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Donne

Stai zitta

Immagini di Eletta

“Il vecchio adagio sessista veneto che immagina la donna ideale come una creatura che la piasa, la tasa, e la resta a casa (che sia bella, zitta e a casa) è ancora nella testa di molti e viene fuori attraverso un armamentario di frasi che, pur se non arrivano a imporre direttamente il silenzio, comunque lo sottindendono”.

Così scrive Michela Murgia nel libro: Stai zitta.

È sotterraneo e costante questo modus vivendi nel maxi cosmo maschile duro a morire. Così come sono dure a morire certe parole legate solo al femminile come strega arpia vipera megera…

Come ho già scritto diverse volte si dà molto risalto, giustamente, alla violenza fisica subita da molte donne fino alla morte, come testimoniano, purtroppo, le quotidiane cronache nere.

Non si dà abbastanza risalto all’altro tipo di violenza, ugualmente delittuosa perché annichilente, cioè alla violenza psicologica.

– Stai zitta – appartiene a questo tipo di violenza. Non parlare. Non sei persona in grado di emettere suono. Taci. Non mi interessa quello che dici. Io sono il tuo padrone e decido io. Non ti permettere di giudicare o dissentire. Se mi disturbi mi altero. Non voglio sentire la tua voce.

Murgia intitola alcuni paragrafi di un capitolo del suo libro con quello che si sente dire una donna come lei che parla:

Spaventi gli uomini

Calmati

Hai ragione, ma sbagli i toni

Devi ribattere proprio a tutto?

Così resterai sola…

Povera rompiballe che rimarrà sola… Che paura.

Il detto veneto è duro a morire. Per fortuna molte donne hanno imparato a parlare anche a costo di rimanere sole.

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Donne

Otto marzo

È così piccolo

il luogo dove sto andando,

e perché questi ostacoli –

Il corpo di questa donna,

gonne incarbonite e maschera di morte

vegliato da pie figure e fanciulli in ghirlanda.

E adesso denotazioni –

tuono e cannoni.

Il fuoco ci separa.

Non c’è luogo tranquillo

che giri e giri a mezz’aria,

intatto e intoccabile.

Il treno si trascina, sta urlando –

animale smanioso della sua destinazione,

macchia di sangue,

faccia sull’estinguersi del bagliore.

Seppellirò i feriti come crisalidi,

conterò e sepellirò i morti.

Si torcano le loro anime in una rugiada,

incenso sulla mia strada.

Dondolano i carri, sono culle.

E io, sgusciando

da questa pelle di vecchie bende, noie,

vecchie facce a te salgo

dal nero carro di Lete,

pura come un infante.

Da Arrivare là – Sylvia Plath

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Donne

Eletta

Eletta aveva festeggiato il suo compleanno con un affilato rasoio, come un boia accanto alla ghigliottina e con una tagliente cesoia – come un giardiniere pronto a sfoltire tagliare eliminare. Alla faccia della bontà della pazienza e della compassione.

L’arabesco – nell’architettura vendicativa – le era apparso in sogno la notte. Aveva la mente inquieta ed erano scesi giù avvoltoi. Coperta da leggeri e caldi piumini aveva affilato silenziosamente la lama.

La mattina ogni scena era da allestire con estrema accuratezza. Fotografare creare descrivere la femmina trabocchetto con qualche acconciatura stilistica. Avrebbe poi coperto la trappola con fresche frasche.

Quando tutto fu pronto, Elisa si vestì, si truccò e uscì.Nella caffetteria scelse per sè la poltrona trono, barocca, mentre la sua amica prese posto davanti al tavolino dove si posarono i caffè.

Stesero con molta cura il progetto, ogni dettaglio stabilito provato vagliato stabilito, ogni variazione considerata. Roberto sarebbe stata la vittima. Avrebbe pagato il suo pomposo inutile stupido cieco egocentrismo facendo la figura del fesso.

Non potevano neppure lontanamente immaginare che il loro piano non avrebbe mai funzionato, non perché fosse mal studiato. Perché Roberto non aveva coscienza e pensiero: nulla poteva turbare il suo cuore di cera perché battito non c’era. Roberto era senza anima senza volo senza pentimento rimorso senza sentimenti. Un buco nero coperto da un fantoccio. Una statua di sale.

Quando cadde nella trappola non si udì un sussulto. Non gli si scompose un ciglio.

Eletta e la sua amica non avevano considerato la variabile “essere non umano” nel loro ben congegnato piano.

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Donne

Scarpette rosse

Lui mi segue sempre sento i suoi passi sotto casa si nasconde in cantina per vedere se esco quando torno lui mi chiude a chiave nella stanza e mi getta contro le pareti sei mia ripete e non puoi fuggire lui mi rompe le ossa ma nessuno si chiede perché d’improvviso sono sempre fasciata ingessata e al pronto soccorso nessuno mi tutela anche se vado dalla polizia mi guardano come se fossi una pazza che vede i fantasmi e sente le voci invece io sento la sua presenza sempre in ogni momento ho paura ho paura quando esco e quando sono in casa ho paura al lavoro e quando vado in un bar con gli amici sento sempre i suoi occhi e sento la lama del coltello che mi ucciderà gliel’ho detto al poliziotto che prima o poi mi uccide ma lui mi ha guardata come si guarda attraverso un vetro non ha capito che io prima o poi morirò perché mi soffocherà o mi sparerà o mi butterà a bruciare in un campo in un’auto o mi metterà in un sacco gettato nel fiume

103 donne uccise nel 2021

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Donne Gioco linguistico

Tautogramma in D come Donna

Buon lunedì. E buon 8 marzo a tutte le donne.

Da Pinterest

Oggi il gioco linguistico è un tautogramma in D.

D come Donna.

Ecco il mio:

Dentro dozzine di dalie

dormono dolenti

duemila donne deturpate.

Devieremo deste destino.

Dritte decisive dignitose.

Buon lunedì e buon gioco linguistico

Eletta

Donna,
dimentica daddoli, dondolii, distrazioni!
Detieni doti divine,
dimostra dignità, determinazione,
dacci dentro!
Dannatamente diretta
domina destino.

http://Il Blog di Silvia Cavalieri
https://silviacavalieri.com

dunque devo dire donna?
domanda discutibile, da detrarre da debiti e doveri.
“Dici donna, dici danno”, dicevano dotti deficienti.
“Dici donna, dico dono”.
Dalle debuttanti alle decadenti, dalle decorose alle disinibite, dalle dive alle defilate, danno doni deliziosi, difficili da dimenticare.
Da decenni devo dirmi deferente difensore.
ml

orearovescio
https://orearovescio.wordpress.com

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Donne

Le lacrime

In questo difficile anno ho versato raramente lacrime.

Non sono facile al pianto che trovo, comunque, benefico. Piangere fa bene.

Lo dovrebbero imparare tanti uomini a cui hanno insegnato che “un uomo vero non piange”. Non è così. Un uomo vero, un uomo forte piange. Non è segno di forza trattenere la commozione, è solo un inutile retaggio culturale.

Per la donna è sempre stato più facile piangere, non ci sono state restrizioni culturali. Infatti se un ragazzo piange gli si dice: Non sei mica una donnetta!

Bene. Le donnette e donne piangono perché sanno buttare fuori le emozioni. Ma ci sono tanti tipi diversi di lacrime. Tutte, comunque, appartengono alla donna ferita.

” Le lacrime possono essere congelate in una forma ghiacciata con punte aguzze simili ai pugnali

oppure le lacrime possono precipitare in tempeste torrenziali capaci di sommergere la terra su cui si trova la donna

Le lacrime però possono anche cadere come una pioggia benefica che permette la rinascita…

Le lacrime aprono un varco nell’anima, insieme all’ira, le lacrime possono liberare una donna e partecipare alla sua guarigione dalla ferita”

Estratto da: La donna ferita – Linda Schierse Leonard – Casa Editrice Astrolabio

Dedicato a tutte le lacrime, versate da qualsiasi persona, in questo difficile anno.

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Attimi Donne

Viola

Viola amava il viola, colore dell’introspezione nello spettro. Così le aveva detto l’omino al Corso con i barattoli allineati al centro dello spazio. Le scimmiette volanti erano corse a scegliere la tinta e, dopo averle fatte ruzzolare, con calma e senza entusiasmo Viola aveva scelto il viola. Un po’ di rosso un po’ di blu. Una mescolanza tra passione e mare profondo.

Era giù Viola. In cantina, mentre volevano metterla in vetrina. Il corpo magro ballava nei vestiti stretti. 

L’omino era così dentro la sua recita di maestro e artista, funambolo della parola: le scimmiette volanti succhiavano ogni parola e prendevano appunti. 

Nel gruppo c’erano pochi uomini. Uno di questi, un altro maestro di ego stratosferico, scrisse: Lo so che mi stai pensando.

Viola scrisse: Destabilizzata.

Al termine del Corso d’Arte lei si trovò improvvisamente contesa dai due omini dall’Ego stratosferico.

La lotta tra i due per averla durò molto tempo. 

Lei non capiva perché questa continua rivalità per averla in esclusiva. 

– Nessuno dei due uomini ama lei. – Così le spiegò lo psichiatra… – Si amano loro, e amano la guerra per avere la supremazia. 

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Donne

Manuale della perfetta donna

Da Pinterest

Ieri sera Lilli Gruber a Otto e mezzo ha mostrato, in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne, un frammento di una trasmissione andata in onda su Rai Due alle 15 del pomeriggio.

Pensavo fosse la “solita” drammatica testimonianza di una donna maltrattata con le ferite sul viso o sul corpo, la faccia tumefatta e gli occhi neri… Invece no.

Sulla televisione nazionale alle tre del pomeriggio si “educavano” le donne su come comportarsi in modo “acchiappo” nel 2020.

La tipa mostrava come tirare un carrello con le gambe lunghe nude e scarpe tacco dodici, maglietta sufficientemente scollata al punto giusto e corta per sottolineare il punto vita. Partendo dalla constatazione che ciascuno si veste come vuole anche scambiando un supermercato per una serata in discoteca, la cosa a aberrante era la spiegazione delle mosse da fare per diventare “attraente” e quindi giungere all’acchiappo. Come chinarsi per raccogliere una scatola mostrando bene la coscia, come spingere in fuori il fondo schiena per alzarsi a prendere un prodotto in alto…

Purtroppo non trovo il pezzo. Comunque nei giorni in cui si celebra la violenza sulle donne la Rai mette un intrattenimento di tal fatta? Il succo è : anche al supermercato cercate, bamboline, di essere al meglio in modo da attirare i polli. O i merli. Comunque di piacere.

Mi ha ricordato quei vecchi manuali di mia madre o mia nonna su come essere una brava mogliettina o madre o padrona di casa. Ora basta esibire al meglio i propri gioielli anatomici…

Sono rimasta senza parole. Donne che si prestano in questa dimostrazione di assoluta ocaggine? Altro che rivoluzione culturale.

Ora mi vesto con la mia maglia nera e fuseau e scarponcini mi infilo un cappello ed esco. Se qualcuno mi guarda non sarà per il tacco dodici e le gambe nude, sarà per l’eleganza che prescinde dalle parti esposte e dalle unghie finte. L’eleganza è stile.

Se qualcuno non mi guarda sarò felice ugualmente perché io mi vesto e mi muovo in un certo modo perché sono io e non una scimmietta ammaestrata.

P. s. Ringrazio Rodi per aver messo il link nei commenti. Guardatelo!

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Donne

#Giornatamondialecontrolaviolenzasulledonne

Grafica di Eletta

Ho rivisto il film ” Schegge di paura” con Richard Gere e Edward Norton. La paura scaturisce per la trasformazione impressionante del ragazzo mite, accusato di omicidio. Un chierichetto. È impressionante il cambio di espressione personalità e linguaggio del ragazzo affetto da schizofrenia, dissociazione e personalità multipla. Due persone in una. Il bene e il male in un unico corpo.

Domani si celebra la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne.

Come tante donne anch’io sono stata vittima di violenza.

La cosa che più mi sconvolgeva allora, era la repentina velocità con cui il mio aguzzino cambiava faccia. In un attimo montava la sua rabbia e colpiva. Poi non ricordava.

A parte la violenza fisica subita c’era anche quella psicologica. Quando era “normale” si andava a concerti, si leggeva libri insieme, si conversava su qualsiasi momento, ci si amava in modo totale e con una passione travolgente. Con l’altro, apparentemente normale, che era in lui io stavo proprio bene.

Poi d’improvviso scattava l’altro Altro.

Gustav Klimt

Incredibilmente, più delle botte calci pugni di cui il mio corpo conserva ancora e sempre tracce, l’atto che ho vissuto come massimo punto di violenza è stato quando mi chiudeva in casa sua, impedendomi vie di fuga.

Chiudeva la porta a chiave e portava via la chiave nascondendola in un’altra stanza.

Da Pinterest

Ho passato notti dentro la sua casa prigioniera con lui che andava a letto come se nulla fosse. Lo supplicavo di lasciarmi andare. Essere chiusa mi toglieva il fiato. Era terribile. Avevo paura.

Quando ero piccola cantavamo questa filastrocca in girotondo: L’uccellino in gabbia che muore dalla rabbia… mi vuoi bene sì o no?

Tutte le mattine leggo i quotidiani e quasi  tutte le mattine c’è almeno un caso di cronaca nera e di femminicidio. Ci sono numeri di emergenza per chi è costretta a convivere questa pandemia con il proprio aguzzino.

Riporto sotto un link dove viene ribadita l’importanza di chiamare e chiedere aiuto. Ai tempi non l’ho fatto e detesto giudizi sommari sul perché una donna vittima di violenza non chiede subito aiuto e non denuncia.

Ora lo farei subito.

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Donne

Dicono

Dicono che se sei forte dovrai affrontare prove e più forte sei, più le prove saranno dure. Bella consolazione quella di essere considerati forti quando devi fare i conti quotidianamente e costantemente con persone arroganti tracotanti permalose poco educate. Che ti detestano, tutto di te invidiano. Che sparlano ti insultano ti provocano. Piccole zanzarine noiose. Che poi non dormi.

Per lo più donne, che non hanno ancora raggiunto la parità di genere ma – per cattiveria invidia maldicenza – superano in “bravura” i maschi che in quel campo sono all’asilo col grembiulino azzurro.

Donne che pensano che gli rubo gli uomini quando non mi passa nemmeno per la testa di farmi omini coi baffetti da sparviero e capelli tinti. Donne che mi intimano di togliermi l’anello dell’ultimo fidanzato senza dire apertamente che di me sono invaghite. Che poi, non ci sarebbe niente di male a dirlo, invece per un loro intimo conflitto cominciano a farmi la guerra. Troppa energia bambina: se regali odio regali energia.

Così per una storia o per l’altra io mi ritrovo sempre senza sorellanza.

La penultima non mi ha neanche avvisata quando è morto suo marito forse perché l’ultima volta che li ho visti, in riva al lago, lui mi ha detto che sono un angelo. E quando eravamo in vacanza insieme – la sera a cena – mentre sua moglie succhiava acqua calda dal piatto fondo, io lo facevo ridere Giorgio e lui faceva ridere me mentre lei succhiava in silenzio. Lei non sopportava che io persino in quel piccolo alberghetto in Trentino avessi trovato un innamorato: era col padre a un tavolo vicino e ci eravamo piaciuti. Ancora adesso siamo amici. Perché io ho la fratellanza invece della sorellanza perché con gli uomini ci capiamo al volo e non ci sono sotterfugi né invidie stupide.

Le donne non sopportano amiche seducenti. Le preferiscono anonime coi baffi che così nessuno le guarda e non si fa la guerra per un povero pollo.

La leggerezza e il riso. Questo manca ed è sempre mancato alle mie ex amiche perse per strada perché mi volevano o non volevano che io piacessi a un altro o temevano che io volessi il loro uomo e glielo rubassi poi la notte entrando dalla finestra con una tuta nera come Catwoman.

Da Pinterest

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Il prezzo

” Essere d’ora in poi una moglie amorevole e donna di casa. Stirare cucinare pulire cucire. Gioire dei successi di mio marito e trovare in essi la felicità. (… ) D’ora in poi farò la brava. Indosserò il grembiule e mi darò a pulire zanzariere e finestre. Saprò stare al mio posto. Preparerò degli stuzzichini per Michel e i suoi ospiti. Baderò di non far mai mancare il caffè. Terrò un quaderno delle spese. Mi metterò il vestito scuro e lo accompagnerò agli eventi mondani cui sarà invitato. Non lo farò sfigurare. (…) Lo aspetterò ogni sera al suo ritorno, gli servirò una cena di più portate, riempirò la vasca d’acqua calda e poi mi siederò ad ascoltare i suoi resoconti quotidiani” – Amos Oz – La scatola nera – Feltrinelli

Essere diversi è un prezzo che si paga caro.

Soprattutto se si è donne. Sto ragionando, in questi giorni, su quanto costa – e quanta fatica si faccia – a non aderire alle implicite o esplicite richieste culturali sociali familiari educative.

Che ci piaccia o no, come donne siamo chiamate a servire. Ancora. La donna che tiene pulita la casa, che cucina e prepara il cibo e sistema le stoviglie, che cura i figli e gli anziani. Anche in questo periodo tutto il sistema si è basato su questo servizio femminile.

Naturalmente, e per fortuna, ci sono delle eccezioni. Mio fratello, per esempio, è un ottimo cuoco e si prende cura in modo non episodico dei pargoli. Ma sono eccezioni. Le coppie che conosco e che funzionano vedono la donna che, oltre al lavoro, si prende cura della casa e prepara il cibo oltre a organizzare tutto il tran tran familiare.

Colf badante segretaria cuoca e a volte anche dog sitter. Se la donna, come nel mio caso, semplicemente è diversa e non sottosta a questi compiti viene giudicata, anche pesantemente, viene gettata come cosa inutile, non è funzionale.

Per essere diversi occorre essere molto forti. Una pedina che esce dallo schema rigido e precostituito dal sistema viene guardata come corpo estraneo e marginalizzata.

Anche nel film ” Otto e mezzo ” di Fellini nella bellissima scena dell’harem la moglie Valeria, a memoria più o meno, dice:

– Vedi adesso lavo il bucato e lo stendo, poi pulisco il pavimento. Ci ho messo venti anni a capire qual era il mio compito. Ma adesso l’ho capito e sono felice.

L’inquadratura la mostra china, inginocchiata, sul pavimento che passa lo straccio attingendo a un secchio vicino. Intorno sciamano tutte le donne che lui ha amato e ama. Quando invecchiano vengono spostate in soffitta. Non servono più.

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Un anello

Immagine fotografica di Eletta

Stamattina un sogno, molto carico, mi ha svegliata. Una donna mi chiedeva dell’anello che portavo all’anulare della mano sinistra. Le pietre erano state incastonate con molta cura e perizia, una ad una. Gemme preziose. La donna ne aveva uno simile e venivo scoprendo che aveva una carica importante. Era una donna che aveva potere.

Alcune scene del sogno sono svanite, come sempre. Mi sono però chiesta il senso di questo doppio femminile con anello.

L’anello è un forte simbolo. Nel sogno sicuramente simbolo di potere. Ma anche di legame: qualcosa legava me a quella donna.

Nei giorni scorsi ho pensato, con quel pensiero che non si fissa ma sorvola, come sono stata una donna difficile. Anche perché ho avuto potere. Anche perché sono spesso stata diversa. Difficilmente omologabile e soggiogabile. Ho creato iniziative che mi hanno messo al centro.

Essere una donna e essere al centro dell’attenzione non è sempre facile: invidie e gelosie sono il pasto quotidiano. E io molte ne ho subite.

Forse per questo ora preferisco non apparire sui palcoscenici e stare in platea.

https://tranellidisetaduesolosogni.blogspot.com/2015/12/i-fantasmi-del-sogno.html

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Donne

Domani #giornatacontrolaviolenzasulledonne

Immagine fotografica di Eletta

Domani è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Vorrei parlare della violenza psicologica più sottile e quasi invisibile, così silenziosa e poco appariscente. Così terribile.

Cammina in punta di piedi con un coltello verbale in mano. Si nasconde dietro muri di silenzio. Ti assale alle spalle quando sei più fragile. Lavora costantemente e quasi non te ne accorgi. Ti logora. Ti sfinisce. In alcuni casi ti uccide.

È la violenza di chi ti manipola, di chi non ti ascolta, di chi non ti vede e ti offende.

È la violenza dell’uomo che ti continua a ripetere che ti vuole tanto bene e poi ti svaluta continuamente: sei paranoica, sei pazza, vedi cose che non esistono, capisci male.

È la violenza dell’uomo che si dimentica delle sue responsabilità e che spesso ti mente.

Sto parlando dell’uomo che non valida le tue esperienze.

Sto parlando dell’uomo che ti offende e usa lo scherno.

Sto parlando dell’uomo padrone che non vuole discussioni: quello che dice – o decide lui – è legge.

Se ti fa impazzire non è amore.

Se ti svaluta non ti ama.

Se non sa confrontarsi con te, se non sa dirti/ascoltare il diverso e soggettivo punto di vista non ti ama.

Se non si prende mai la responsabilità dell’accaduto e non si scusa mai non ti ama.

Se non sa essere grato per tutto quello che tu dai: non ti ama.

Se non sa mantenere un clima affettivo costante nel tempo, ma ti ama tanto per tre giorni e si dimentica di te per gli altri quattro: non ti ama.

Se non si accorge quando stai male, quando il tuo cuore è a pezzi, quando è indifferente a quello che senti non ti ama.

Se non ti rispetta non ti ama.

Ignorare la tua compagna è peggio della violenza. Se dai uno schiaffo alla tua compagna, le fai violenza ma puoi essere nervoso o sotto stress, fai quel gesto e ti scusi subito con un abbraccio. Se invece ignori per giorni la tua compagna le fai violenza perché le stai dicendo: tu non sei niente per me, mi sei indifferente.

È anche la violenza dell’uomo narcisista patologico, di cui ho già scritto. Di un uomo completamente centrato sui propri bisogni, incapace di provare empatia e simpatia.

Mi sono chiesta perché ultimamente fioriscono i video sul tema del narcisismo. Probabilmente perché è un problema grave del nostro tempo. E si sta parlando di una patologia. Cioè di persone malate con questo quadro clinico: mania di grandiosità, necessità di ammirazione e mancanza di empatia.

I narcisisti non comunicano: comandano. I narcisisti sono freddi calcolatori. Non accettano critiche. Sono vampiri energetici.

Stiamo parlando di persone malate e fragili che, se vengono scartate, possono diventare pericolose.

Se uniamo questo fenomeno al tema della progressiva devirilizzazione del maschio, dell’aumento della fragilità del maschio possiamo anche capire perché aumenta la violenza sulle donne.

L’uomo che fa violenza, psicologica o fisica, non è forte.

È disperato, fragile, depresso, non centrato.

Va fuori di testa quando perde l’unica cosa che dà senso al suo vivere. Va fuori di testa perché pensa di avere in possesso la donna esattamente come ha in possesso la sua automobile.

È una persona con un forte disagio. Se non viene aiutato, a livello psicologico, non potrà modificare il proprio disfunzionale comportamento. Il problema è che non desidera essere aiutato perché non è consapevole del proprio disagio.

Sono fondamentalmente una donna positiva. Credo che i centri antiviolenza possano fare un ottimo lavoro. Credo che diversi uomini hanno oggi più possibilità di un tempo di fare un serio lavoro sul proprio disagio. Credo che molte donne oggi possono essere aiutate.

Occorre prestare molta attenzione ai primi segnali, alle denunce delle donne. Quando una moglie madre compagna trova il coraggio di denunciare non va lasciata sola. Mai.

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Donne

La violenza del silenzio

Ieri sera, dopo molto tempo, ho guardato Otto e mezzo con Lilli Gruber e i suoi ospiti. Il tema era il Family day. In realtà il tema, ripreso più volte dalla conduttrice è stato: la violenza sulle donne, la crisi del maschio, anche alla luce degli ultimi stupefacenti verdetti di “abbassamento della pena” per tempeste emozionali e mancata bellezza del soggetto oggetto di violenza.

Devi essere bella, cara donna, e poi non lamentarti se qualcuno si ingelosisce, ti vuole solo per te e ti ammazza. Devi essere ben bella e provocante se un uomo si permette di saltarti addosso e poi lasciarti in mezzo a un prato. Forse avevi la gonna troppo corta, le gambe troppo lunghe, il seno troppo esposto.

Devi proprio “tirare fuori” il tuo marito, compagno, fidanzato se poi lui – chiaramente in preda a una tempesta emozionale – ti mette le mani addosso, ti ammazza, ti brucia, ti butta dell’acido in faccia.

Non si parla mai, forse perché non ci sono notizie di cronaca così eclatanti, della violenza del silenzio e della violenza silenziosa. Il maschio la esercita con un potere annichilente. Tu devi fare come dico io. Tu devi essere come dico io. Tu devi servirmi. Se esci dai ranghi io non ti parlo finché non esegui gli ordini. Ti anniento con il silenzio. Faccio in modo di non vederti. Per me sei trasparente finché non torni a fare quello che desidero. Sono cupo arrabbiato con te finché non torni mia schiava.

A conferma di quanto sottolineava ieri sera la Gruber: anche questo tipo di violenza psicologica, è operata da un maschio fragile. Chi ha bisogno di prendere lo scudo tutte le mattine, impugnare un’arma per comandare e dettare ordini – spesso impliciti – verso la propria donna è un uomo che non rispetta la dignità della persona. È un uomo che si ritiene superiore perché maschio. Ma in realtà è estremamente fragile considerato il continuo controllo che deve agire.

Naturalmente, voi direte, c’è anche una donna che accetta questi soprusi. Certo. Finché non se ne va, naturalmente se è economicamente indipendente.

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Donne Parole

#8marzo #Bambole 

Nel catalogo sono scelte in base all’altezza. Misura dei fianchi, del seno. Degli occhi, delle labbra. Dei capelli. Biondi o mori purché fluenti, lucidi, ben pettinati.

Se tiri la cordicella puoi scegliere in base alla voce: poche parole ripetute, belle dolci parole.

Nel catalogo ne trovi di tutte le misure, forme, dimensioni. Eleganti, chic, intelligenti: sanno interloquire con ogni discorso scodellato nel piatto dal signore.

Muovono gli occhioni mostrando empatia : annuiscono, ti capiscono, ti ammirano.

Le compri con poco: una cena, l’apertura dello sportello della voiture che fa molto galantuomo. Le buone maniere funzionano sempre. Così le compri, le noleggi, le prendi e le porti via.

Hanno un buon odore, se le baci o lecchi un buon sapore.

Non rompono come le mogli, le fidanzate, le compagne. Non ti chiedono dove vai cosa fai chi sei.

Stanno dove le metti. Adatte per ogni situazione: con loro non farai brutte figure. Sanno come accostare le posate sulle quattro e venti, finito il consumo del cibo nel piatto. Si muovono con eleganza.

Nulla è stonato: l’abbigliamento con l’accostamento armonico dei colori. La borsa costosa con le scarpe dal tacco alto. Le gambe belle in vista.

Di loro ti puoi dimenticare per giorni interi. Stanno mute in attesa di un driiiin. Non una telefonata che costa troppo, basta un messaggino con le tre parole in ordine inverso. Ci metti due secondi, i messaggi li hai già in memoria. Ne invii uno a caso: loro ti saranno grate.

Non ti tolgono troppo tempo. Non hanno pretese assurde.
Anche a letto funzionano benissimo. Non ti chiedono nulla, si plasmano nelle tue mani, morbide e flessuose si adattano a tutte le posizioni. Se hai problemi di erezione, di impotenza, se non ce l’hai della misura adatta, loro non fanno una piega.
Si piegano ai tuoi perversi desideri ripetendo: – Quanto sei bravo. Che uomo dolce sei. Tu sì che mi fai godere. Il repertorio delle frasi di supporto e gratificazione, è illimitato. Il nastro scorre senza mai incepparsi.

Se una ti stanca, non hai che sostituirla: dopo un po’ si sa: ci si può anche annoiare, vale la pena di cambiare tanto per avere la sensazione di brividi nuovi.

Nel catalogo ce ne sono a migliaia.

Una lunga muta fila in attesa. Sono state costruite per te. Le passi in rassegna, sfogliando le pagine, e ne scegli una. Funzionerà.

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Donne

Befane


Stasera ho un aperitivo tra befane.
Arriveremo volando e lasceremo fuori dal locale le scope.

Pensavo ieri sera a tutte le etichette date alle donne.
Etichette bianche: Santa, madre, sorella, sposa
Etichette nere: puttana, troia, strega, megera, arpia, befana…

Non esiste il Befano.
Così come non esiste il troio. Solo il puttaniere.

Il mio caro compagno quando mi ha conosciuto, avendo avuto una moglie molto più giovane di lui e magra, mi appellava con queste due etichette: vecchia e grassoccia.
Inutili dire che non ero né vecchia ( ho la sua stessa età ) nè grassa: sono una 42 da sempre e un cane ( il suo ) di quaranta chili riesce a fratturarmi un dito.

Pare che gli uomini oggi abbiano un gran bisogno di difendersi da noi donne, sempre più sicure indipendenti e forti, attraverso l’insulto gratuito.

Non si diventa più forti insultando o recintando l’altro in piccoli angusti spazi.
Chi è libero comunque vola in alto. Come le Befane.

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Fame d’aria

Fuggiva dunque da tutti i luoghi. Nella mezza luce della sera si era d’un tratto ricordata del suo aguzzino quando toglieva le chiavi dalla serratura e la teneva prigioniera. Come un uccellino sbatteva le ali, ma chiuse erano le sbarre. Le mancava l’aria. Quelle sere che lui chiudeva e lei non sapeva come andare e non servivano lacrime e preghiere.
Quella sensazione di prigionia non le sarebbe più passata. Aveva fame d’aria. E di solitudine.
Dopo quelle esperienze Elettra stava bene solo quando aveva il potere di chiudere e aprire da sola le porte della sua casa. Di uscire o restare a proprio piacimento. Stabilendo i tempi. E i luoghi. Non ci sarebbero più state grate sbarre e porte chiuse. Ora divorava l’aria e non era mai sazia.

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A tutte le donne che #noviolenzasulledonne

A tutte le donne che cucinano carezze per il compagno e i figli

A tutte le donne che carezzano i mobili e i pavimenti perché il nido sia caldo

A tutte le donne che ricamano favole notturne per il comune sonno

A tutte le donne che lavorano a casa e fuori, cariche di fatica e borse

A tutte le donne che sopportano silenzi e chiacchiere sedute al focolare

A tutte le donne che filano e sfilano come Barbie per l’estetica maschile

A tutte le donne che truccano il viso e il corpo per essere visibili

A tutte le donne che non hanno più viso per l’acido gettato

A tutte le donne che portano la croce di un uomo padrone, incapace di non essere il più forte

A tutte le donne che hanno sopportato in vita soprusi e violenza

A tutte le donne che camminano con la faccia aperta e la testa alta nonostante le scarpe rosse

A tutte le donne forti che sanno mediare capire ascoltare e fuggire da artigli laceranti

A tutte le donne semplici che servono in questo tempo critico

A tutte le donne che hanno lottato per la dignità nonostante le continue umiliazioni

A tutte le donne che camminano tenendosi per mano accanto a compagni solidali

A tutte le donne silenziose e mute con il peso del giorno

A tutte le donne e a tutte le rughe che segnano la storia sulla geografia del loro corpo

A tutte le donne belle nella loro anima eterna

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Donne

I due

I due sono arrivati ospiti – nel nostro luogo di montagna – due volte.

La prima volta lui, iniziando il percorso di ascesa ha detto: – Vi aspetto su. Doveva mostrare la preparazione atletica e i muscoletti. Lo abbiamo trovato con la lingua penzolante al primo tornante e abbiamo proseguito insieme.

Lei ha detto che loro erano allenati perché facevano almeno sei chilometri ogni giorno e andavano in palestra. La storia dei sei km è stata ripetuta fino alla nausea.

Il giorno successivo alla scalata entrambi ci hanno pregato di fare solo piccoli pezzi in piano perché le loro gambe avevano dei risentimenti.

La seconda volta che sono arrivati hanno deciso di stendersi sui lettini, nel giardino dell’albergo, e di non muoversi più. Sono rimasti lì appiattiti e fermi come lucertole. Si sono mossi solo per pranzare e cenare.

Lei lo chiamava: “Amorino” e erano come due fidanzatini alla loro prima uscita. “Ci hanno detto stamattina che siamo proprio una bella coppia”.

Lui aveva già prenotato un altro alloggio perché sarebbero venuti ancora prima di partire per il mare. Non sono mai arrivati. Lui si è perso la caparra della prenotazione nel prestigioso b&b tutto di legno con sauna e vasca idromassaggio.

A casa le ha riportato la giacca che lei, sbadatamente, aveva lasciato sulla sua auto l’ultima volta in montagna. Nel sacchetto c’erano anche dei dolci: quei dolci che a lei piacevano tanto .

Lei lo ha tenuto sulla porta. Ha preso il sacchetto e gli ha detto:

– Non farti più vivo.

Al telefono raccontandomi l’avvenuto lei ha commentato:

– Si fosse presentato con un diamante di Pomellato avrei capito: ma solo per la mia giacca con i dolcetti poteva proprio farne a meno.

L’uomo dai muscoletti atletici è stato usato esattamente il tempo necessario a riempire il vuoto periodo d’agosto quando i figli ( grandi ) erano via. Tornati i figli l’uomo “amorino” era diventato un ingombro non presentabile ed è stato liquidato su due piedi.

Così fanno alcune donne.