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Comportamenti

Considera le conseguenze



” Di ogni azione considera le premesse e le conseguenze e solo così avviati a compierla.

Altrimenti, sulle prime ti avvierai pieno di entusiasmo senza aver minimamente considerato il seguito, ma in un secondo momento, manifestandosi alcune difficoltà, ti tirerai vergognosamente indietro.

Vuoi vincere le Olimpiadi? Anch’io, in nome degli dei: é una bella cosa. Ma considera le premesse e le conseguenze e solo così applicati all’impresa.


Devi disciplinarti, sottoporti alla giusta dieta, tenerti lontano dai dolci, allenarti a dovere, nelle ore stabilite, al caldo, al freddo, non devi bere acqua fredda, né vino quando capita; insomma, devi esserti consegnato al tuo allenatore come ad un medico.


E poi, durante la gara, dovrai scavare la sabbia intorno all’avversario, ti capiterà di slogarti un polso, o una caviglia, ti capiterà di mangiare molta polvere, o anche di essere frustato, e dopo tutte queste cose, persino di essere sconfitto.


Dopo aver riflettuto a queste cose, se ancora lo vuoi, datti pure all’atletica.

Altrimenti ti comporterai come i ragazzini, i quali prima giocano ai lottatori, quindi ai gladiatori, poi suonano la tromba, infine fanno gli attori tragici.


Allo stesso modo anche tu, adesso fai l’atleta, poi il gladiatore, poi il retore, quindi il filosofo, ma con tutta l’anima non fai nulla: proprio come una scimmia che imita qualsiasi cosa vede, ed è attratta da cose sempre diverse.

Non ti sei infatti accostato a qualcosa dopo aver riflettuto e considerato ogni aspetto, ma a caso e seguendo un semplice desiderio”.

Da: Manuale – Epitteto

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Filosofia

Caos e caso

Immagine grafica di Eletta

Ieri sera mi sono addormentata con questo pensiero: “Niente avviene a caso, ma ogni cosa accade per ragione e necessità” – Democrito

Sapere che non siamo noi a decidere il nostro destino, porta alla quiete di chi sa che nulla avviene a caso. Siamo tutti al cospetto dell’imprevedibile che ha sconvolto le nostre vite.

Praticare la filosofia significa superare l’inquietudine generata dall’imprevedibile aprendo il cammino che porta all’ataraxia cioè alla quiete della mente.

Naturalmente non è facile. La mente produce continuamente i suoi fantasmi. Pensavamo di poter decidere ogni cosa: tutto prefissato, organizzato, stabilito. Pensavamo di essere padroni potenti, invece siamo servi.

Sono convinta che la Natura ci ha mandato un messaggio preciso. Tocca a noi decifrarlo e modificare radicalmente le nostre abitudini. Siamo stati tracotanti. Impariamo la lezione.

Siamo gocce nel mare dell’Universo. Ma siamo anche in grado di mandare dei riverberi nell’Universo grazie al nostro comportamento.

” Il fatto che noi siamo vissuti dalle forze della vita è solo una faccia della verità, l’altra faccia siamo noi che determiniamo la nostra vita in quanto nostro destino” – L. Binswanger

Che senso ha ciò che accade per ciascuno di noi?

Come stiamo in questo periodo nuovo e difficile?

La vita è folle e significante perché dietro ogni cosmo c’è un caos, così come in ogni disordine c’è un ordine segreto” – C.G. Jung

La psicologia e la filosofia in questo momento ci aiutano, nel disordine e nel caos imperante, a ri-flettere per cercare l’ordine segreto e il senso. Non perché ci danno risposte pronte e certe: perché, al contrario, ci danno gli strumenti per cercare.

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Filosofia

La doppia vita 

Come ho già scritto, ho letto davvero molti libri di Galimberti. Mi hanno permesso di rinfrescare e approfondire le teorie filosofiche. Mi hanno anche permesso di scoprire l’etimologia di molte parole. Questa altra conferenza, che ho trovato online, riprende molti temi già trovati leggendo ma li enuclea, grazie alla presenza dell’autore, in modo più chiaro.

Naturalmente, si può vivere anche senza filosofia, ma a me piace riflettere. Per riflettere non si può non tener conto dei maestri delle epoche passate. Qui Galimberti fa riferimento alla filosofia degli antichi greci e alla filosofia di Shopenhauer e alla psicoanalisi di Freud relativamente al tema della nostra doppia realtà individuale. L’Io e l’Es.

Ecco una sintesi.

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Siamo venuti al mondo per caso.

La natura può continuare la sua vita solo sacrificando gli individui che genera.

Freud ha detto che la psicoanalisi non l’ha inventata lui, ma un filosofo che si chiama Shopenhauer. Ci ha insegnato che oltre alla nostra dimensione conscia, che siamo soliti chiamare Io, vi è una dimensione inconscia che Freud chiama Es che rappresenta le esigenze della specie che confliggono con quelle dell’Io, e sono sessualità e l’aggressività.

Eros e Thanatos. La natura vive di una crudeltà innocente.

La psicoanalisi è una lettura drammatica dell’esistente.

L’inconscio è la specie che deve vivere e sopravvivere.

In noi ci sono due soggetti vitali. Noi siamo Io e siamo funzionali della specie.

La specie ci tiene in vita per la sua economia.

La donna lo capisce nel suo corpo perché atta a creare.

La donna sente la conflittualità e la conflittualità fa pensare. L’uomo non sente il suo corpo che va in un’altra dimensione.

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La donna sì: quando rimane incinta, quando partorisce, durante l’allattamento e la cura della prole, vive la sottrazione del suo tempo e del suo sonno … Veramente una madre è in croce però la specie ci guadagna.

Il piacere sessuale determina anche la nascita del figlio.

La natura è indifferente. Il gran sogno della vita è uno soltanto: la volontà di vivere. Shopenhauer.

Il Romanticismo appare pessimista. Si oppone all’ottimismo cristiano.

Il mondo greco già conosceva. Concepivano la natura come sfondo immutabile che nessun dio fece.

Noi occidentali siamo tutti cristiani e quindi pensiamo che la natura, come creatura di dio, sia per ciò stesso buona. La natura per il mondo greco è ciò che sta. A regolare le leggi di natura è la necessità. Ananke.

Sta al di sopra degli uomini e degli dei. Questa necessità si chiama Fato, Destino.

Le leggi di natura sono regolate da questa necessità. E noi siamo in questo orizzonte.

La natura viene donata, invece nel cristianesimo, all’uomo per il suo dominio. L’uomo al vertice del creato può dire Io.

Platone: tu piuttosto sarai giusto se ti aggiusti all’universa armonia. In Grecia c’è il primato della pólis, non dell’individuo.

L’individuo nasce dalla relazione siccome l’uomo è un animale che parla. È la pólis che viene prima dell’individuo.

L’individuo è stato creato dai cristiani.

I greci sanno che l’uomo non è immortale. Destinato a morire. Infatti viene chiamato: il mortale.

L’uomo nasce cresce fiorisce e muore. Esattamente come le piante.

Il tuo privilegio della nascita viene scontato con la morte, secondo necessità. Anassimandro.

Il mondo greco è un mondo tragico. Ma la tragedia non è disperazione. È la condizione dell’umano.

Il greco concepisce il tempo come un ciclo. Come una ripetizione. I vecchi che hanno visto più cicli possono insegnare ai giovani come va l’ordine della natura.

Esiodo. La tradizione. La trasmissione delle tecniche riuscite.

Il mondo greco è pieno di necessità, pieno di destino, pieno di fato.

Sorge il problema della tecnica. Il greco si pone il problema: può la tecnica configgere con la natura?

La tecnica è in potere dell’uomo, non della natura secondo gli occidentali.

La tecnica è perfettamente incastrata nell’ambito teologico. Mentre per i greci no. Per i greci sorge il problema.

Eschilo mette in scena il Prometeo incatenato. È più forte la tecnica o la necessità che domina le leggi di natura?

E risponde: la tecnica è più debole della necessità.

Anche Sofocle: la natura è più forte della tecnica.

Qual è la strategia per cui si fonda il primato dell’individuo?

Attraverso la soggettivazione della nostra individualità in quella dimensione che i cristiani chiamano anima.

Anima è una parola greca. Ànemos in greco vuol dire vento.

https://youtu.be/qOhLccWRS9M

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Filosofia

Le cose dell’amore

Immagine fotografica di Eletta

Di Umberto Galimberti ho letto moltissimi libri. Filosofo italiano tra i più noti, non facilmente accessibile per stile e contenuti. Grazie a lui ho ripreso in mano la filosofia dopo gli scarsi e inutili studi scolastici.

Mi è capitato ieri, per caso, di imbattermi in questa bella conferenza di cui riporto il link e di cui faccio una sintesi.

Il tema è l’amore. Tema dei temi. Ma anche la follia, il desiderio e la filosofia come addentellati.

Che cos’è la ragione? Segue il principio di non contraddizione: un bicchiere è un bicchiere e non altro. In realtà un bicchiere può essere anche altro: per esempio un’arma impropria.

Siamo inquieti davanti ai folli. La follia: una cosa è se stessa, ma anche altro. Amore abita la dimensione della follia, segna il collasso della ragione.

I Greci avevano assegnato la follia agli dei. La comunità umana sta insieme tramite la ragione. Eraclito: per il dio il giorno è notte, la guerra è pace, la fame è sazietà. Quando un dio entra nella città regna il disordine ( Dioniso ).

La follia, è il costitutivo di ciascuno di noi, è quello che ci distingue. Nel singolare noi ci concediamo alla specificità della nostra follia. Folli sono i bimbi, i pazzi, i poeti.

Nello scenario della follia abita amore. Non possiamo entrare nelle cose d’amore ragionando.

Platone racconta di Socrate preso da ATOPIA. Se vogliamo entrare nelle cose d’amore dobbiamo entrare in uno stato di atopia. Ti devi dislocare dalla ragione.

L’Io è la parte razionale dell’uomo. Secondo Freud l’Io non è padrone in casa propria. Secondo Kant la Ragione è un’isola piccolissima nell’oceano dell’irrazionale.

Si ride sempre della filosofia perché il senso comune ride sempre della problematizzazione dei problemi. In televisione, luogo del senso comune, si ride sempre.

Socrate diceva di sé di non sapere niente: dotta ignoranza. Almeno sa di non sapere niente. I filosofi, a differenza dei sapienti, non sanno niente. Mettono alla prova il sapere degli altri. Il dialogo filosofico consiste nel mettere alla prova un’opinione per vedere se il discorso sta in piedi oppure no. La filosofia è alla ricerca detto discorsi che stanno in piedi da soli e che vengono chiamati epistemici.

I greci erano persuasi che la verità abitasse in ciascuno e dovesse semplicemente venir fuori. Maieutica e non catechetica.

Socrate dice di non sapere niente però di una cosa di avere episteme: delle cose d’amore. Raccontate da una donna: Diotima.

Come mai bisogna ricorrere a una donna per sapere qualcosa intorno alle cose d’amore?

Perché la donna ha più familiarità con la follia. Non è un’offesa. Significa abitare e la ragione e anche il suo altro.

Avere una passione significa patire qualcosa che l’Io non governa.

Platone cambia i genitori di Eros: figlio di Penìa – povertà e di Poros – via d’uscita da una situazione problematica. Platone stabilisce la perfetta corrispondenza tra Amore e Desiderio. Il desiderio è caratterizzato dalla povertà e dalla mancanza.

Io non desidero le cose che ho, ma quelle che non ho. Amore è mancanza, penuria.

https://youtu.be/Xhzh1GWSkTg

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Filosofia

Accado

Immagine fotografica di Eletta

Sul mio comodino ho sempre dei libri che sbocconcello ogni tanto. Attualmente non ho libri nuovi, per cui rileggo i vecchi che hanno le rughe e i segni del tempo, comprese le mie sottolineature.

Se il libro vecchio non è un romanzo, lo apro a caso e leggo, anzi rileggo. Con un amico incontrato qui discorrevamo appunto di quanto sia importante essere in ricerca, con uno spirito curioso, sapendo solo di non sapere.

” Per comprendere questo nesso tra trascendenza e libertà, che Jung sospetta quando dice:

Non io creo me stesso, ma piuttosto accado a me stesso”

, bisogna evitare di considerare la libertà come una proprietà dell’uomo.

Io non ho la libertà come ho una mano, un piede, un volto, io sono dominato dalla libertà quando evito di assolutizzare l’orizzonte della mia coscienza e dei sensi da essi stabiliti, e mi dispongo all’ascolto di ciò che mi trascende.

Non perché sono libero posso individuarmi o meno,

ma sono libero perché mi individuo,

perché rinuncio all’hýbris della coscienza, come la chiama Jung, alla sua tracotanza che, nel porre se stessa come l’assoluto, mi vieta ogni ulteriorità, ogni trascendenza.

Se individuarsi significa oltrepassare i limiti fissati dalla coscienza razionale, per integrare ciò che questa coscienza non ha accolto o ha rimosso, l’individuazione è un’operazione della coscienza simbolica che non si arresta al dato, ma accoglie il rinvio

Da: La terra senza il male – Umberto Galimberti

Galimberti usa un linguaggio denso perché ha molte stratificazioni dovute alla conoscenza. Non è un linguaggio facile per chi non ha mai masticato filosofia. Qui mi interessa il rinvio. E mi interessa la tracotanza, l’hybris.

Ci sono persone talmente tracotanti da sfiorare il ridicolo. Dovrebbero fare quattro riflessioni sul senso. Anche leggendo studiando abbassando la testa e aprendosi agli eventi e ai simboli che accadono.

Per quanto riguarda il processo di individuazione è da sempre all’ingresso dell’altro mio sito. Individuarsi non è individualizzarsi. È, secondo la teoria psicoanalitica junghiana, cercare il proprio Sé.

Relativamente al processo di individuazione sono stati scritti tomi per cui impossibile qui sintetizzare.

“Il processo di individuazione è una prassi, non un itinerario teorico, per cui i simboli che ne scandiscono le tappe non rispondono a un sistema teorico di significazione, ma a un processo operativo di trasformazione“.

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Riflessioni

Panorama 

Sto leggendo un altro libro di filosofia. Ho trovato, in un capitolo di Gianni Vattimo, questa bella frase: ” Ricostruzione della totalità significa anche riappropriazione: solo se il panorama è tutto spiegato, noi ne disponiamo davvero”.

Al di là del contesto: una lunga trattazione sul pensiero debole, questa frase sembra possa riferirsi a vari campi. 

Pensate, per esempio, a un uomo e a una donna seduti di fronte l’uno all’altro. La porzione di realtà vista da lei non corrisponde alla porzione di realtà osservata da lui. Ciascuno vede l’altro di fronte a sè e lo sfondo che sta alle sue spalle. Non vede invece il proprio pezzo di sfondo. Per avere una inquadratura completa dei due bisognerebbe avere una telecamera fissata su un carrello che filmasse tutta la scena a trecentosessanta gradi. 

La porzione di realtà che vediamo non è mai completa. Dovremmo tenerne conto. Partiamo sempre da una visione soggettiva e parziale della realtà. Quindi fallibile. La nostra realtà non è la verità assoluta. La nostra visione non è perfetta. 

Leggere filosofia mi serve per capire. Approfondire. Pensare. Il libro che sto leggendo non è certo facile, ma mi regala riflessioni che meglio possono orientare il mio comportamento.
Capire il concetto della nostra limitata visione potrebbe portare, ad esempio, a un gioco di ruolo che operativamente é interessante: tornando all’esempio di prima: cosa accadrebbe se i due si scambiassero il posto a tavola? Lui, finalmente, vedrebbe la porzione di realtà, il pezzetto di panorama che lei vedeva, e viceversa. Ciascuno avrebbe la possibilità di uscire dalla propria limitata ed egocentrica visione per contemplare altro. Che c’è altro. Che esiste una porzione di realtà diversa. Ignota se considero solo la mia visione, il mio punto di vista. 

Questo gioco di ruolo, utilizzato in qualche terapia, é davvero utile per capire l’inutile e improduttiva arroganza di chi si ritiene detentore della verità.

Nessuno possiede la verità. Occorre fare la fatica di salire in cima al monte e guardare – girando a trecentosessanta gradi su se stessi – per contemplare un panorama tutto spiegato e dispiegato. E poterne disporre. 

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Respirare e fare due passi 

La cosa più difficile per me è controllare la rabbia. Quando monta mi trascina come una slavina. Non pensatemi sempre in collera: normalmente sono una pacifica. Ma ci sono situazioni che reputo talmente irritanti che mi é difficile controllarmi. Per esempio quando ho a che fare con un testardo che vuole avere ragione anche di fronte all’evidenza. 

In tali casi è bene che mi auto educhi con alcuni stratagemmi riportati anche nel libro che sto ultimando di leggere, e di cui ho già parlato, ” Come essere stoici” di Massimo Pigliucci.

Fare profonde respirazioni. Questo l’ho imparato facendo yoga. Riporta anche il battito cardiaco a uno stadio normale perché la rabbia fa accelerare i battiti.

Fare una lunga passeggiata. Distende. Il movimento fisico abbisogna di energia e così la rabbia svanisce o, perlomeno, diminuisce. Quando passeggio in montagna ci sono talmente tante bellezze naturali da vedere ( non guardare ), ora che siamo alla soglia dell’estate c’è un tale tripudio di fiori e farfalle che, francamente, sarebbe proprio da stupidi non entrare in contemplazione e rimanere abbarbicati a uno stato negativo e corrosivo interno come la rabbia. 

” Tutti i più grandi pensieri sono concepiti mentre si cammina ” Nietzsche 

Ripetere mantra. A yoga ho imparato dei mantra. Ora dovrei farmi un libriccino di frasi semplici e concise prese da Epitteto e altri filosofi stoici che ammiro. Per esempio copiare dalle Diatribe. 

Una citazione molto bella che ho trovato in questo libro è:

I pitagorici esortavano ad alzare gli occhi al cielo di buon mattino per avere ben presenti quegli esseri che compiono la loro opera sempre secondo le stesse leggi e allo stesso modo, ed anche il loro ordine, la loro purezza, e la loro nudità. Un astro, infatti, non ha alcun velo”.

Citazione di Marco Aurelio 

É talmente bella e poetica che ho deciso di scriverla e posizionarla davanti al letto in modo da ricordarmi di alzare gli occhi al cielo. L’altro giorno eravamo a caccia di immagini fotografiche e ci siamo seduti a riposare all’ombra nella pineta. Solo distendendomi sul prato muschioso mi sono resa conto che sopra le nostre teste c’era una bellissima cascata di fiori gialli di un’acacia. Spesso guardiamo giù per terra come i depressi, raramente guardiamo su. Guardare gli astri, ci rammenta quanto siamo piccoli nei confronti dell’universo e, di conseguenza, quanto sono nullità le quotidiane sciocchezze per cui  ce la prendiamo cambiando umore.

Un mantra semplice da ripetere, quando monta la collera, può essere: Sopporta e astieniti.

Più facile da dirsi che farsi. Ma io desidero provarci. 

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Come essere stoici e perché 

Entrare nel flusso e lasciarsi andare. Non opporre resistenza. Essere mobili e flessuosi. Darsi una meta, un obiettivo ma non annegare se la sorte è avversa. Sono le ultime riflessioni lette ieri sera prima del sonno. 

Mi hanno regalato il libro, su cui ho scritto, di Massimo Pigliucci, dal titolo: “Come essere stoici” – edito da Garzanti. Considerato che ultimamente avevo preso/ripreso in mano Marco Aurelio questo regalo rinforza il tema e la riflessione sulla filosofia stoica. Inizio a leggerlo augurandomi che non sia il solito libro americano con le solite ricette: Come essere felici, Come ottenere il successo, Come vivere e Come copulare. In genere le ricette e i prontuari non fanno per me. 

Il libro, per ora, mi sembra interessante e ben scritto. Linguaggio semplice e chiaro, piedi per terra. Buona documentazione. Rileggo la storia della nascita della stoà, già affrontata a scuola e ritrovo nomi sepolti nella memoria: Zenone, Crisippo, Gaio Musonio Rufo, Seneca, Epitteto e Marco Aurelio. Chissà perché a scuola non ci fanno amare la filosofia, almeno così è stato per me, forse cattivi professori forse una mia fase poco recettiva al tema e alla materia. 

Per rispondere anche a un commento di un mio precedente post: lo scopo dello stoicismo “non è reprimere o celare le emozioni ma riconoscerne l’esistenza, riflettendo su ciò che le ha provocate, e canalizzarle, usandole a proprio vantaggio”.

Questo mi interessa. Così come mi piace la riflessione letta ieri sera di Cicerone: “Il fatto di colpire il bersaglio sarebbe per così dire cosa da prescegliere, ma non da desiderare”. Sembra una contraddizione in termini, ma il senso è: tu fai tutto quello che è in tuo possesso per scegliere obiettivo, luogo, tempo e strumenti per centrare un bersaglio, ma tieni conto che possono intervenire fattori non dipendenti da te, come un’improvvisa folata di vento. Accetta quindi, profondamente, che nella tua esistenza possano intervenire variabili che non sono sotto il nostro diretto controllo. Che non dipendono da noi.

Mi ricorda una favola zen, che riporta l’atteggiamento di apparente rassegnazione di un monaco buddista a tutto ciò che gli accade. A ogni evento negativo lui risponde: -Ah. E si adatta. Non ho il testo sottomano ma, per fare un esempio, lo accusano ingiustamente di aver messo in cinta la figlia dei suoi vicini e lui, imperturbabile, la sposa e cresce il bimbo come se fosse il padre naturale, quando la ragazza dopo tempo confessa di aver mentito ai genitori, il monaco viene scagionato e imperturbabile torna alla sua vita. 

Appena mi sarà possibile, riscriverò interamente la favola che ha sicuramente maggior pregnanza dell’esempio sintetico trascritto. Comunque il senso di quello che vo leggendo e meditando in questi giorni è proprio questo: di fronte a scelte importanti nella vita noi possiamo agire in modo da ottenere quello che desideriamo ma, nel contempo, dovremmo essere pronti e arresi a tutto quello che si frappone, devia il nostro percorso e ostacola il pieno raggiungimento del nostro obiettivo. Non è rassegnazione, non è fatalismo, è saper accettare serenamente un eventuale esito negativo.