Le donne alla fine se ne vanno

Occorre e conviene creare un mondo nuovo con tre o quattro note. Dimenticate la parte aggressiva: certi suoni vanno meditati per risorgere.

Mescolate gli ingredienti: risate, incontri, chiacchiere, viaggi, cene, giochi, riposi. Che ve ne importa del tempo? Evaporate nel suo profumo. 

Ci si sveglia con una energia nuova. Lo specchio ci rimanda una luminosa immagine. Gli uomini mi guardano indovinando l’intrigo. 

Dopo gli esseri vampirizzanti ritrovo un balzo fanciullesco. Risorgo, dunque, dalle mie ceneri.

Ho sciolto i capelli leonini e ho una giacca nera di lucida pelle. Avanzo nel vicolo con il pavé sotto un cielo di ombrelli.

Per così lungo tempo mi hai pressata nel barattolo, sottovuoto. Avevo desiderio d’aria. Di volo. 

Stare con un depresso, deprime. Manda giù. Non si vede il cielo.

Ripongo tutte le insulsaggini in un cassetto e chiudo a chiave. Avevi così grande spazio per disegnare nuove parole. Avevi così tanti modi per intrecciare i lacci. E così a lungo ho detto esposto steso manifesti su ogni muro. Per dodici mesi ho teso la mano. 

Le donne che amano troppo alla fine se ne vanno. 

( p.s. Non è cronaca: è scrittura )

9 pensieri su “Le donne alla fine se ne vanno

  1. Le donne alla fine se ne vanno. Così scrivono il finale della storia. Ma dato che sono donne quella storia la racconteranno, affinché diventi universale e possa essere letta anche da chi non è stata capace di scriverla. Tra le righe ciascuna infilerà una frase, una parentesi, una nota a margine. Perché certe storie sono tele continuamente tessute, ma se le guardi da vicino sono piene di buchi rammendati ad arte. Se avessimo amato poco sarebbero piene di buchi e strappi. No, i ricami non servono per dimenticare, le puoi anche chiamare cicatrici, sono la nostra cura, l’attenzione, la passione che in qualche modo dobbiamo e vogliamo esprimere. Saremo sempre troppo per qualcuno, mai abbastanza per noi. Le donne alla fine VIVONO.

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