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Corpo

Ri-cordo e ri-accordo

Ho dei tomi. Mi piace ogni tanto riprenderli in mano e spiluccarne alcune pagine. Questo di oggi ha circa seicento pagine e pretende una lettura ripetuta e lenta. Non è facile, ma io ho solo e sempre imparato da libri non semplici.

Dopo aver riletto del potlàc, ora ho trovato interessante questa pagina sul tema del passato.

Ogni giorno il passato rinnova in noi una preistoria e il presente può annunciare un futuro solo se si riconcilia col passato di cui beneficia e che il ricordo tematizza.

Non è forse il ri-cordo un ri-accordo, e il ri-accordo la ripresa di una continuità ininterrotta di toni improvvisamente perduti?

Riaccordarsi al passato non è ridursi al passato, perché se è vero che il passato ha consumato le sue possibilità non è vero che ha consumato me stesso.

Dal passato io sporgo, perciò me lo posso ricordare.

Nel ri-cordo ri-accordo il passato che è stato con il futuro che sarò…

De-finire una persona come buona o cattiva è finirla nel suo passato e proibirle un futuro. È annunciarle che sarà come è sempre stata.

In questo senso non possiamo accettare l’espressione di Hegel: Wesen ist was gewesen ist: La mia essenza è al passato, perché questa è la definizione della morte.

Finché ho vita, sarà il futuro a dirmi il senso del mio passato.

Da: Il corpo – Umberto Galimberti – Feltrinelli

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Attimi

A proposito di… corpo

Pare che ultimamente molte donne chiedano al chirurgo estetico non di assomigliare a qualche attrice modella giovane e famosa, ma alla propria immagine ri-fatta dai sistemi di Photoshop. Così in questi giorni non ho potuto fare a meno di pensare al corpo. Ai secoli di condizionamento culturale. A quanto siamo davvero liberi nell’uso del corpo.

Vi é più ragione nel tuo corpo che nella tua migliore sapienza – F. Nietzsche, Così parló Zarathustra

Il corpo da curare, abbellire, truccare. Il corpo da imbalsamare. Il corpo da sanare. Il corpo da immortalare o immolare. Carne da redimere, impulsi da controllare, sensazioni da etichettare.
Il corpo da reprimere, inscatolare, controllare.

L’anima é in sommo grado simile a ciò che é divino, immortale, intellegibile, uniforme, indissolubile, sempre identico a se medesimo, mentre il corpo é in sommo grado simile a ciò che é umano, mortale, multiforme, inintellegibile, dissolubile e mai identico a se medesimo – Platone, Fedone

Il corpo da reprimere. Il corpo da sacrificare. L’anima da santificare. Anima e corpo da contrapporre in un dualismo senza fine.
Il corpo modellato ( ti faccio le treccine, hai le mani sporche, metti i calzettoni, lavati, vèstiti, non uscirai con quella roba addosso ) il corpo represso ( i Comandamenti, non desiderare, non masturbarti, controlla gli sfinteri, stai attento a non prendere brutte malattie ) il corpo cartonato immaginato comandato e photo ritoccato ( non invecchiare, le rughe sono anti estetiche, il maquillage, la cosmesi, cerca di apparire al tuo meglio, adeguati ai modelli vigenti vincenti ).


Mia madre che mi ha detto: – Come hai i capelli spettinati. Mi piacciono spettinati – ho dovuto replicare.

In questi ultimi tempi non ho potuto fare a meno di chiedermi
quanto io sia libera nell’uso del mio corpo
e quanto sia importante vivere il corpo pienamente.


Ho dovuto pensare agli anni di costrizione, di corsetti belli stretti, di diktat e imposizioni mode e modi. Stai composta, ma come sei conciata? Mia figlia è stata sgridata sempre dalla nonna perché aveva un golf non stirato.
Sensi di colpa che ti si infilano dritti in vena ogni volta che vuoi uscire dal seminato del “si deve” “non si deve”.

Il corpo è comandato. Imbrigliato.
Il corpo serve alla produzione dello scambio, anche economico.
Basta andare in qualsiasi edicola: sono i corpi che balzano agli occhi. Occhioni di civette, seni plastificati, corpi perfetti rifatti, allenati. Pettorali e labbra gonfiate.
Basta andare nelle Photogallery dei quotidiani: sono i corpi che fanno notizia più delle notizie.

Ma quando la facciamo finita?

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Corpo

Perdersi nel corpo dell’altro


In questo lungo periodo pandemico anche la sessualità ha vissuto una crisi. Per molte persone c’è stata una caduta della libido. Per questo ripropongo queste riflessioni sul tema sessuale.


Il corpo, come la mente o l’anima di un Altro, è un luogo nuovo da scoprire.

Non sa ” vedere ” il corpo di un altro chi lo usa in modo per-verso solo per il suo piacere.
Non sa incontrare il corpo di un altro chi lo seziona e ne considera solo una piccola parziale parte.
Le puttane non baciano, sanno che del loro corpo interessa solo la parte genitale, l’affettività è fuori.

Chi desidera l’altro svela, ritrova, conosce e percepisce il corpo dell’altro con rinnovato piacere.


Nel desiderio dell’altro è infatti segretamente custodita la possibilità per il mio corpo di trascendersi.
Allora il corpo si fa carne, ma non con la freddezza di chi si sta appropriando della carne dell’altro, ma con l’esitazione di chi sente la sua identità in pericolo.

Entrando nella stanza di Eros chi ama perde se stesso nelle braccia dell’altro e perde il controllo della vita nel piacere orgasmatico.

Se trascendersi è valicare la propria solitudine, non mi è dato sapere ciò che sarò nella carne dell’altro, ma certamente non sarò più ciò che sono. La mia identità in pericolo rende il mio corpo esitante, maldestro, insicuro, non per imperizia ma per la vertigine che accompagna la scoperta di quegli aspetti di me che solo l’altro può svelarmi.


Nella mia esitazione c’è il dramma di ogni trascendenza, che consiste nel sapere qualcosa di sè per dono dell’altro.

– Ma tu perché non ami il bacio?
– Non lo so.
– Ma nelle esperienze passate ti piaceva baciare?
– Non ricordo.

La barriera comunicativa è difesa strenua del proprio Io. Non voglio dirti, non voglio comunicare condividere ricordare capire. Non voglio svelarmi. Mi accosto a te senza vertigine. Mantengo saldo il mio essere, la mia identità. Tu per me sei una senza nome.

Chi non vuole correre il rischio di sapere qualcosa di sè per dono dell’altro, conosce l’amore non come nuovo modo di essere, ma come un antico modo di avere.


Deciso a non trascendersi e a non giocare la propria identità nell’incontro con l’altro il corpo non conosce quella passione che è patire l’altro perché il suo modo di esprimersi è quello dell’azione che desidera solo appropriarsi della carne dell’altro.

La passione è patire l’altro. Entrare e perdersi nella carne dell’altro, perdere i propri confini.


Chi non prova passione, utilizza solo il corpo altrui come strumento per ottenere il proprio piacere. Così come si utilizza uno spazzolino per lavarsi i denti, un’automobile per spostarsi, un aspirapolvere per pulire i pavimenti.

– Che differenza c’è tra la masturbazione e questo toccarci?
– La differenza è che sento il tuo piacere e si amplifica il mio.

Nell’azione senza passione la carne dell’altro appare in tutta la sua o-scenità perché è distrutta la scena dell’amore.


Carne-fice è chi distrugge la scena, chi scioglie il corpo dell’altro dalla situazione che voleva esprimere fino a ridurlo all’inerzia passiva della carne.


Invece di sentirsi trasceso dall’incontro con l’altro, il carnefice incontra l’altro per affermare la propria intrascendibilità; gli fa gustare la sua carne per obbligarlo a sentirsi solo carne; riproduce incessantemente lo schema vuoto del desiderio che nella carne trascesa del partner assapora la propria solitudine.


Il carnefice affoga il corpo altrui nel mondo del suo privato desiderio.

C’è gioia, serenità, pace, appagamento dopo un incontro sessuale con un carne-fice?
L’unione si cementa o si annienta? Cresce o si fossilizza?
Il desiderio cresce? L’incontro è incontro?

Il desiderio quando è voluto per se stesso, porta con sè la sua sconfitta.
Allontanando la passione per l’altro, per divenire solo azione sulla carne dell’altro, il desiderio che desidera solo se stesso non riesce mai a trovarsi a contatto con un corpo, ma sempre e solo di fronte a una carne.


È un piacere indiviso perché non condiviso. È un compimento che non lascia sulla pelle, sulle labbra il sapore dell’altro, ma porta con sè solo il sapore della fine.


Un gioco di morte invece che un gioco d’amore; un gioco di solitudine dove lo spazio per la con-versione all’altro è stato derubato dalla propria perversione.

Perverso è ogni amore che si vive senza reciprocità.

Le parti in corsivo sono liberamente tratte, sintetizzare da : Il corpo – Umberto Galimberti


Uno di quei libri la cui lettura consiglio caldamente a tutti. Anche a chi non ama la filosofia.

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Benessere

Al di là

Al di là dei fraintendimenti – un articolo per essere divertente deve calcare i toni ed estremizzare – sono una donna piuttosto curata, che tiene al proprio aspetto fisico ed estetico.

Per questo sono ultrafelice se, a quanto leggo, c’è la possibilità di tornare in zona arancione per due motivi proprio estetici : primo posso tornare dalla parrucchiera, secondo posso tornare dalla fisioterapista.

Anzi: tre motivi. Posso tornare anche dall’estetista.

Questi tre appuntamenti mi sono davvero molto mancati. Farsi fare un bel massaggio al corpo con un olio profumato, alla testa con uno shampoo che rende i capelli più belli, avere qualcuno che si prende cura del mio corpo è davvero rinascere. Perché avere mani che ti toccano – in questo periodo asettico di distanziamento sociale – è finalmente avere delle parentesi di con-tatto. È darsi ben-essere.

Non so se avete notato quanto sono aumentate le pubblicità di ansiolitici… La fatigue da corona virus si supera anche con questi piccoli appuntamenti in cui ci si affida a mani professionali per avere sollievo non solo estetico, ma anche sociale.

Speriamo.

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Riflessioni

Sessualità

Immagine fotografica di Eletta

Sessualità non è idraulica. Questo straordinario termine è stato usato nella conferenza di Umberto Galimberti che ho richiamato ieri. Mi sembra un termine proprio, perché ci sono persone per cui fare sesso significa solo “svuotare i tubi”.

Sessualità è altro. È incontro con il corpo dell’altro. È scambio di energia. Sessualità non è solo genitalità. Va oltre. Abbracciare un corpo, baciare e accarezzare un corpo diverso dal proprio è sessualità. Scoprire la geografia di un corpo – altro dal proprio – è sessualità.

Usare il corpo di un partner non è fare sesso. Se si paga è mercificazione. Se non si paga è ancor peggio. Se si usa il corpo del partner non c’è incontro, c’è uso così come si usa un martello per fissare un quadro o una forchetta per mangiare.

Tanto vale allora passare al “fai da te”. Non comprendo la differenza.

Questa mia riflessione parte da una posizione etica. L’etica non è una nuvola sospesa sopra la nostra testa. L’etica si incarna in ogni gesto e scelta che facciamo in ogni momento della nostra vita: dai momenti più importanti a quelli più piccoli. Quindi anche nel modo che scegliamo per “usare” o “incontrare” il corpo del partner nel momento sessuale.

È una vita che scrivo sul tema.

https://tranellidiseta.blogspot.com/2017/07/l-del-contatto-nella-coppia.html?m=1

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Corpo

Le parole del corpo

La bocca serrata come una zip. La mascella tesa. Il volto tirato. Le mani nervose, mai ferme. La distanza che tieni a sederti. Le braccia incrociate chiuse sul petto come scudo, alte mura, portone chiuso. La rigidità del corpo. Il curvarti su te stesso.

Tutto questo mi racconta di te.

Mi piacciono i corpi flessuosi, leggeri, danzanti, morbidi, accoglienti. Mi piacciono le donne quando camminano dritte con – per corona – un cesto sulla testa.

Mi piace chi ride rovesciando la testa, chi sorride con gli occhi. Mi piacciono i visi aperti, spalancati sullo stupore di bimbo, pronti a catturare un profumo, un verde più antico, un fiore di ghiaccio, un passo felpato, una luna di gesso.

Mi piacciono le coppie che fanno sfera. I due corpi avvinti da un’aura amorosa. Le mani strette e calde. Il parlare sommesso e fitto del dirsi.

Mi piacciono i danzatori. Il loro lavoro elastico. La danza che danza e li modella. Il loro curvarsi ed estendersi. Il ritmo nei piedi e negli occhi.

La comunicazione non verbale è fatta di gesti involontari, di atteggiamenti del corpo, di posture, di espressioni. L’inconscio così si esprime lasciando intravedere emozioni, tensioni, sensazioni, sentimenti, accumuli emotivi.

Il corpo ha dei caratteri somatici, un colore, un odore, un sapore, un calore.

Si esprime nello spazio: attraverso la distanza o vicinanza; attraverso la postura: eretta seduta distesa.

Il corpo di esprime attraverso il movimento della testa: sguardo, mimica facciale, cenni del capo.

Attraverso i movimenti degli arti e del tronco ( come tengo le spalle, il torace, il bacino, la schiena ).

Il corpo di esprime attraverso il ritmo e il suono: della voce ( volume, tono, timbro, velocità, continuità o pausa, silenzio ); si esprime attraverso il suono di parti del corpo: schiarimento della voce, digrignare i denti, piccoli colpi di tosse, riso, pianto.

Il corpo di esprime attraverso il battito cardiaco o il ritmo del respiro.

Il corpo dice.

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Corpo

Corpo e carezze

Un interessante articolo di Repubblica, trovato on line qualche giorno fa, racconta in dieci punti l’importanza delle coccole.

d.repubblica.it/amore-sesso/2013/11/04/news/bisogno_affetto_coccole-1868568/

Ecco, in sintesi, i dieci punti.

1) Il cervello ha bisogno di coccole: Le affettuosità innalzano il livello di ossitocina, ormone del benessere

2) Le affettuosità fisiche rinsaldano il legame di coppia: essere teneri l’uno con l’altro è un grosso collante.

3) Ricevere gesti affettuosi ha effetti sulla pressione sanguigna. Aumenta la risposta immunitaria, aiutandoci a difenderci e reagire meglio alle malattie.

4) Toccare ed essere toccati affettuosamente rinforza emotivamente. Ci fa sentire consolati, contenuti, amati. Infonde sicurezza.

5) Dare carezze ci rende degni di fiducia agli occhi degli altri, più “veri”. Se i gesti sono spontanei e autentici, ovvio.

( Questa ultima precisazione è da tener ben presente: se i gesti sono spontanei. Se una persona non sa dare questi gesti spontanei è inutile fargli leggere l’articolo di Repubblica. Qui agisce il paradosso della comunicazione per cui non è possibile dire: Sii spontaneo. O uno lo è, e allora è inutile sollecitare, o non lo è e allora è ancor più inutile chiedere una spontaneità che muore nel momento in cui è sollecitata ).

6) Con abbracci, baci e carezze si abbassa il livello di colesterolo, l’ormone dello stress. Migliorano la concentrazione e l’efficienza, si dorme meglio.

7) La manifestazione di affetto attraverso gesti è associato ad una maggiore soddisfazione della relazione di coppia.

8) I vantaggi dell’affetto attraverso i gesti si protraggono nel tempo,non si limitano al momento ma si ripercuotono positivamente sull’umore e il benessere generale.
I piccoli ricoperti di tenerezze dai genitori diventeranno adulti più socievoli, meno aggressivi e meno stressati.

9) Con le carezze si stimola l’attività cerebrale dei neonati.

10 ) Un abbraccio attenua anche la sofferenza fisica. La pelle contiene moltissime fibre nervose che vengono attivate al contatto.

Il linguaggio del corpo spesso comunica meglio del linguaggio verbale. Una persona non può dire ti voglio bene e poi non toccare mai, non accarezzare, non abbracciare, non baciare il corpo del o della partner. Non può esserci una così stridente distanza tra le parole dette e i gesti fatti.

Fino a qualche anno fa gli uomini erano educati a non eccedere in gesti affettuosi. Mio padre difficilmente cedeva a gesti affettuosi con sua moglie: niente baci abbracci carezze almeno in pubblico. Oggi è ancora così?

Per quanto mi riguarda ritengo deprimente relegare il contatto dei corpi solo al recinto del letto: solo alla parentesi del sesso. A mio parere la sessualità non è solo genitalità e si manifesta in gesti caldi di contatto corporeo anche al di fuori dello spazio prettamente erotico. La sessualità si manifesta in un ampio spazio quotidiano.

La rivelazione della carne dell’altro si fa per mezzo della mia carne” scrive J.P.Sartre – L’essere e il nulla

E per voi?