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Confronto

Questa immagine è stata scattata stamattina. Per chi mi scrive che sono nostalgica e il passato riluce sempre più del presente… sono andata a cercare com’era la montagna un anno fa nello stesso giorno

Una bella differenza vero?

E anche 3 anni fa

Montagna vuol dire neve e ghiacciai. Non palme e datteri. L’anno scorso mia madre che è stata qui una quindicina di giorni si è lamentata per il freddo… Direi che questa estate non avrebbe avuto motivo di lamentarsi visto che si boccheggiava anche qui…

Comunque, a parte le constatazioni meteorologiche ed ecologiche, voglio davvero ringraziare di cuore tutti quelli che hanno partecipato al Giocolinguisticodellunedí. È bello ritrovarvi. Come ho già scritto altre volte: capita che il vicino non ti scaldi il cuore come il lontano. Grazie.

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Rose

Ormai, ogni volta che vado per i lavori nella casa nuova, la prima cosa che faccio è curare le rose. Direi che ho scelto questa casa per le rose che da terra arrivano alle finestre del primo piano. Sono così belle.

La prima è di questo rosso acceso, la seconda è di un rosa pastello chiaro. La terza è un misto tra il rosso e il giallo. Mi sono così arrabbiata quando il muratore me l’ha tagliata perché doveva fare dei lavori per il contatore della corrente… La loro bellezza è infatti l’altezza. Sono piante che ne hanno passati di anni…

Le innaffio prendendo acqua alla fontana di pietra che gorgoglia proprio vicino al box in legno. Poi taglio i rami secchi per dare vigore alla pianta (come ho già scritto a volte occorre tagliare per liberare e dare forza: capita così anche ai nostri rami secchi che ci tengono legati a un ingombrante passato che non ci permette di proseguire più liberi).

In questi anni quando mi capitava di entrare in questo vicolo mi sedevo sulla panca di pietra della chiesa per ammirare la casa delle rose. Mai avrei immaginato che un giorno sarebbe stata la mia casa.

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Assaporando

Assaporando ogni bocccone della brioche assaporando ogni sorso di ginseng assaporando ogni debole raggio di sole e ogni nuvola assaporando ogni verde della pineta assaporando ogni riflesso nell’acqua Tiffany…

Sono salita assaporando ogni testo della mia compilation musicale nelle orecchie mentre pensavo a quando eravamo così innamorati che lui voleva vedermi ballare tra le luci che formavano e disfavano macchie sulla parete… La musica ci apparteneva. Mentre facevamo l’amore mentre viaggiavamo mentre eravamo ai concerti… Gli piaceva il mio corpo mentre ballavo fluida. Come Salomé. Come Isadora Duncan.

Non credo più all’amore e ho nausea dei filmetti romantici. La mia stola rosa shocking è volata via come la sciarpa di Isadora stringendomi il collo. Soffocandomi.

Non credo più a molto in questa vigilia di Ferragosto che detesto. Neppure all’amicizia. Potrei incontrare la mia amica del tempo che fu. Potrei guardarla negli occhi per dirle: Credi ancora che avrei potuto rubarti il fidanzato?

Non credo più a chi non mi crede.

Cammino ancora ballando se la musica mi impone un ritmo. Ballo per me. Assaporo da sola per gustare fino in fondo questa caramella così amara che è la vita.

Mi rimane il cammino, il lago Tiffany e il verde smeraldo di alcune improvvise rifrazioni.

P. s. Ringrazio Juan Crivello per la ri-pubblicazione

https://masticadoresitalia.wordpress.com/2022/08/15/

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In agosto

In agosto chi abita qui non può neanche accedere alla piazza per parcheggi pieni. Quindi se ha qualcosa da sbrigare deve salire prima delle 9.

Anche i negozi sono inaccessibili per via della folla dei turisti. L’unica gelateria che è aperta solo nei mesi estiva, risulta inaccessibile. Voi direte: che c’entra il gelato? Io non ne mangio da anni.

Sono seduta al bar della piazza e ormai i parcheggi sono esauriti. Devo aspettare che un esercizio apra. Com comodo. Senza nemmeno un orario sulla porta.

Io già detesto l’estate. Questo agosto, appena iniziato, mi sarà davvero insostenibile. Tra le cavallette turistiche, il caos, il caldo, il monte così nudo… e i lavori per la nuova casa spero che passi molto molto presto. E arriverà il dolce calmo settembre. E l’ancor migliore ottobre.

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È tutto qui?

– È tutto qui il lago? Mi hanno detto vai, vedrai che bello…

Così dice il turista con la sua asta per i selfie.

Come spiegargli che questo specchio d’acqua cambia colore tono trasparenza a ogni ora del giorno e in ogni mese dell’anno? Come spiegargli che io – che lo posso vedere sempre da quasi sette anni – mi fermo sempre incantata e spesso lo fotografo ammirata?

Verde Tiffany smeraldo verde bottiglia blu turchese latteementa ottanio…

Come spiegargli che un luogo è bello solo nello sguardo di chi guarda. Che la stessa persona, per chi ama, può apparire sempre diversa e di una bellezza rara ad ogni ora di luce o di tenebra?

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Acqua

Siamo ormai in grave emergenza idrica. Stasera da noi non ci sarà acqua dalle 19 per tutta la notte.

Come sempre gli umani si rendono conto dell’importanza di qualcosa quando manca.

Queste immagini risalgono a qualche anno fa perché il biennio di pandemia ha come messo uno steccato di non luogo e non tempo… Spero di poter tornare presto a vedere questi luoghi così freschi d’acqua trasparente e pura.

Anche se i nevai ormai sono estinti e le previsioni danno sole sole sole…

Buona serata

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Primula irsuta

Questo fiorellino montano si chiama Primula irsuta

Ha davvero un colore splendido e nasce su ripe rocciose dai 1200 metri in su.

http://www.clubaquilerampanti.it/Primula%20irsuta.htm

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Latte in latta

Uno degli aspetti belli del vivere in montagna è la permanenza di gesti antichi. Come ammucchiare legna e accendere il focolare. E come incontrare persone con il secchiello di latta che vanno a prendere il latte fresco in fattoria. Niente plastica. Una latta che serve per sempre.

Non ricordo il sapore del latte della mia infanzia anche perché, come molti, sono diventata intollerante al latte vaccino.

Chissà perché il ricordo del sapore dei cibi di un tempo rimane così vivido e nostalgico… come le ciliegie che raccoglievo e mangiavo direttamente sull’albero.

Altro che plastica.

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Attimi Luoghi

Nubi e acqua

Finalmente piove da una settimana

La preziosa acqua scende nuovamente in cascate

Riempie il ruscello cromatico

Il ciliegio fiorisce nell’abbraccio col maestoso paterno abete

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Tutto turbina

Tutto Turbina nella pozza dei giganti come nel calderone alchemico. Trova l’oro, trova il suo bagliore in questo acquoso pagliaio. Trova l’ago trova l’agio.

Tutto turbina e tuona scrosciando l’acqua che c’era – quando tutto era oro eppure non sapevamo ri-conoscerlo: così prezioso e lucente nel palmo aperto.

Tutto è turbine e tuono e tentennare tintinnando tra fili di paglia.

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La prima volta

La prima volta che ho fatto un piccolo pezzettino del percorso che porta al lago era un aprile di sei anni fa. Ricordo la fatica nel salire. C’era la neve per terra e faceva freschino. Quel giorno mai avrei immaginato che quel percorso sarebbe stata la mia agile via per salire al lago quotidianamente nella bella stagione.

Stamattina ci sono tornata su questo mio consueto percorso perché ormai non c’è nemmeno più ghiaccio. È diventato un luogo casa. Conosco ogni pietra e ogni albero. Purtroppo da molto tempo non è più stato possibile vedere selvatici. L’ultimo forse risale a prima del lockdown ed era una femmina di cervo.

Il guardiano della diga ci ha detto che non ha mai visto lupi: su al lago. Chissà… Perché ogni tanto compare qualche resto di ossi completamente scarnificati.

Non è certo un lago come certi famosi del Trentino… ma a me piace sempre per il suo mutare. Non è mai uguale a se stesso.

Anche ora che ha poca acqua e si formano isole di sabbia. Qui non piove e non nevica da tre mesi.

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Deviazioni

La vita è così. Non è un ruscello che scende dal monte a valle. È più un labirinto con viuzze strette. Andare a destra o a sinistra non è sempre una nostra scelta perché talvolta è il fato a decidere per noi.

Ultimamente risuona Mosca nelle cronache di guerra. E, come già ho raccontato altrove, io a Mosca avrei dovuto vivere se avessi seguito una viuzza invece che un’altra del labirinto.

Avrei dovuto seguire il mio fidanzato dopo averlo sposato. Ma non l’ho seguito e l’ho di fatto lasciato quando è arrivato a prendermi col colbacco. Mia madre anni dopo mi ha detto di averlo visto in un servizio televisivo stava con Putin e altre persone. Sapevo che avrei avuto una vita agiata se lo avessi seguito. Autista cuoco personale di servizio e, naturalmente una sontuosa dimora.

Non ho mai rimpianti rispetto a quello che lascio. Mai. Mi è venuta in mente questa altra mia storia se avessi voluto vivere un’altra vita in un’altra città così tristemente famosa in questo periodo bellico per il suo presidente dagli occhi freddi.

Sono felice di aver scelto una casetta in montagna.

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Non ci sono più colori

Da Pinterest – opera di Burri

Appena sveglia leggo il quotidiano a cui sono abbonata. Mi colpiscono – oltre alle parole degli articoli, i colori delle fotografie delle città bombardate e messe a fuoco. Non ci sono più colori. Solo un diffuso grigio. Come in certi film di fantascienza che non ho mai voluto vedere perché i colori post atomici mi sono insopportabili. Non c’è luce. Non c’è vividezza. Solo un grigio diffuso e melmoso. Come certi pantani di fango. Come la cenere. Come lo smog. Come i rottami e le cantine dove non filtra luce. Come gli ossari. Come il colore delle città bombardate massacrate uccise morte.

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Presenze

Dopo sei anni solamente ora mi rendo conto di queste silenziose presenze lignee nel bosco.

A differenza di quelle realizzate da Mauro Corona, queste non sono pubblicizzate e non è possibile sapere nemmeno l’autore.

Sono cinque, ma io ne ho trovate solo quattro. Hanno reso un ceppo vivo, anche perché il legno è materia viva e non muore mai.

Sono contenta di averle finalmente trovate : saranno un nuovo punto di riferimento durante le mie passeggiate anche perché molti punti di riferimento di un tempo sono spariti a causa della forte siccità. Non c’è più il Giardino Zen e l’Ultima Spiaggia perché non scorre più acqua. Chissà dove andranno a deporre le copiose uova le rane…

Tutto cambia, ma qui l’acqua non scorre…

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Quanta materia

Adoro questo angolo di mondo in quest’ora blu. C’è molta materia e ci sono tutti i colori del mondo in questo corso di algido ghiaccio. Ci sono tutti gli azzurri: polvere e pastello e ci sono tutti i blu Klein e carta da zucchero; ma anche i gialli leggeri e gli ocra fino ai veli di arancione. C’è un’ombra di verde fino allo smeraldo. E perfino del carminio e rosa Tiepolo.

Mi rincuora gli occhi e il cuore questo angolo di mondo dove tutto è fermo e cristallizzato e come immobile nel tempo e nello spazio.

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Al sole

Si sta seduti sulla panchina al sole a disegnare. Tempo fa avrei inciso il mio nome insieme a quello del mio amore. C’era il “nostro privato salotto” in mezzo al bosco, due panche di legno e un tavolo.

Qui, verso il lago, c’è un sasso – meglio dire un masso perché è grandicello, che ha inciso il nome di un abitante: El sass du P….

È bello segnare i posti con i nomi di chi ci sta. Quel masso ha preso il nome del tipo che amava sedersi sopra. E così anche una panchina può diventare mia. Come un’altra panchina può diventare quella di una coppia. Per esempio del marito e moglie che stamattina mentre disegnavo si sono fermati a fare due chiacchiere per poi andare a sedersi più in là.

L’ambiente è di chi lo abita. Chi abita appartiene a un ambiente.

P. s.

Solo stamattina tornando a quella che pensavo “la mia panchina” mi sono resa conto che è già di qualcun altro. Forse di una certa Carlotta….

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Dei profumi

Questa terra così aspra regala un mazzo di profumi così dolci… Come l’anice del finocchietto selvatico, della menta che squilla tra le pietre laviche con il suo verde bandiera…

Del timo così intenso e diverso da quello montano…

Passeggiare in un sentiero tra arbusti è sentire una mescolanza di profumi diversi ad ogni passo… Un rapimento olfattivo che fa riconoscere ogni pianta anche senza l’uso della vista.

Mi ha sempre colpito l’odore della macchia mediterranea soprattutto quando approdavo su un’isola come la Corsica o la Sardegna. Ma anche qui le essenze sprigionano i loro aromi nell’aria a ventaglio.

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Dettagli e panorami d’estate

Amo fotografare i dettagli più dei panorami. Mi piace scoprire la bellezza nel piccolo più che nel vasto.

Mi piacciono le ombre più del contesto.

Queste fotografie sono state scattate con lo smartphone ma al lago rosso di bauxite ho portato la Reflex e mi sono concentrata sulle parti più del tutto, comunque magnifico allo sguardo.

Come questo angolo: con i verdi profondi e squillanti e il rosso della roccia.

Mi chiedo sempre come mai molti italiani, anche in questo periodo di pandemia, abbiano tanta voglia di vacanze all’estero quando la nostra bella Italia ha talmente tanto da vedere gustare scoprire.

Ogni angolo regala profumi, sapori e colori così benefici per il nostro cuore e così sorprendenti per la nostra mente…

Ora che le ho scaricate aggiungo altre immagini di questo posto magico scattate con la Reflex

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Scilla marittima

Nuovo ambiente nuove piante. Qui la terra è arsa e ieri – facendo una passeggiata in mezzo alla pineta bruciata dall’ultimo incendio – ho visto questa strana inflorescenza che nasce da una grossa cipolla che emerge dalla terra. Si tratta della Scilla marittima. Può raggiungere i due metri e sboccia proprio alla fine dell’estate.

Il bulbo può raggiungere diversi chili. Strana pianta che non mi era mai capitato di vedere. È della famiglia delle Asparagaceae come questa piantina spinosa, che è l’Asparago spinoso.

Il terreno è arso e brullo.

Pieno di pietre bianche forellate che sembrano teschi.

I pini sono marittimi.

Non mancano gli eucalipti dal tronco possente

Peccato per gli alberi ridotti a tizzoni neri. L’incendio si è – per fortuna – riuscito a fermare a pochi passi dalla masseria.

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Angoli


Ci sono angoli – su questa Terra – che diventano, nelle diverse fasi della vita, i “nostri posti”.


Nella precedente fase era un angolo del bosco con dei tavolini di legno e panche. Era il “nostro posto”: come se lo avessimo comprato. Quando qualche incauto passante voleva fermarsi a riposare un poco, lo sentivamo come un intruso o un ospite indesiderato. Perché lì noi arrivavamo la mattina con il nostro cestino da picnic. Poi io costruivo la tenda per riposare dopo pranzo e fare all’amore.
C’era sempre un quotidiano da leggere insieme a libri e taccuini per disegnare.
Ce ne andavamo a sera.
Su uno dei tavoli deve esserci ancora impresso il nostro monogramma.



In questa nuova fase il posto è un mulino. Un signore tempo fa, gentilmente, ce lo ha aperto e fatto visitare. Ha spiegato tutti i meccanismi e sistemi tra grandi ragnatele.
Qui non c’è nessun monogramma anche perché l’unico tavolo è di pietra. Ma anche qui ci sono libri e taccuini per disegnare e, spesso, acquarelli.

Anche qui chi arriva a invadere lo spazio – fatto di quiete silenzio e cinguettii – è considerato un intruso.