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Colori emotivi dei libri

Non sono pagata per fare pubblicità né recensioni. Ma i libri fanno parte del mio quotidiano e quindi ne scrivo come del resto.

Di Paolo Giordano ho letto La solitudine dei numeri primi – Premio Strega 2008. Mi ero ripromessa di rileggerlo, considerato che mi aveva lasciato un gusto incompiuto e inafferrabile in bocca.

Con Tasmania ha vinto la classifica di qualità della Lettura. Ho dato un’occhiata ai libri premiati negli anni precedenti. Tra gli altri ho letto: Limonov di Carrère, Berta Isla di Javier Marias (che non ho trovato il migliore dei suoi libri).

Normalmente i vari Premi Letterari mi vengono regalati e, normalmente, non mi piacciono.

Il supplemento La Lettura lo trovo davvero ben fatto e quindi stimabile. L’ultimo libro di Paolo Giordano fin dalle prime pagine mi lascia una sensazione di estrema malinconia. Come il suo primo romanzo. Direi che ha un colore antracite: non proprio nero, ma tendente allo scuro alla nebbia al metallo.

L’altro libro che sto leggendo di Marie Kondo, invece ha un colore tendente al bianco beige: delicato impalpabile leggerezza compostezza armonia calma.

È interessante dare un colore emotivo ai libri. Non so se qualcuno l’ha già fatto. Ma io, d’ora in avanti, se leggerò un nuovo libro gli darò un colore emotivo.

15 risposte su “Colori emotivi dei libri”

mai dato un colore ai libri. Però è interessante è questo connubio. In questo momento sto leggendo Halloween di Ray Bradbury. Un’antologia di romanzi e racconti ispirati a questa giornata. Una raccolta molto corposa composta da tre romanzi, piuttosto lunghi, e una serie di brevi racconti. Colore? Giallo venato di nero e di viola. L’altro è un giallo ma è troppo presto per attribuire un colore.
Bella serata

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Capisco! Io davo un colore emotivo (ma non lo chiamavo così, anzi non lo chiamavo proprio) alle sensazioni associate alle materie scolastiche, ai tempi del liceo.
Questi colori io li “sentivo” e basta. Ora non me li ricordo più… salvo il colore del greco (una materia che mi piaceva molto, ma un po’ mi sfidava,) era il giallo acceso.

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È un’invenzione di mia madre, che da tanti anni non c’è più. Quando era ospite a casa mia, appunto in questo periodo, si lamentava sempre per le basse temperature . Giunti intorno ai 24 gradi, la portavo davanti al termostatò della caldaia e al termometro, al che lei osservava: “E allora vuol dire che i tuoi sono gradi freddi!” Forse aveva ragione, la casa era vecchia, al pianterreno e poco illuminata. Ora che nella casa nuova potremmo avere “gradi caldi” viviamo al freddo perché, grazie ai grandi della terra, non possiamo permetterci di pagare il riscaldamento!

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