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Casa

Risistemando i libri

Prendo, riprendo, il loro corpo morbido vellutato rigido colorato bianco niveo ruvido caldo – fra le mani.

Prendo il loro corpo e scelgo, riscelgo, un luogo adatto – uno accanto all’altro, uno sopra l’altro perché si parlino sottovoce nella notte.

Uno – non ricordo mai di averlo aperto nella carne tenera finché non vedo il mio segno – m’ha detto: prima notte nella nuova casa. Quattro anni fa. L’altra casa dove li ho presi accarezzati e posti vicini.

Sono distesi dormienti sulla panca e sanno già di fumo del fornetto. Piano piano verranno presi – ogni corpo un ricordo.

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Ethos

Essere stoici

Tempo fa mi é stato regalato un libro che ho letto con piacere:
Come essere stoici di Massimo Pigliucci.

Alla fine del volume sono elencati i principi stoici su cui riflettere – ed eventualmente lavorare con disciplina per metterli in pratica.

Sono:

1 – La virtù é il sommo bene e tutto il resto è indifferente. Essere virtuosi hic e nunc.
2 – Vivere secondo natura.
3 – Bipartizione della realtà: alcune cose sono in nostro potere altre no.
4 – Esaminare le impressioni ovvero le nostre reazioni
5 – Ricordarci della transitorietà delle cose
6 – Prendersi un momento prima di reagire
7 – Mettere i problemi in prospettiva
8 – Parlare poco è bene
9 – Scegliere in modo accorto le proprie compagnie
10 – Rispondere agli insulti con umorismo
11 – Non parlare troppo di sé
12 – Parlare senza giudicare
13 – Riflettere sulla giornata appena trascorsa

Io non sono stoica e non lo è nemmeno la persona che mi ha regalato il libro.
Tendere costantemente verso un comportamento etico é molto importante al di là del risultato che, sicuramente, non è mai immediato.

Ricordarsi della transitorietà delle cose significa alleggerire pesi e situazioni che, magari, non ci fanno riposare la notte ricordandoci che tutto passa e che anche noi siamo di passaggio.
Un metodo di rilassamento prima di dormire se si hanno pensieri é quello di visualizzare nuvole che passano nel cielo.


Ogni punto così come ogni regola implica disciplina.
Senza disciplina saremmo solo in preda agli istinti e al soddisfacimento dei bisogni.
Come bambini.

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Attimi

Quella collana

La pandemia ci ha permesso di “spiare” nelle case dei diversi personaggi che si collegavano con i diversi studi televisivi. Io guardo perlopiù Otto e mezzo e mi ha fatto molto piacere l’altra sera vedere un ospite con uno sfondo di libri Adelphi. Perché io ne ho davvero tanti e apprezzo molto questa casa editrice dal bellissimo marchio.

A me piace spiare dietro le spalle dei vari giornalisti politici opinionisti che si collegano da casa, e vedere se c’è qualche indizio che indica coerenza o no con la persona.

C’è chi ostenta magnifici quadri ampollose anfore orologi alle pareti mobili finto povero… C’è chi ha sempre dei fiori freschi recisi o in vaso. C’è chi ha librerie piene di libri. E mi piace studiare come sono disposti i libri, secondo qualche ordine, se un ordine c’è o no. Tutto indica la personalità del proprietario.

Potrei entrare in una casa di uno sconosciuto e ricavarne informazioni sul suo carattere e stile di vita osservando solo i suoi libri, la sua libreria. Se, naturalmente una libreria c’è perché ci sono persone che non hanno bisogno di avere libri in casa.

Comunque questi collegamenti da casa a me piacciono molto per questo. Per indagare meglio la persona. In genere preferisco chi ha uno sfondo non troppo lisciato preparato ordinato asettico. Falso. Meglio la vita vera.

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Attimi

Emozioni

Mi sono arrivati i tre libri che ho ordinato. Erano lì, uno sull’altro, in attesa. Ma la mia mano non si muoveva. Altre cose impegnavano la mia mente. Anche il nulla.

Poi mi sono decisa e ho allungato la mano per prendere il primo libro. Ho guardato la copertina come faccio sempre

Poi ho aperto. E ho trovato la firma dell’autore.

Non ricordavo di aver ordinato la copia autografata. Vedere questa linea così sciolta con vette abissi e curve mi ha emozionato. Perché è la traccia visibile tangibile reale di Umberto Galimberti: un filosofo che stimo da molti anni e di cui ho letto molti scritti.

Non ho altri libri autografati dall’autore. È l’unico.

Ho avuto anch’io il privilegio di autografare molte copie del mio libro dopo la presentazione, per le persone che mi chiedevano la dedica. Non ricordo nemmeno quante copie e quanto ho scritto in quella occasione. Ricordo che ero china sulle copie a scribacchiare.

Sono contenta di avere questo segno di penna e di vita di Galimberti. Ho pensato che, a differenza di quanto faccio sempre – violentare le pagine con note a margine segni richiami simboli sottolineature – questo libro resterà così com’è con questo unico sghiribizzo che indica la sua presenza così carica e volatile. Come tutto sulla terra.

È il mio omaggio a un Maestro di filosofia. Grazie allo studio dei suoi testi ho capito e saputo e riflettuto sui grandi temi della vita. Ho scoperto, tramite l’etimologia, dove nascono molti termini e parole. Ho riscoperto le così dette “lingue morte” : il greco e il latino. Così presenti e vive in ogni linguaggio filosofico.

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Libri

Non buttare i vestiti

Ho già scritto di Orsola de Castro e del suo libro – I vestiti che ami vivono più a lungo. Avevo visto un’intervista con l’autrice. In genere non mi faccio influenzare dai lanci dei libri in TV.

Praticamente a ogni ora del giorno c’è qualcuno che presenta qualcosa… Cioè un libro. Siamo sommersi da nuovi libri che finiranno in vecchie piccole biblioteche e cantine se non in discarica come i vestiti di cui parla Orsola.

Questa volta mi è talmente piaciuto il tema e invito del libro che l’ho comprato e lo sto leggendo.

Veramente fatto bene. Fa riflettere.

Io, che non so nemmeno quantificare quanti indumenti praticamente nuovi ho gettato nei sacchi della raccolta abiti usati… mi sento davvero in colpa per aver passato molti anni nello shopping compulsivo e stupido. Senza riflettere.

Eppure. Eppure mia figlia indossa un cappotto che ho comprato prima che lei nascesse, mentre tutto il resto o quasi è finito regalato buttato o al macero. La scrittrice invita a queste tre azioni :

E sarà bene che si cominci davvero a farlo. Meno abiti, scelti con cura, desiderati e perciò tenuti e non buttati. Anche questo è ecologico.

Nella nostra civiltà consumistica abbiamo disimparato a riparare quello che è rotto. Basta un bottone scucito, una piccola macchia e l’abito finisce buttato nel fondo dell’armadio o nel sacchetto spazzatura.

Mi è capitato di rovinare davanti un pantalone di cashemire a cui ero molto affezionata. Ago e filo, ho cucito sopra un nastro ricamato e 2 bottoni creando un nuovo modello. Ora è ancora più bello.

Adesso prima di prendere un capo nuovo ci penso e magari do un’occhiata nel guardaroba: chissà mai che io trovi un abito di cui non ricordavo nemmeno l’esistenza!

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Leggere

Il Canone

Ho ripreso in mano ” Il Canone occidentale” di Harold Bloom per una rilettura.

Sulla prima pagina ho trovato la mia scritta: Dimora a Palazzo – Gagliano del Capo – Lecce. 2011. Quindi dieci anni fa.

Ricordo che non è stata una lettura facile, ma è stata una lettura utile e importante. Proprio sulla non lettura facile si basa uno dei discrimini per capire se un’opera letteraria è da Canone. L’opera non è canonica a meno che non richieda una rilettura.

Scrive Bloom : “A differenza di quanto sostengono certi parigini, il testo esiste non per dare piacere, bensì l’elevato dispiacere o il piacere più difficile che un testo minore non fornirà”.

Naturalmente non è tutto oro colato quello che scrive Bloom ma a me ha fatto riflettere e mi ha permesso di avere un ampio sguardo critico sulla letteratura classica.

Tutto parte dal principio che avendo a disposizione uno spazio temporale limitato, dovuto alla vita, occorre fare una scelta il più possibile oculata nello scegliere cosa leggere e cosa non leggere. Cosa leggere diciamo in 70 anni?

Chi legge deve fare una scelta, poiché non vi è il tempo materiale di leggere tutto, nemmeno se non si fa altro che leggere”.

Una persona, ultimamente, mi ha detto che la lettura di un libro gli aveva profondamente messo in crisi alcune sue convinzioni, facendolo ri-flettere.

Secondo Bloom è questa una funzione che fa di un libro, un libro da Canone.

Shakespeare non ci renderà migliori e non ci renderà peggiori, ma forse ci insegnerà a origliarci quando parliamo con noi stessi. In seguito potrebbe insegnarci ad accettare il cambiamento in noi stessi e negli altri, e forse persino la forma suprema del cambiamento “.

( Immagine grafica di Eletta Senso )

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Attimi

#Giornata mondiale del libro

Paolo di Stefano, dalle pagine del Corriere della Sera, ci ricorda oggi con un articolo perché oggi è bene ricordare – e rileggere – i maestri della letteratura mondiale.

Come avevo scritto giorni fa, in riferimento alla Casa Editrice Gallimard : basta inviare manoscritti, leggete in questo periodo… mi chiedo quanti libri pubblicati o auto pubblicati finiranno al macero tra una decina di anni.

Rimangono i classici e pochissimi altri. Ed è bene leggerli. Perché sono i nostri “maestri” e ci danno lezioni di vita che non vengono alterate dal tempo.

Consiglio la lettura del Canone Occidentale di Harold Bloome. Si può essere o non essere d’accordo con la sua selezione degli autori che restano nell’Olimpo dei classici, ma rende uno sguardo comunque interessante per avviare una riflessione.

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Attimi

Libri

Ho una montagna di libri. Francamente non riesco proprio a capire come ho fatto a leggerli. Perché in questo momento non ho voglia di leggere libri. Non mi prende il desiderio di scorrere le pagine e le righe e trovare una storia. Una sorta di apatia e disincanto. Come se non mi interessasse più scoprire e sapere, curiosare e imparare. Sto per lo più ferma. Immobile. Tranne quando cammino e allora sento il profumo dell’aria e sto bene. Il sole adesso arriva presto a baciare la mia casa. Edo ed io ce lo godiamo.

Dev’essere perché non riesco ancora a scrivere a lungo. Leggere e scrivere per me sono sempre stati strettamente connessi legati intercorrelati. Se leggo devo scrivere. Se scrivo devo leggere.

Non è che proprio non ho letto nulla. Ieri ho letto Una storia semplice di Sciascia. E ultimamente ho letto dei libri in ebook. Bartezzaghi Nothomb e Bagni di foresta e altri che non ricordo… Ma così: senza una vera passione. Quella che avevo e che mi ha fatto leggere da sempre centinaia e centinaia di libri.

Fasi così che ho imparato ad accettare. Mi concedo pause. Mi concedo attimi di vuoto. Mi concedo il nulla. Poi lo so si riparte improvvisamente con più verve. È così anche la vita: pause tra un pieno e un vuoto.

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Libri

Stai zitta #MichelaMurgia

Esce oggi il nuovo libro di Michela Murgia dal titolo : Stai zitta – edito Einaudi.

Me lo ricordo bene questo titolo perché è lo stesso di un mio articolo, scritto mesi fa, in questo blog.

Ora lo vado a cercare e se lo trovo metto il link.

https://inchiostroneroweb.com/2019/12/17/stai-zitta/

Michela Murgia è una delle ospiti frequenti a Otto e mezzo e mi piace. Spirito libero e forte, linguaggio tagliente e forbito. Insomma una donna intelligente. Mi piace molto anche il suo stile e come veste, originale e mai banale : con tessuti sovente di manifattura sarda e fatti al telaio.

Ecco: mi piacerebbe regalare il suo ultimo libro a tutti quegli uomini di sinistra, che ancora non hanno capito che non si dice – Stai zitta! alla loro compagna.

A tutti quegli uomini di sinistra che ancora non hanno capito che la donna non è un essere inferiore nato per stare ai fornelli per accudirli come bimbi… A tutti quegli uomini che ancora si permettono di dire: – Stai zitta!

Una donna zitta, muta è più utile e funzionale come gli schiavi. Lavora e taci. Lavora e non rompere i c…….

Leggerò questo libro di Michela Murgia.

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Cinema,

Lacci

Sempre della serie “cose che accadono” e che forse hanno un senso: in due giorni – tra ieri e oggi – ho riletto il libro Lacci di Domenico Starnone e ho visto il film presentato al Festival di Venezia tratto dal libro regista Luchetti.

Come sempre fantastica l’interpretazione di Alba Rohrwacher. E come accade spesso la trasposizione cinematografica di un libro lascia qualche dubbio e segna qualche inevitabile diversità.

Il libro l’ho molto amato, letto d’un fiato quando è uscito e, come dicevo, riletto per caso ieri.

Il film cambia e accentua il focus sui bambini, sui figli: togliendo la sorpresa finale – quasi da giallo ben costruito – del romanzo, in cui le due voci narranti della moglie e del marito fanno da apertura progressiva – come le tende di un palcoscenico: a quello che è la vera scena.

I cocci dei lacci troppo stretti o troppo sciolti dell’amore.

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Libri,

Nuove letture

Questi i miei nuovi libri con il corpo intatto. Li toccheró uno ad uno scegliendo il primo da sacrificare. Non so mai se mi piacerà perché li ho scelti per intuito e non seguendo la ragione o la moda. Forse la copertina, che è la faccia di un libro, forse il titolo evocativo…

Forse attenderanno muti e fermi che io li scelga, a caso. Sto infatti leggendo l’ultimo libro della penultima sfornata. Parla di Autunno in modo nuovo. Sicuramente ne scriverò. È un buon libro, naturalmente per me poiché i gusti son sempre soggettivi nella scelta dei cibi, degli amori, dell’abbigliamento e… delle letture.

Ma sono curiosa: voi che state leggendo?

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Libri

Librerie

Immagine fotografica di Eletta

Adesso sono a casa mia, e guardo compiaciuto i miei libri come una presenza famigliare di cui continuamente mi rallegro”.

Così il filosofo Giorello deceduto ieri scrive al ritorno dall’ospedale. Casa è soprattutto ri-trovare la presenza famigliare dei suoi libri. Presenza: come di esseri vivi e non oggetti.

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Giulio_Giorello

Ieri sera a “Otto e mezzo” ho finalmente intravisto la libreria dell’altro filosofo italiano: Cacciari. Anche lui, alle spalle, aveva una imponente presenza familiare. Moltissimi libri.

C’è chi crede che avere tanti libri dietro di sé sia un atteggiamento di superbia: io leggo e, quindi, io so.

Invece non è così. Chi legge molto non lo fa per far vedere che legge. Chi legge lo fa perché trova piacere nella lettura e ha fame di libri. Non ne può fare a meno. Sono una presenza così importante che manca: quanto sono mancati amici e familiari.

Non sempre, per un vero lettore, la lettura è un piacere nel senso di sollazzo distensione divertimento. A volte il piacere è lentezza fatica sforzo nello scoprire mondi e visioni del mondo nuovo. A volte la lettura è studio. Conoscenza.

Curiosare e spiare ieri sera nella biblioteca di Massimo Cacciari mi ha permesso di vedere la non staticità della sua libreria: chi legge molto non ha una libreria statica. I libri vengono continuamente presi, spostati, rimessi perché non sono fossili in teche museali: i libri sono cosa viva. Presenze familiari che si muovono.

Una libreria mostra, come scrive Calasso – Come ordinare una biblioteca, di che cosa è fatto il paesaggio mentale del padrone di casa.

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Riflessioni

Humus

Immagine fotografica di Eletta

E l’umiltà? Nel senso di povertà l’umiltà viene da humilis, che deriva con tutta probabilità da humus, cioè terra. C’è forse povertà sulla terra? O umiltà? Sembra invece che chiunque possa venire e farle quel che gli pare. Scavare rivoltare seminare. Ma alla fine lei inghiotte tutti coloro che la divorano. Resiste, in un silenzio eterno”.

Questo a pagina 95 di: La scatola nera di Amos Oz.

Che dire? C’è dentro tutto quello che c’è da pensare ora.

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Emergenza

Riflessioni sul contagio

Immagine grafica di Eletta

“Il contagio è un’infezione della nostra rete di relazioni”.

Questa una delle frasi del libro di Paolo Giordano che ho acquistato oggi. Una interessante riflessione sul nostro momento in presa diretta. Edito da Einaudi. Venti minuti di lettura che può aiutarci a capire meglio cosa sta succedendo. Il titolo: Il contagio.


“Il contagio ha già compromesso i nostri legami”.

Mai come ora è importante tener conto degli altri, paradossalmente perché gli altri sembrano come svaniti. Svaniti dalle strade, dalle fabbriche, dai negozi. Svaniti nel nulla. Il vuoto del distanziamento sociale deve essere riempito di un pieno affettivo.


“Acquistare un cuore saggio. Non permettere che tutta questa sofferenza trascorra invano”.

Acquistare un cuore saggio. Come se fosse facile: ma la parola magica è cambiare. O ora o mai più. Al di là delle urla beffarde e lupesche di Massimo Cacciari che scuote la testa. Ma cambiare chi? Che cosa? Dobbiamo finirla con questa retorica.

Invece no. È il momento della retorica. Se non ora, quando?

Acquistiamo, dunque, ora un cuore saggio. Un poco più saggio.


“Nel contagio siamo un organismo unico, una comunità che comprende l’interezza degli esseri umani. Nel contagio la mancanza di solidarietà è prima di tutto un difetto di immaginazione”.

Meravigliosa questa frase che tira in ballo l’immaginazione. Che sembra così assurda. Invece ci vuole molta immaginazione a inventarsi un modo nuovo di stare insieme, più composto e civile, mentre passano le bare. Più cortese e silenzioso. Più solidale. Più solido.

Proprio ieri ho preso in mano un libro di cui ignoravo l’esistenza ( nella mia libreria: perché a volte acquisto e dimentico ) che tratta proprio questo tema dell’interconnessione. È di Alan W. Watts e vi ho trovato una scritta che mi ha lasciata perplessa:

Preso sotto l’influsso dello psichiatra George – Ottobre 2010.

Mi sono chiesta: ma chi è George? E ancora non lo so.

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Televisione

Tiriamoci su

Immagine fotografica di Eletta – smartphone

In questo giorno di notizie allarmanti tiriamoci su con una bella trasmissione: Per un pugno di libri – Rai tre.

Sta iniziando ora. Mi piace perché è una delle poche trasmissioni in cui non c’è lo scrittore che pubblicizza il suo libro. Mi piace perché parla di libri in modo intelligente e divertente. Mi piace perché la conduttrice è incredibilmente simpatica e mi strappa sempre qualche sonora risata. Mi piace perché avvicina i ragazzi alla lettura attraverso dei giochi ben fatti.

Meno di un’oretta da dedicare a una trasmissione televisiva stranamente ben fatta.

Niente: stasera non c’è. Meno male che volevo rilassarmi…

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Carta Libri

Carta sonante

Immagine fotografica di Eletta

Non c’è nulla da fare: il piacere della lettura, per me, è legato profondamente al piacere della carta. Ho iniziato ieri il libro: “Teoria delle ombre” di Paolo Maurensig edito da Adelphi. È uno dei sette libri acquistati ultimamente.

Cominciare ad aprire la prima pagina, cominciare a scorrere gli occhi sui caratteri neri, così chiari, sulla carta un poco ruvida e un po’ giallina – come se fosse antica – e anche un poco scricchiolante e sonante, è un piacere che accompagna nel percorso e nel cammino della lettura.

Naturalmente c’è una ottima scrittura, uno stile che cattura e fa venire voglia di continuare e sapere, di seguire il racconto ed entrare nella storia facendosi prendere da un altro tempo e spazio. Dello scrittore avevo già letto: “La variante di Lüneburg” e anche allora mi era piaciuto.

Ma è quel “di più” dovuto alla materia della carta di Adelphi che, per me, fa la differenza dall’altro libro di Einaudi di Marias che ho lasciato a metà percorso: noioso e anche troppo ripetitivo. Chissà se avesse avuto una materia sonante e un po’ ruvida: forse avrei proseguito per il piacere di girare, di toccare le corporee pagine, un po’ goffrate.

Non sono pagata per fare la pubblicità alla casa editrice Adelphi. Ma ho molti libri di questa editrice. Perché mi piace la copertina: la carta con i colori a tinte basse, carta Acquarello Fabriano, il riquadro con immagini sempre interessanti, la gabbia in cui è iscritto il titolo. Il carattere tipografico. Il simbolo.

Difficilmente un libro di questa casa editrice non mi è piaciuto. Sempre mi è piaciuta la materia utilizzata per stampare: la carta. È utilizzata dal 1963, se le mie ricerche al riguardo sono corrette.

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Libri,

Sette

Sono arrivati i sette libri che ho ordinato.

Leonardo Sciascia – Il teatro della memoria – Adelphi

Joseph Roth – Fuga senza fine – Gli Adelphi

Anna Maria Ortese – L’Iguana – Adelphi

Amos Oz – La scatola nera – Feltrinelli

Paolo Maurensig – Teoria delle ombre – Adelphi

Ingeborg Bachmann – Il trentesimo anno – Gli Adelphi

Javier Marías – Berta Isla – Einaudi

Innanzitutto sento i corpi. Il più corposo è quello di Marías. Mi attira. Anche perché conosco lo scrittore di cui ho già letto, e amato, altre opere: Domani nella battaglia pensa a me, Un cuore così bianco, e Così ha inizio il male.

Anche di Roth ho già letto altro: Giobbe e, mi pare anche di Amos Oz. ( Come già detto: sono così stordita da non ricordare tutto quello che leggo ).

Infatti anche di Paolo Maurensig mi sembra di aver letto: La variante di Lüneburg e probabilmente il libro è qui, nella libreria e, probabilmente, ha pure la data di inizio lettura sulla prima pagina e alcune sottolineature. Ma non ho voglia di alzarmi e cercare.

Non conosco invece Ingeborg Bachmann. La scrittrice è in copertina: capello corto e rossetto rosso, bella intensa faccia.

Sciascia l’ho scelto perché, pur avendo letto logicamente altre opere, ritengo fondamentale tener conto dei nostri autorevoli scrittori italiani e non dimenticarli.

Alcune volte scelgo un libro per la copertina. Perché mi piace. Così è stato per L’iguana di Anna Maria Ortese. A scatola chiusa. Non ho neanche idea se si tratta di un romanzo o di un saggio. Apro il risvolto di copertina e leggo: è un romanzo.

Ci sono donne che sono felici quando prendono sette paia di scarpe nuove. Io sono felice quando arrivano sette libri. Niente da obiettare sulla prima scelta, purché la collezionatrice di tacco dodici abbia anche la voglia di leggere. Leggere fa bene. Leggere serve. Leggere ci arricchisce. Leggere ci fa diventare alti-e come se fossimo su tacchi dodici non perché ci fa diventare superbi o grandiosi: perché un buon libro ci fa alzare in volo.

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Leggere Letture Libri

JOYCE

Immagine fotografica di Eletta

Una delle trasmissioni televisive che mi piace seguire è “L’eredità” su Rai Uno. Mi piace perché il fulcro del telequiz sono le parole. Parole da abbinare in modo logico nel gioco finale “La ghigliottina” e parole di cui sapere o trovare il significato in altri giochi, il tutto condito da interessanti nozioni e informazioni di cultura generale.

Ieri sera una delle domande verteva su: Un romanzo che è stato censurato negli anni venti. Tra le varie opzioni il concorrente, un ragazzo di diciannove anni, ha scelto Ulisse, argomentando la sua scelta con il fatto che ricordava lo scandalo suscitato dal linguaggio e dal tema del romanzo di Joyce.

Io avevo capito la risposta: l’Ulisse di Joyce rimane ad ora il libro che più ho amato e che più mi ha divertito. Non a caso il mio sito riporta nella presentazione una frase di Joyce.

Sono però rimasta colpita dal fatto che un ragazzo così giovane lo conoscesse. Ci sono persone ben più mature che non lo hanno mai letto e che, pur leggendo e magari scrivendo, lo ignorano: pur essendo una pietra miliare della letteratura moderna.

Questa opera va letta per il flusso narrativo: il racconto si svolge attraverso il monologo interiore che descrive il flusso di coscienza, per l’utilizzo del linguaggio, per il sovvertimento di qualsiasi regola sintattica. Soprattutto va letto per chi scrive e aspira alla pubblicazione. Impossibile ignorarlo, non conoscerlo.

Dello stesso Joyce sto leggendo: “Gente di Dublino”. Racconti ben scritti, ma che non presentano ancora il salto anarchico del linguaggio.

Naturalmente c’è chi preferisce la scrittura pulita ordinata regolata dalle regole solite dello scrivere. Soggetto predicato e complemento. I punti al punto giusto e le virgolette.

C’è chi preferisce l’arte classica a certi scarabocchi di Mirò o a certi sovvertimenti del ritratto del cubista Picasso o a certe colate dell’arte action painting di Pollock.

A mio parere, tempo permettendo, è bene conoscere Dante e Dostoevskij come è bene conoscere Joyce o Borges; è bene conoscere Caravaggio e Tiziano così com’è bene conoscere Kandinskij e Paul Klee.

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Libri

Giapponese

Questo è il romanzo che, iniziato ieri, ho terminato oggi. Matsumoto Seichō è definito il “Simenon giapponese”.

Francamente preferisco Simenon. In particolare trovo abbastanza tediose le continue ripetizioni all’interno della struttura del romanzo degli atti processuali. Continuamente ripresi e rimuginati. Scritti in corsivo, rompono il fluire narrativo.

Mi piace invece il corredo di illustrazioni e il Glossario alla fine. Alcuni termini giapponesi, infatti, ritornano nel racconto e non sempre è chiaro il loro significato. A parte il futon il miso e il tatami, non conoscevo il significato di yukata: chimono in cotone o di kotatsu: sistema di riscaldamento costituito da un tavolo ricoperto da una trapunta, sotto il quale è posto un braciere.

Ultimamente prendo quattro libri alla volta: qui non ci sono librerie e mi conviene ordinarli on-line. Gli altri che attendono la mia lettura sono:

Non c’è nulla di meglio in una giornata piovosa che leggere un buon libro accanto al calore di un fuoco.

Voi cosa state leggendo in questo periodo?

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Libri

Libri a cataste






Sono sempre un po’ sorpresa nel vedere quante case mancano di libri. Ci sono i mobili gli arredi i quadri i tappeti le sedie, ma non ci sono libri. Non ci sono nemmeno librerie.

Sarà che da me sono i padroni assoluti dello spazio. Hanno invaso, non solo la libreria, ma anche i tavoli tavolini e il pavimento su cui si innalzano a cataste.

Non riesco a capire perché in alcune case che visito essi manchino. Nella mia visione sono davvero importanti come tutto il resto degli oggetti che arredano una casa. Importanti come i bicchieri per bere o le posate e i piatti per mangiare. Importanti come Madame Tv e i vari marchingegni tecnologici.


“I libri da leggere non potranno essere sostituiti da alcun aggeggio elettronico. Sono fatti per essere presi in mano, anche a letto, anche in banca, anche là dove non ci sono spine elettriche, anche dove e quando qualsiasi batteria si è scaricata, possono essere sottolineati, sopportano orecchie e segnalibri, possono essere lasciati cadere per terra o abbandonati aperti sul petto o sulle ginocchia quando ci prende il sonno, stanno in tasca, si sciupano, assumono una fisionomia individuale a seconda dell’intensità e regolarità delle nostre letture (…)
Il libro da leggere appartiene a quei miracoli di una tecnologia eterna di cui fan parte la ruota, il coltello, il cucchiaio, il martello, la pentola, la bicicletta.”

UMBERTO ECO

Mi stupisce ancor di più notare la loro incredibile assenza in case di persone che penso intelligenti. Perché, a mio parere, una persona intelligente non può fare a meno di sapere e imparare e leggere leggere leggere.

Rarissime volte gli ospiti che sono entrati in casa mia hanno avuto la curiosità di soffermarsi sui miei libri per catturare qualche titolo e fare domande osservazioni e riflessioni. La maggior parte delle volte pare che siano esseri invisibili ai miei ospiti. Non occupano, per loro, una massa tangibile. Come se non ci fossero.

Una casa senza libri è una casa nuda.
Una casa con i libri è una casa dove si desidera imparare sempre. Il libro è un piccolo mondo nel mondo. Io trovo pace quando, spento ogni aggeggio tecnologico e apparecchio, mi immergo nella voce di un libro.