Quando torno

Quando torno in ospedale per la medicazione ritrovo il bel clima che si era creato nei 22 giorni di degenza tra me le infermiere e le stagiste.

Oggi ho atteso molto e, quando è arrivata l’ora del cibo, ho esclamato: – Questo non mi manca proprio! Le infermiere hanno riso.

Lasciavo quasi il vassoio intatto con tutte le prelibatezze chiuse nella loro venefica plastica. ( Ma quanta plastica si butta ogni giorno in un ospedale e quanto cibo intatto? ) .

Comunque, per tornare ai rapporti umani, è un piacere trovare le persone che mi hanno accudito per così tanto tempo. Ciò nonostante non vedo l’ora di essere così sana e libera da non mettere più piede ( appunto! ) in un ospedale.

Per ora dovrò tornare martedì. Uff.

27 pensieri su “Quando torno

  1. Come ti capisco! Nelle miei brevi, per fortuna, passaggi in ospedale mi chiedevano cosa volevo mangiare spuntando una piccola lista della spesa. Quindi andava sprecato poco.

    Certo se mi avessero portato di loro iniziativa è molto probabile che avrei lasciato lì molto.

    bello il feeling con infermiere e stagiste ma molto meglio è stare al largo da ospedali.

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  2. Capisco, non in tutti gli ospedali si trova quell’umanità di cui si avrebbe bisogno, già nel tuo caso mi pare che avevi trovato tutto sommato una certa sintonia con il personale ospedaliero. Riguardo il cibo, è davvero pessimo, ma d’altronde in certe circostanze ci si fa meno caso.
    Un caro abbraccio, coraggio, passerà anche questo periodo..🤗🤗🤗🤗🤗🤗🤗🤗🤗🤗🤗

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  3. Mi ha colpito una cosa, più di tutteil fatto che, in un luogo dove il desiderio più grande è uscirne, tu sia riuscita a portarti via qualcosa di bello. I rapporti umani hanno questa forza silenziosa…riescono a rendere meno pesanti anche i giorni più difficili. E credo che il sorriso delle infermiere al tuo commento racconti proprio questo, che tra voi è rimasto qualcosa che va oltre le cure. Adesso ti auguro che ogni medicazione sia semplicemente un passo in meno verso l’ospedale e uno in più verso la tua libertà.

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    1. È così. Come ho appena scritto non mi piace essere una mummia distesa in un sarcofago di dolore. Proprio ieri il dottore che mi ha medicato mi ha ricordato una frase che gli avevo detto uno dei primi giorni di ricovero: Non è che mi fate uscire con i piedi in avanti? Dopo un mese non solo si è ricordato della mia battuta, ma ne ha anche riso.

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      1. Sei straordinaria. Fragile e, allo stesso tempo, incredibilmente indistruttibile. Sembra una contraddizione, ma nel tuo caso non lo è affatto.

        Ti chiedo solo una cosa non avere fretta di tornare. Guarire bene significa concedersi il tempo necessario, perché il recupero più veloce è quello fatto con pazienza. Ti voglio rivedere bene, non semplicemente presto.

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        1. Infatti: non ti dico quanto “mi girano” tornare per le medicazioni e i controlli… Stanotte ho sognato due volte che Camminavo senZa più sostegni e qualcuno mi diceva: è troppo presto 🥴 Lavorare sulla pazienza del tempo di guarigione è un mio obiettivo…

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  4. Per quanto si possa stare bene grazie a personale gentile ed empatico, dall’ospedale si vuole solo scappare. Se poi si trova anche personale scorbutico o indifferente (e purtroppo capita), la degenza, anche breve, diventa un incubo. Mi fa piacere che nel tuo caso tu abbia incontrato persone gradevoli. Aiuta molto. Un saluto a Edo.

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  5. Forse il bello di tutto questo – se bello vogliamo chiamarlo – è proprio quel clima di empatia che avevi creato con lo staff ospedaliero e questo rimane comunque un bel ricordo in tutto il marasma che hai dovuto vivere. Ancora un po’ di pazienza dai il peggio è passato. Un abbraccio 💟

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