Sei marzo

Ieri, riordinando le immagini sullo smartphone, ho visto questa.

Sei marzo. Il vento si era alzato sollevando in un turbine la gonna della neve. Ricordo quel giorno come ancora “spensierato”. Forse ancora non c’era in me l’idea della catastrofe, della imminente guerra. Come una bambina avevo gioito per l’inatteso spettacolo. C’era il sole in terrazza.
Ora siamo soli. Soli e chiusi dentro nel dolore. Nella paura dell’attesa.
C’è questo tsunami che ci inghiotte e con noi tutto. I nostri libri abitudini giri spese vestiti cani amori amici divani quadri. Tutto sprofonda e diventa un mulinello di polvere.
Sono giorni di estrema agonia.

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