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Attimi

Tre anni fa

Tre anni fa la situazione dei monti dietro la casupola vicina a dove abito era questa: neve e ghiaccio. In piena estate. Più bianco che nero.

Ora c’è solo il bruno nerastro della roccia. Che fa impressione anche a chi qui ci abita da sempre.

Piove da ieri. Piove forte. E fa freddo: dai 28 gradi siamo passati a meno di 18… Infatti ho acceso la stufa.

Dovrò imparare ad accendere la stube della casa nuova… È un procedimento non semplice. Imparerò prima dei primi freddi. Per ora ci sono ancora lavori in corso e io, come una formichina, ogni volta che ci vado porto tre sacchi di libri. Ma quanto pesano i libri?…

Intanto mi godo il tintinnio della pioggia che cade e il respiro caldo della stufa. Se non ci fossero code incredibili fuori dai pochi negozietti potrei anche far finta che è già arrivato settembre…

Invece.

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Casa

Il sole in casa

Io amo la mia casa perché è la mia casa. Perché ho scelto da sola ogni pezzo arredo tappeto ramo e fiore. Ogni quadro e cuscino. L’ho voluta calda e accogliente. E anche un po’ originale con le cataste dei libri per terra e il disordine creativo.

Ieri insieme a un’amica ho spostato il tavolo di marmo in cucina e ho aperto tutte le dodici finestre.

Da qualche giorno è arrivato il sole a baciare il divano e la zona musica. Il sole è mancato per mesi ( siamo sotto la vetta ) e ora che è arrivato aggiunge luce e colore.

Ho comprato una orchidea magenta. È entrato così il mondo vegetale. Ieri timidamente è entrata la gatta rossa: non si fida ancora di me, ma l’ho nutrita e tornerà. Così è entrato anche il mondo animale.

Attorno alla mia casa vi sono stupendi felini dal pelo lungo e morbido. Amo l’eleganza dei gatti e la loro flessuosità. La suprema indipendenza. Lo strofinarsi un attimo in cerca di carezze e poi andare.

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Aiutare

Ieri sera

Ieri sera ho dormito per la prima volta nella mia nuova casa.

Il camion della cooperativa era già lì alle otto meno dieci. Ho fatto vedere a Marco i mobili, le stanze ( l’appartamento lo aveva già sgomberato un mese fa ).

Avevo messo tutti gli scatoloni in sala. Occupavano metà superficie. Gli uomini erano tre. Non ricordo da cosa hanno cominciato.

Io intanto portavo le mie cose in macchina. Il cavallo a dondolo di legno, sacchi di cappotti e vestiti, cibarie.

Verso le dieci abbiamo chiuso la mia casa e ci siamo diretti verso la montagna. Avremmo fatto una pausa per pranzo.

Ho guidato per un’ora e mezza cercando di tenere sempre dietro il camion perché non sapevano la strada. A pochi chilometri dall’arrivo ci siamo fermati in una trattoria. Marco è un tipo davvero sveglio e simpatico, l’autista si è rivelato uno che ha girato tutto il mondo, e il ragazzo silenzioso mi ha detto che veniva dal Marocco.

Alle 13 e mezza mi è arrivato un messaggio del mio così detto “compagno”. Dove sei?

Questo – più una comparsa mattutina in pieno trasloco di venti minuti e una discesa pomeridiana di venti minuti nella mia nuova casa – è stato tutto il suo modo di starmi vicino e aiutarmi.

I ragazzi hanno finito di portare mobili divano letto cucina scatoloni alle quattro.

Quando il camion è partito ero sola circondata da scatoloni. Ho cominciato ad aprire e fare ordine. Alle diciassette ho fatto una pausa. Poi ho ripreso fino alle sette. Avevo la schiena a pezzi.

Mancava ancora la mia auto da svuotare. Così l’ho messa in giardino e ho tirato giù tutto. Poi, ho rimesso l’auto nel parcheggio e ho portato tutto in casa.

Passando tra borse scatoloni sacchetti mobili ancora in standby, sono riuscita a prendere un pezzo di formaggio e un po’ di pane che mi ero portata da casa.

Il mio compagno non mi ha preparato nulla per cena ed è rimasto nella sua linda casa dopo aver passeggiato col cane.

Ieri sera ho stappato uno spumante da sola e ho fatto un brindisi di buon augurio a questa mia nuova vita.

Lo spazio è nuovo. E io sono davvero contenta di stare qui, anche se avrò molto lavoro da fare.

Le persone non cambiano. E io – con chi non ha coscienza e consapevolezza dei propri cattivi comportamenti non intendo più perdere tempo.

Il sindaco di Riace da Fazio domenica ha detto:

A me pare normale dare una mano a chi ti chiede aiuto.

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Riflessioni

Casa vuota

Venerdì scorso sono tornata a casa perché ieri c’è stato lo sgombero cantina/garage e martedì prossimo ci sarà il trasloco definitivo dei mobili: quei pochi rimasti che porterò nel mio nuovo appartamento.

Poi questo appartamento, che ho abitato per ventotto anni, sarà completamente vuoto.

Da un mese ( primo sgombero ) già non ho più la cucina. Lavo le tazze del caffè nel lavandino del bagno. Non ho più la lavastoviglie. Non ho più un fornello per cucinare. Per fortuna ho la macchina del caffè che mi permette di avere almeno qualcosa di caldo. Da ieri non ho più riscaldamento e acqua calda.

Non ho più uno specchio per vedermi. Ho appeso uno specchietto da borsa in bagno con un filo di lana.

Tutto è stato tolto. Non ho più scarpe. Mi sono rimasti dei vestiti che ieri ho messo in sacchi neri: giacche, pantaloni e camicie di seta buttate in sacchi per il trasporto. Ne ho già messi sei in macchina. Stamattina porterò giù gli altri.

La macchina ha bisogno del cambio di gomme e, quindi, oggi andrò a farlo: peccato che – avendo il baule pieno di sacchi neri non riuscirò a caricare le gomme. Meno male che il meccanico è sotto casa e spero nella sua disponibilità a venirle a prendere e riportare nel mio garage.

Stamattina dovrò pulire tutto l’appartamento e terminare di imballare quadri e inscatolare robetta in giro ( come già detto: la robetta in giro si autocrea la notte, mentre dormi ).

Nei giorni scorsi ho spostato in una zona della vuota sala gli scatoloni che verranno traslocati. Sono venti. Li ho spostati con i piedi perché non ho forza nelle braccia o nelle mani e non c’era nessuno a darmi una mano.

Ho scritto un foglio con le cose da fare. Normalmente sono piuttosto organizzata. Per ora sono diciotto punti. Lunedì ho chiuso gas e mi sono attivata per chiusura contratto telefono ed energia elettrica.

Stamattina alle sei e mezza ho tolto ultime cose dal frigorifero e freezer perché va tolta la spina e sbrinato. Ieri mattina ero in piedi alle quattro e mezza. Lavoro, pensieri, programmazione, organizzazione. Tanto tanto stress.

Come ho già detto, ho fatto tutto il lavoro praticamente da sola. Pagherò la cooperativa degli sgomberi e trasloco da sola.

Il “mio uomo” che fino a settimana scorsa parlava amabilmente di “convivenza” ieri mi ha urlato dietro mentre riempiva uno scatolone.

Gli secca che “deve” aiutarmi qualche ora e ieri era molto nervoso perché era dovuto venire alle dieci. Lui normalmente alle dieci fa il giro con il suo cane e aveva dovuto anticipare di un’ora.

Non ho mai dormito nella sua linda casa.

Non mi piace dormire nelle linde case degli uomini insensibili e stupidi.

Preferisco stare nel mio letto, finché c’è, nella camera vuota senza più armadi.

Preferisco farmi un caffè e lavare la tazzina in bagno.

Preferisco non farmi una doccia perché non ho più acqua calda.

Preferisco mangiare fuori con chi ha piacere a stare con me o non mangiare.

Preferisco lavorare da sola senza avere un essere sibilante teso e nervoso vicino. Non empatico non cortese non tollerante non supportante e sopportante.

Gli ho spiegato qualche sera fa che in una coppia capitano momenti difficili. Che il bello di una coppia è aiutarsi, sostenersi, esserci quando uno è oggettivamente giù.

Se sei giù tu io ti aiuto.

Se sono giù io tu mi aiuti.

Se uno è stressato a me pare ovvio che l’altro ( che è oggettivamente tranquillo in una linda casetta senza scatoloni e diciotto punti da fare e spuntare ) a me pare ovvio che sia tranquillo e tollerante con chi è sotto stress.

Non è la prima volta che lui va in tilt quando in tilt sono io.

Osservo e penso: come cambia il suo comportamento. Quando io sono efficiente e funzionale ( cucino pulisco organizzo e gli riempio persino i suoi momenti di svago ) lui non va mai in tilt.

La donna serve e lui è felice. Quando, invece serve lui e la sua presenza cortese, lui non è felice e ringhia.

Io due riflessioni le ho fatte.

Ciascuno è responsabile di quello che dice e che fa e ne subisce le conseguenze.