mettere stendere un velo bianco di silenzio su certe tragedie lutti catastrofi. Invece.

Ore e ore a parlare sempre dei fatti e fattacci di cronaca nera. Santo cielo!

Sarà che dopo questo periodo siamo tutti molto stanchi e abbiamo bisogno di aria. Di cose leggere.

Per esempio di un Menage a trois.

https://youtu.be/e6xGmd7w5Ys

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Frammenti

Certo

Immagine grafica di Eletta Senso

Certo non sono donna facile e accomodante silenziosa

con la testa china

così diversa dal quieto modello di madre antica con ricami e padella sul fuoco a preparare succulenti manicaretti per tutti gli uomini

Certo troppo grandi e acuti i miei occhi che tutto vedono e a cui nulla sfugge

le ciglia come vibrisse a calcolare i salti e il dove

nella ragnatela dello spazio

Certo troppo intuitiva e vibrante non simile certo all’ameba sul fondo melmoso

più simile al gatto a cui nulla sfugge

e ti vede

ti vede

ogni sussulto e respiro

Certo non faccio passare nella cruna etica ipocrisie e bugie

semplicemente perché non le sopporto

e poco perdono a chi finge

strappo le maschere che trovo odiose e subdole inautentiche

Certo non seguo la moda delle alte giraffe con tacchi di vertigine e la borsettina chic per fare choc se no non sei nulla

Non certo simile alle ochette quacchere con le tette misura 4 fredde come angurie

Certo non facile rispondere alle mie dirette domande che hanno già risposta implicita

e spostare un po’ il peso delle noiose stantie abitudini per cambiare

cambiare

cambiare

a te che vesti con lo stesso maglione e cappello da sempre e ti piace tanto quando rido

ridi un po’ tu

Certo poco tollerante o troppo intelligente per non passare ai raggi X ogni tua minuscola parola esclamazione e variazione del tono di voce

tutto vagliato e affanculo le distrazioni

Nessuno ti ha imposto la mia difficile presenza potevi prenderti una scorticata che non aveva bisogno di carezze

una furbetta come ce ne sono tante pronta a servirti e piacerti

come una bambolina di pezza

una donnetta casalinga che si realizza nel fare torte e pranzetti e bon ton e fiorellini a mazzettini e bacini

C’è una tale crisi che il mercato è pieno di offerta

puoi largamente comodamente scegliere nel catalogo

in base agli occhi gambe sedere sorriso e capacità manipolatorie varie

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Donne

Dicono

Dicono che se sei forte dovrai affrontare prove e più forte sei, più le prove saranno dure. Bella consolazione quella di essere considerati forti quando devi fare i conti quotidianamente e costantemente con persone arroganti tracotanti permalose poco educate. Che ti detestano, tutto di te invidiano. Che sparlano ti insultano ti provocano. Piccole zanzarine noiose. Che poi non dormi.

Per lo più donne, che non hanno ancora raggiunto la parità di genere ma – per cattiveria invidia maldicenza – superano in “bravura” i maschi che in quel campo sono all’asilo col grembiulino azzurro.

Donne che pensano che gli rubo gli uomini quando non mi passa nemmeno per la testa di farmi omini coi baffetti da sparviero e capelli tinti. Donne che mi intimano di togliermi l’anello dell’ultimo fidanzato senza dire apertamente che di me sono invaghite. Che poi, non ci sarebbe niente di male a dirlo, invece per un loro intimo conflitto cominciano a farmi la guerra. Troppa energia bambina: se regali odio regali energia.

Così per una storia o per l’altra io mi ritrovo sempre senza sorellanza.

La penultima non mi ha neanche avvisata quando è morto suo marito forse perché l’ultima volta che li ho visti, in riva al lago, lui mi ha detto che sono un angelo. E quando eravamo in vacanza insieme – la sera a cena – mentre sua moglie succhiava acqua calda dal piatto fondo, io lo facevo ridere Giorgio e lui faceva ridere me mentre lei succhiava in silenzio. Lei non sopportava che io persino in quel piccolo alberghetto in Trentino avessi trovato un innamorato: era col padre a un tavolo vicino e ci eravamo piaciuti. Ancora adesso siamo amici. Perché io ho la fratellanza invece della sorellanza perché con gli uomini ci capiamo al volo e non ci sono sotterfugi né invidie stupide.

Le donne non sopportano amiche seducenti. Le preferiscono anonime coi baffi che così nessuno le guarda e non si fa la guerra per un povero pollo.

La leggerezza e il riso. Questo manca ed è sempre mancato alle mie ex amiche perse per strada perché mi volevano o non volevano che io piacessi a un altro o temevano che io volessi il loro uomo e glielo rubassi poi la notte entrando dalla finestra con una tuta nera come Catwoman.

Da Pinterest

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Graffio

Peso

Peso /
ogni parola /
al tuo cospetto /
per paura /
di cader vittima /
del tuo dispetto: /
già mi guardi /
con sospetto. /

Non entrerò più /
nel tuo letto /
odioso insetto. /

Vedi: /
ti ho ferito /
con uno sberleffo. /

Meglio sempre /
delle tracce /
di belletto /
lasciate /
impunemente /
sul tuo candido /
colletto. /

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Graffio,

A Natale si è più buoni 


Ora lo so: Natale non rende più buoni. 

Chi sopravvive impara questa lezione. 

A Natale si acuiscono le tensioni e si affilano i coltelli. Non solo per tagliare l’arrosto. 

C’è chi si nasconde in una grotta ( per essere in tema natalizio ) pur di non partecipare al pranzo con i parenti.

C’è chi inventa malattie e sta in tana con il termometro in bocca.

C’è chi urla con la moglie fino alla soglia della casa di mammina: mammina ha preparato una tavolata che potrebbe affamare un intero esercito. Poi il figlio si siede sorride e mangia tutto, ma proprio tutto, per cinque ore. Senza guardare e dire una parola alla nuora sconvolta e arruffata. 

C’è chi aspetta di aprire i pacchetti e invola tanti bacetti. Poi, aperti i pacchetti, non invola più bacetti. Chiuso, aperto. Buio, luminoso. Sorridente, tenebroso. C’è chi anche a Natale assomiglia a un interruttore. 

A Natale si è più buoni finché si riempie la pancia, poi: basta. Natale dura il tempo della tavolata. Della mangiata.

Chi esce dal Natale non rimane pulito a lungo come dopo un candeggio: subito- la sera stessa- appaiono le prime macchie che si espandono nei giorni successivi. A dismisura.

L’orco rimane orco. Per paradosso dopo questo tuffo mieloso e appiccicoso l’orco dopo Natale é più orco di prima. Orco cane.

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Animali

Bestiario

Naturalmente sull’argomento sono già stati scritti fiumi di parole. Ma non posso farne a meno perché il pensiero mi frulla in testa.

Ci sono uomini bue: tutto il santo giorno brucano e ruminano erba nel loro campicello di campagna. E di tutto il resto non gliene può fregar di meno.

Poi ci sono i felini. Stanno in attesa della preda ore quieti eppure pronti a scattare dilaniare mozzare divorare. Hanno una eleganza innata alla Coco Chanel e una perfidia come Barbablu.

Ci sono le civette. Mia suocera mi diceva sempre: – Sei proprio una civetta. E probabilmente aveva pure ragione.

Ci sono gli uomini cani: fedeli fino alla morte. Ci sono le donne cane ( non cagne visto- chissà perché – l’accezione negativa ): leccano i piedi e le mani del loro padrone.

Ci sono le persone bradipo: non hanno ben compreso il detto ” Non fare domani quello che puoi fare oggi “. Ci mettono una vita a salire e scendere dall’albero. Di pere.

Ci sono le giraffe: dalla loro Altezza Reale non vedono quello che capita sotto.

Ci sono le capre. Fingono di essere morte stecchite con le gambe per aria quando fiutano il pericolo. Piccole pavide.

Ci sono gli elefanti: la lunghezza della loro proboscide è correlata all’interminabile profusione delle bugie che dicono.

L’elenco potrebbe continuare. Se volete aggiungete voi.

Io vi lascio con questa chicca di Sorrentino:

Sentirsi come i gatti, che vivono beati perché non se ne fregano un cazzo di nessuno, badano solo alla ricerca della loro posizione perfetta e soddisfacente sul territorio. Per questo sono così odiosi i gatti. Hanno risolto il problema senza neanche conoscerlo. Un privilegio inaccessibile agli esseri umani”.

Aggiungo i vostri graditi contributi:

*** Per il reparto ” rettilario ” : gli uomini camaleonte in grado di cambiare ad ogni occasione.

Lallib 

*** Aggiungerei le persone sanguisuga: più s’attaccano più ti risucchiano l’anima.

Chiara 

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Ethos Uomini

L’uomo primitivo

L’uomo primitivo è rimasto al tempo di suo padre e di suo nonno. La donna deve badare alla casa e servirlo. Cucinare, pulire, servire a tavola: l’uomo primitivo sta seduto ad attendere cibi appetitosi perché occorre solleticare il suo appetito furioso. Poi si accende un sigaro mentre la donna sparecchia e mette a posto la cucina. È lei che deve pensare a fare la spesa e programmare cosa preparare per pranzo e cena. Non faceva così anche sua madre e sua nonna? Non è minimamente sfiorato dalla moda degli uomini chef, dalla evoluzione storico-culturale dei compagni e mariti che accudiscono la prole, anche ormai con permessi ad hoc, e che danno una mano in casa “alla pari”. Il suo tempo è cristallizzato a due tre generazioni indietro. È fermo al focolare, alla pietra focaia.

L’uomo primitivo si alza tardi. È la donna che in inverno si occupa di fargli trovare una temperatura gradevole la mattina dopo il rigore della notte. L’uomo primitivo ha bisogno di dormire molte ore perché è pigro: a differenza dei suoi atavici antenati non lo attende una giornata di caccia per procacciare il cibo. Ma gli è rimasta la stanchezza atavica nel sangue anche perché la sera sta incollato alla tv a vedere fino a tarda notte programmi improponibili.

L’uomo primitivo non è cortese, essendo primitivo è rude. Più che parlare grugnisce. Non fa conversazione perché non deve esporre il proprio pensiero e, caso mai lo avesse, si tratterebbe comunque di due o tre concetti base: ho fame, voglio far sesso, esco. L’uomo primitivo non è affettuoso: non dà carezze baci abbracci. Usa il proprio corpo e quello della femmina solo nell’atto sessuale a letto.

L’uomo primitivo non dice mai grazie nè scusa. Nel suo cervello primitivo queste due importanti parole non hanno senso alcuno: comportano un tener conto dell’altro che esula dal suo perimetro cerebrale. Ringraziare chi e perché? Chiedere scusa a chi e perché? L’uomo primitivo basta a se stesso, non deve chiedere mai e a lui tutto è semplicemente dovuto dal tempo dei tempi.

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Graffio

Dal parrucchiere

novembre4 017

Resto semplicemente a bocca aperta. Non ci posso credere. Non vengo mai di venerdì. In settimana è tutto più calmo, meno clienti. Invece di venerdì tutte le postazioni sono occupate dalle “signore”. Una lavorante sta fonando i fluenti riccioli biondo-castano di una signora che non vedo in viso. Finita la piega fissa con la lacca. Nuvole e nuvole di lacca davanti dietro sopra e a testa in giù. Praticamente c’è nebbia. Ma la signora ne vuole ancora. E ancora. Effetto naturale: mi viene da pensare.

Poi la signora si alza e la vedo emergere dalla cappa fumosa: un viso piatto da sogliola con due occhietti cisposi da topo: orrenda. Si lamenta per dieci minuti con il titolare perché la lavorante non le ha fatto i capelli abbastanza gonfi.

E qui torno e ribadisco la mia teoria nata dopo anni di muta osservazione nel salone del mio parrucchiere: più la donna è brutta più vuole i capelli perfetti, come se avere una bella curata pettinata chioma potesse eliminare lo choc di quando si volta e si vede il viso.

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Attimi

Babbo Natale

Tutti prima o poi, dobbiamo lasciare alle spalle il mondo magico delle fiabe e delle favole: la vita ci toglie i filtri colorati della fantasia e i soufleé di cuscini per farci fare i conti con la piatta realtà. Non esistono principi e principesse, sirene e draghi, orchi e fate, gnomi e ondine.

Ma non bisogna sottovalutare la potenza del caso nel generare mostri.

Prima o poi ogni piccolo bimbo deve distaccarsi dalla bella favola di Babbo Natale che porta i doni sulla slitta trainata dalle renne nella notte santa.

A che età questo avviene? Dipende. Dipende dal gruppo familiare e amicale, ormai anche dal web vista l’assidua frequentazione degli infanti che ormai succhiano uno schermo invece dell’obsoleto ciuccio. Comunque diciamo che verso i dieci anni è difficile trovare un fanciullo che creda ancora all’esistenza di Babbo Natale.

Questa premessa è necessaria per raccontarvi cosa mi è accaduto anni fa: stenterei a crederci se non fosse capitato a me.

Ero in montagna con il mio compagno di allora e suo figlio diciottenne. Era dicembre, c’era la neve e tutta l’atmosfera luccicante e viva di effervescenza zuccherina. Non ricordo quale conversazione stavamo facendo a tavola… mi pare riguardasse un fatto incredibile raccontato da un nostro conoscente e a cui era davvero difficile credere, fatto sta che a un certo punto ho esclamato:

– Ma insomma è come credere che esiste Babbo Natale!

È allora che è capitolato tutto, come una improvvisa frana di sfere di cristallo, di scaglie di ghiaccio cadute dal soffitto e piovute sul tavolo. Gelo. Il ragazzo, il figlio del mio compagno alto un metro e ottanta, mi ha guardata con gli occhi cerulei sbarrati e ha detto:

– Ma cosa stai dicendo?

– Ho detto che questa cosa è improponibile come dire che esiste Babbo Natale. Perché?

Il ragazzo ha stretto gli occhi e mi ha chiesto, balbettando e con i lucciconi agli occhi:

– Perché non esiste?

Non ho mai provato in vita mia un imbarazzo simile. Mi stava prendendo in giro? No: il suo viso era tirato e bellicoso. Irato per quello che avevo osato dire.

Incredula mormorai:

– Stai scherzando Igor? Non crederai che esiste davvero.

La sua risposta mi prese in pieno viso come un ceffone:

– Sei una strega.

Così mi ha detto: che ero una strega. Aveva la testa china e piangeva.

– Hai rovinato tutto.

Ho guardato il mio compagno per avere una plausibile spiegazione. Suo figlio era assolutamente normale giocava a pallavolo e studiava, limonava con le ragazze e leggeva. Che caspita stava succedendo?

Aveva diciottanni perdinci. Il mio compagno mi ha fatto segno di tacere. Non sapevo se ridere o andarmene. Lasciarli lì al tavolo con le loro anacronistiche favole e volare via a cavallo della mia scopa.

Naturalmente ero irritata ma anche spaventata: stavo con un pazzo che aveva un figlio più pazzo di lui e non me ne ero accorta?

Dopo cena il fanciullo andava al pub a bere una birra con gli amici e noi tornavamo a casa. Così dopo cena chiesi spiegazione al mio compagno. Quello che disse era ancor più spaventoso: mi spiegò che lui e la madre lo avevano cresciuto parlandogli di queste magiche creature e che io gli avevo infranto un sogno. Che così come credeva alla esistenza delle ondine nell’acqua ( ? ) così credeva a Babbo Natale.

Rimasi a bocca aperta. Ondine? Donne fate streghe arpie sirene. Maghi gnomi spiriti fantasmi orchi. Ore della sera fanciulle in veli grigi… fate turchine che svaporano nella nebbia… dorate dee che spargono polvere sul sonno d’oppio… fiori parlanti e grilli danzanti…

La strega aveva spezzato di netto il calco dell’abitudine. Io affioravo come una bolla dal fondo di una bottiglia. Avevo bisogno di uscire dall’incubo.

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Uomini

Goffredo

Non so per quale motivo mi è venuto in mente Goffredo. Stavo distesa a prendere il sole torrido di questa ottombrata dal cielo blu indaco e mi è venuto in mente. Qualcuno sfugge sempre dai miei calcoli e ricordi per riaffacciarsi d’improvviso e senza preavviso.

Ero stata invitata a casa sua un sabato mattina. Di lui sapevo che aveva girato il mondo in barca con la famiglia ed era stato oggetto di un articolo su un quotidiano nazionale. Quando sono arrivata l’ho trovato a pulire il giardino. Era una nebbiosa giornata di novembre. Indossavo una giacca di cuoio foderata di pelo e stivali. Ricordo che lui aveva apprezzato la qualità del pellame perché era il suo lavoro.

Dopo due chiacchiere mi ha detto se gradivo un caffè. Lo gradivo e, quindi, mi ha fatto accomodare in cucina. Goffredo era un bell’ uomo, mi sembra avesse la barba. Indossava un maglione verde bottiglia e mi piaceva osservarlo mentre mi preparava il caffè.

Fu quando me lo mise sul tavolo che arrivò un essere ciondolante in pigiama, anche i capelli scomposti ciondolavano sul viso di adolescente dodicenne. Non fece caso alla mia presenza, come se fosse abituata a vedere una donna sconosciuta seduta nella sua cucina a bere un caffè con suo padre. Io ero allibita: Goffredo, invitandomi, non aveva accennato all’insolita presenza di una figlia tra noi.

Ancora sotto choc fui edotta sul proseguo della giornata: occorreva correre a prendere il sesto televisore. E saremmo andati tutti e tre: l’allegra famigliola.

La dimora di Goffredo era molto grande, mi aveva fatto fare il tour delle stanze, in una saletta si era anche prodigato con effetti a sorpresa: allo schiocco delle dita il camino si era acceso. In sala principale le foto digitali scorrevano facendo vedere una moretta. Probabilmente la madre della ciondolante.

Tornati a casa dopo la compera del sesto televisore, Goffredo si è proposto di preparare il pranzo. Ero seduta in cucina, stranamente sola con lui, quando cominciarono le telefonate delle altre due figlie. ” Ciao papi, dopo veniamo a fare due vasche… bla bla bla”.

Così dopo pranzo, al caffè, immancabilmente mi trovai circondata dalle figlie di Goffredo: tutte e tre più un cocker.

Nel pomeriggio mi trovai in uno studiolo a chiacchierare con la figlia più grande di uomini. Era simpatica e ci intendevamo, Goffredo era sparito, non so a fare che, in qualche ala o palestra o piscina coperta o sala o studio della casa.

Verso le diciannove pensai bene di dire: – Io vado. Fu allora che la figlia adolescente con aria stupita mi chiese: – Ma come? Non resti qui a dormire?

Doveva essere anche quella una consuetudine.

Non volli più vedere Goffredo.

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AAA cercasi uomo

Cercasi uomo con le seguenti caratteristiche:

Dotato di humour, spirito, allegria, leggerezza ( come molte altre persone apprezzo qualcuno quando riesce a farmi ridere )

Dotato di intelligenza, curiosità, un minimo di cultura ( altrimenti mi annoio: se manca uno scambio intendo )

Dotato di empatia, simpatia, intuito, attenzione ( che abbia occhi anche verso il fuoridisè, l’altro, e non solo orientati verso il suo pachidermico Ego )

Dotato di una bella faccia, un interessante sguardo, un bel corpo: con un minimo di cura è possibile avere una bella faccia e un bel corpo anche dopo gli anta, naturalmente non mi riferisco a interventi di chirurgia estetica o parrucchini ma alla trasparenza dell’anima nel viso e alla tonicità corporea attraverso una normale pratica motoria

Dotato di una buona educazione, rispetto, conversazione: che sappia interloquire cioè ascoltare e rispondere, con un buon ritmo comunicativo, che sappia affrontare anche argomenti spinosi senza alzare le terga e volgere la schiena, che non tema l’argomentazione la discussione, il punto di vista diverso.

Dotato di buon gusto, buone maniere, se possibile raffinatezza: la raffinatezza è assai rara e perciò preziosa direi quasi introvabile.

Che si accorga dei miei bisogni, che mi sappia tenere stretta, che mi faccia complimenti anche dopo l’acchiappo, che mi faccia sentire importante e non indifferente e trasparente come un posacenere.

Che ami condividere viaggi, spettacoli, conferenze, mostre, concerti: alimentare la relazione con qualche innaffiatura esterna: a mio parere è vitale, fa bene, crea movimento dove alberga la stasi.

Che abbia voglia di inventare il presente e un pezzo di futuro con me: che abbia voglia di giocare e giocarsi nel rapporto. Che sia generoso, aperto e non avidamente chiuso.

Che ami il silenzio, la natura, le cose semplici e vere: più passa il tempo più apprezzo la possibilità di scegliere consapevolmente un ambiente pulito, direi quasi incontaminato; dopo un anno e più di silenzio non riuscirei più a vivere serenamente in un non -luogo cementificato inquinato trafficato e assordante.

Questo naturalmente è un gioco. L’uomo ideale non esiste ed è praticamente inutile cercarlo. È comunque interessante fare il punto sui nostri desideri. Ci aiuta a capire quello che vorremmo da una relazione. Sarebbe interessante anche fare un serio esame di coscienza relativo a quello che, in cambio, siamo disposte a dare.

Attualmente ho solo un esempio di coppia stabile che funziona. Tutte le altre persone che conosco o sono single o hanno avuto una coppia scoppiata. O sono in crisi.

Quando passeggiando vedo una coppia che funziona me ne accorgo dall’aura, la bolla che avvolge i due, insieme.

Tutto il resto è noia.

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Vecchi pullover 

La mia amica mi vuol passare gli uomini “usati” esattamente come si passano i pullover.

Li usa prima lei: vede se funzionano, se i meccanismi non sono inceppati, se le rotelle son ben oliate. Poi, se non funzionano a dovere, li abbandona nella discarica. 

Ogni tanto ne tira fuori uno: è un po’ ammaccato, ma può fare ancora la sua bella figura. Allora decide di presentarmeli. Ogni volta dice che è sicura che è l’uomo che fa per me. 
Questi innumerevoli uomini, che finiscono nella sua personale discarica, hanno comunque una venerazione perenne per la loro aguzzina: rimangono a lei legati da un filo sottile forse per una sorta di masochismo implicito.

Perché la mia amica non è che li abbandona per sempre: lascia sempre aperta una porticina; non serra i portoni; non chiude i cancelli. La sua agenda è fitta di nomi, il suo cellulare trilla a ogni minuto. Son gli uomini abbandonati nella discarica che si animano al suo richiamo che tornano al suo profumo…
Non si sa mai: nei tempi bui, nei tempi di magra, con la crisi che corre… meglio non buttare via per sempre e riciclare le cose vecchie. “Non buttare via niente, niente, dicevano quei nonni appena usciti da una povertà congenita”.
Ecco: la mia amica pur buttando via gli uomini “usati”, non li dimentica “per sempre”. Perché i vecchi bottoni, quelli di madreperla poi, posson sempre servire e quei capi passati di moda… Con il fatto che la moda gira e si sa che tutto torna un giorno potranno tornar utili. 

Quindi – dopo l’uso – li getta nella sua personale discarica, che più di una discarica assomiglia a un ripostiglio: stanno lì impilati e impalati fino al suo ritorno in mezzo alle ragnatele. Sanno che prima o poi vedranno ancora la luce. Per lo meno quando alla mia amica verrà in mente che Giovanni, Flavio, Filippo o Giuseppe potrebbero andare bene per Claudia, Serena, Ginevra o a Eletta… 

In quel momento la dea del ripostiglio arriva con il suo fantastico sorriso e li richiama in vita e loro, a turno, accorrono. Per lei farebbero di tutto. Pur di vederla ancora una volta acconsentono a improbabili improponibili appuntamenti con le sue amiche.

Non so come dire alla mia amica che se ho bisogno di un pullover vado in un negozio e me lo compro da me. Lei è così felice di fare quest’opera di carità. E’ una volontaria del servizio di riutilizzo delle vecchie cose usurate consunte e consumate. 

La sua frase preferita è che “gli amici non si dimenticano”, dimenticando il piccolo particolare che di ex amanti e non di amici si tratta.