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Le nuvole

Le nubi danno spettacolo stasera sulla montagna nuda / coprono pudicamente la nera roccia

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Riti

Acquarello di Eletta

I riti. Il rito della colazione: momento di puro relax tra i veli del risveglio. Assaporare adagio. Il profumo del caffè e il suo aroma che invade la casa. Biscotti o una brioche.

Non potrei vivere senza fare colazione.

Non potrei riacquistare quel senso di me.

Momento delicato da vivere senza rumori distrazioni impegni. Il rito della colazione viene prima di ogni altro impegno infatti piuttosto mi alzo alle sei se devo essere fuori casa alle sette… Nessuno mi toglierà questo piacere e questo momento tutto mio.

Quando abitavo giù dopo il caffè mattutino ero solita andare in una bella caffetteria per prolungare il piacere del risveglio con un croissant caldo e una tazza di ginseng. Allora era anche il momento di due chiacchiere…

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Piove nell’intimo animo

Piove nell’intimo animo

gocce di antracite

mentre

fiato di nuvole

vela i poggi.

Stanno i selvatici

tra magrittiani tronchi.

Le verdissime foglie

imperlano rami neri.

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Non ho più

Dopo due anni di pandemia e ora la guerra mi rendo conto che non ho più

  • Voglia di dipingere
  • Voglia di leggere
  • Voglia di approfondire
  • Voglia di parlare
  • Voglia di incontrare
  • Voglia di creare

Mi manca l’entusiasmo. È esaurita l’energia. Stanno immobili i miei libri. Chiusi. Stanno nei cassetti pennelli e colori. E carta e blocchi. Una sottile nausea circonda ogni cosa. Una tristezza in fondo. Come una nube. Una patina stanca.

L’unica cosa che riesco a fare in questo periodo è sferruzzare. Faccio maglioni perché mi è stata regalata molta lana. Così seguo solo l’incrocio dei fili e dei ferri e l’anima si distrae, si perde in questo ritmo.

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Nessun desiderio

Due anni di pandemia mi hanno tolto desideri interessi e mi hanno regalato una diffusa stanchezza e apatia.

Già ero una “difficile “ : ora nulla mi piace e mi soddisfa. Poco o niente mi interessa. Seguivo la politica. Ora cerco cose leggere. Non c’è posto per discussioni e soliti tiritera. Niente Gruber e affini. Mi spiace. Preferisco Geppi su Rai Tre che almeno mi fa ridere. Pochi libri. Mi sento soffocare da tutti i libri che ho. Non so come ho fatto a leggere tutti quei libri. Non so come ho fatto.

Ho bisogno d’aria e, infatti, sto bene in camminata la mattina all’aria aperta. All’aperto riesco anche a disegnare.

Poi mi annoio. Tutto mi stanca e annoia. Pochi film che possono piacermi. The Funeral Party mi è piaciuto perché mi sono piaciute le interpretazioni degli attori: Robert Duvall, Bill Murray e Sissy Spacek.

Non so come certe persone riescono a vedere serie insulse. Vedo la prima scena e chiudo. Capisco sempre dalla prima sequenza se un film mi piace. Non serve procedere.

Nulla mi stupisce. Mi scuote da questo letargico inverno col sole a picco come fosse agosto. Sono davvero esausta. Di non poter fare colazione e di non poter fare aperitivi. Qui come ovunque il virus dilaga. Non è il caso di tirar giù la mascherina al caldo di un bar. Non è il caso di far nulla. E come tutti mi sto un po’ stufando. Seccando. Alterando.

Anche basta. Santo cielo. Avrei voglia di viaggiare. Ogni tanto guardo le immagini fotografiche di settembre in Salento e mi chiedo se davvero ci sono stata un mese. Tutto è lontano sfumato il tempo è dilatato gessato glassato ghiacciato in una teca immobile.

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Alzarsi all’alba

Alzarsi all’alba dona questo meraviglioso spettacolo. Stamattina la catena risplendeva del riflesso del sole velato, che sorgeva.

Vedere uno spettacolo simile riempie gli occhi e il cuore.

Auguro a tutti serene feste.

Eletta

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Il vento

Il vento ha infuriato, nei giorni scorsi, e sollevato veli di neve dagli alberi, spogliando il paesaggio da cartolina natalizia.

Preferisco l’imponenza accecante del bianco alla nuda roccia del monte. Era così bello ammantato di neve…

L’anno scorso, che erano chiusi gli impianti, c’erano metri di neve. Quest’anno, per ora, ha nevicato solo per l’Immacolata. Ora danno qualche fiocco a Natale tanto per render l’atmosfera.

Io vado a cercarmi il sole che sbuca solo per poche ore. Fa anche relativamente caldo. L’aria è pulita e non ci sono nebbie e smog come in pianura. I turisti arriveranno settimana prossima e mi godo il silenzio e la pace.

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Che ci faccio qui?

Animazione su immagine di Eletta Senso

Ci sono giornate decisamente negative. Iniziano male con tanti spilli non da agopuntura. Non curativi. Neve abbondante ieri e nuove sorprendenti iniziative della nuova giunta. Bravi! Tanto per complicare la vita ai montagnini sommersi da panna montata e muniti di pale: occorre spostare le macchine! Mi viene in mente una antica canzone ritornello di Salvi, mi sembra si chiamasse così.

Comunque neve neve neve e devo pure scendere in città per una visita specialistica. Strade innevate e temperatura sotto zero. Arrivo.

Sono nella sala d’attesa dello studio specialistico. La mascherina mi soffoca. Chiacchiere per ingannare l’attesa. Argomento: Covid, regole, che dobbiamo fare? La ragazza giapponese violinosta mi ha misurato la temperatura.

In queste situazioni ci si rende conto che c’è qualcosa di strano. Qualcosa che è proprio strano. C’è anche un po’ di nervosismo. Chissà perché dopo più di un anno siamo tutti nervosetti e provati e stanchini…

Mi chiedo quando finirà tutto questo. Quando? Il mio terzo vaccino sarà dopo Natale. L’ho saputo oggi.

Chissà se Cacciari ogni tanto, nella sua vita quotidiana, anche lui ogni tanto prova a essere in una situazione così… Ad attendere in uno studio specialistico con la mascherina stando al proprio posto. Zitti e buoni. Chissà.

Per fortuna il medico è bravo. Spiega e fa quello che deve fare.

Torno col buio e non vedo l’ora di essere a casa. Sono quasi arrivata… ultimi metri e una macchina blocca la strada: quattro ragazzi cercano di mettere le catene perché il dosso è ghiacciato e non si sale. Attendo. Attendo. Attendo.

Finalmente vanno. La strada è libera e ora tocca a me. Niente: la strada è una lastra di ghiaccio. La macchina slitta, va dove vuole lei. Torno un po’ indietro e faccio una rincorsa fino alla cima. Per fortuna!

Finalmente sono a casa. Giornata da chiudere e dimenticare. Per fortuna finita. Domani è un altro giorno si vedrà!

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Neve

Immagini fotografiche di Eletta Senso

Buongiorno

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Buona domenica

Edo

Vi auguro una serena domenica.

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Per

Dettaglio Castello del Monte

Per il tuo compleanno ti regalo la forza per vincere i draghi della tua mente / una spada di fuoco contro la notte / due ali di farfalla per volare tra i calici di Flora/ due mani per dipingere come Turner la luce che vedi /

Per il tuo compleanno ti regalo un paio di occhiali nuovi che ti facciano apprezzare tutto quello che ti attornia/ un’armatura flessibile che ti faccia diventare un giunco che non si spezza quando infuria la bufera/ un soffio di Eolo per scoprire il gioco e la leggerezza…

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Giugno novembrino

In questo giugno novembrino navigano nuvole e volteggia la pioggia. Mi piace il paesaggio con i teneri verdi sepolti da veli di nebbia ma, dopo mesi di sepoltura, anche noi aneliamo alla luce: ci manca il sole.

Come pietra sta immobile la gravità del cielo grigio.

Dal 2013 questa è la primavera più fredda. Ho letto stamattina. Paradossalmente l’anno scorso – in pieno lockdown – c’era un sole che spaccava le pietre…

Immagini fotografiche di Eletta Senso

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Folla

Ieri, d’improvviso, dopo infiniti mesi di eremo, mi sono trovata in una piazza piena di gente. Sciamavano gli umani tra i portici le bancarelle i negozi aperti i tavolini pieni di persone sedute e i bar con gli sgabelli lamati dal sole. Un bagno di folla come nel tempo perduto. Un’euforica sensazione di déjà vu. Uno stupore fanciullesco. Un tuffo nella vita.

Non male.

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Pietra e cielo

Si affastellano colori e forme negli occhi. Creano una materia cromatica lucente. Di vette e massi, di pascoli e fieno.


Ho catturato ogni fiore, ogni masso, ogni volo.
Tutto il silenzio fresco ho trattenuto: come manto sulla pelle.


Immersa nelle cattedrali vegetali son diventata legno, resina, calabrone.
Ogni superficie, aspra di pietra o morbida di muschio, m’ha regalato una sontuosa reggia.

La donnetta con gli stecchi e il grembiule.
Le coppie che scendono saltellando come stambecchi e il mio sguardo affamato.
I massi erratici e i minerali.
L’infinito blu del cielo.

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Ritornano

Ritornano alcuni appuntamenti leggeri, eppure così importanti nel quotidiano.

Come farsi fare un bel massaggio e andare dalla parrucchiera. Mettersi finalmente un abito e delle scarpe di vernice invece dei soliti pantaloni da trekking e scarponcini.

Stanotte ha infuriato il vento, ululava e sbatteva come una bestia inferocita.

Ringrazio tutti quelli che hanno generosamente partecipato al gioco linguistico del lunedì.

Buon martedì sera a tutti 🌹

Eletta

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Giornata blu

In questa giornata blu, innanzitutto ringrazio tutti i partecipanti al gioco linguistico. Siete davvero molto bravi.

Poi ho rivisto la donna con le Nike: è proprio primavera, mi mancava il suo grembiule il passo lento le braccia che trasportano lunghi ramoni…e le sue improbabili scarpe col baffo bianco.

Nel prato fiorito di crocus saltellavano due bambini che aiutavano il padre a pulire il giardino. Ho pensato a quanto erano fortunati rispetto ai bambini di città chiusi nella loro grigia stanzetta. Con questo cielo blu e sedici gradi giocavano facendo lavori manuali e la loro mente volava come un aquilone.

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Pace

Dopotutto non ho bisogno di altro. Di un sentiero con la neve che si scioglie. Del silenzio accompagnato dal canto degli uccellini. Dei crocus bianchi. Della meravigliosa tenera nuova erba.

Essere qui in mezzo al silenzio. In mezzo alla natura e ai suoi suoni.

Alla fine è già un privilegio.

Lo sport individuale è permesso. Quindi mi concedo questo individuale sport. Cammino nella natura.

Zaino in spalla e passo veloce per riprendere “la gamba” troppo a lungo rimasta fuori allenamento. È una bella giornata di sole caldo e incontro solo due amiche col cane.

Penso a chi non ha altro che poco spazio nel cemento. Non ho proprio da lamentarmi. Riesco anche a trovare una panchina dove fare uno schizzo che mi aiuta a recuperare l’uso del polso per via dei tratteggi.

Non sono ancora al cento per cento ma col tempo riprenderò manualità e inclinazione e velocità e guizzo come ai vecchi tempi

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Fumano i camini

Fumano i camini tra le pietrose vie del borgo. Nascono i piccoli fiori – che da me giacciono fetali sotto il manto nevoso. Esiste anche quel che non si vede e che verrà con le carezze calde.

Immagini fotografiche di Eletta
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Ogni giorno

Immagini grafiche di Eletta

Ogni giorno le chiacchiere su Sanremo. Ogni giorno i dati dei contagi e dei morti.

Siamo così aggrappati alla leggerezza e sospinti nel baratro.

Non ho mai visto Sanremo. Ma, ormai, anche senza vederlo è ovunque perfino nella homepage del Corriere della Sera on line.

Si scrive sui look: chi vince e chi perde tra mantelle chiffon e paiettes… Le donne che ancheggiano tra spacchi piume e frange.

Intanto ogni giorno, uno sí e uno no, tanto per preparare l’otto marzo con le primuline, alcuni compagni assoldano sicari per dare un bel taglio che sgozzi la donna o altri ci pensano loro armati di scure. E chissenefrega se qualche denuncia è stata fatta.

Cose così: nella macedonia quotidiana dove si mescolano pezzi di vita soffocata e morte annunciata.

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Lento lento

Immagini fotografiche di Eletta Senso

Lento lento il passo – misurato e attento – che rimane nel sangue la paura di ri-cadere d’improvviso per una lastra di ghiaccio infido… ieri dopo quaranta giorni ho fatto la camminata fino al lago. La più lunga.

Lento il passo, sotto i ramponi, a sinistra un bastone da trekking. La neve era battuta dai gatti e dalle motoslitte tra cui il trabiccolo di cui ho già scritto :

Poi a casa lentamente e con grande pazienza ho cercato di aprire la confezione di pancetta affumicata, la confezione di spezzli, la confezione di pecorino grattugiato… per cucinare e pranzare.

Elogio della lentezza. Forse questo ho dovuto imparare a mie spese. Generalmente non sopporto la lentezza che trovo esasperante. Metterci tre ore per allacciarsi le scarpe

Con questo risultato.

Eppure rispetto a com’ero quindici o vent’anni fa già avevo imparato a gustare la lentezza, infatti ora a tavola sono sempre l’ultima a finire : ho imparato a gustare invece di ingurgitare.

Evidentemente devo fare ancora progressi nella mia personale via evolutiva nel concedermi più lentezza. Più spazi vuoti, meditativi. Senza sensi di colpa se non “produco attività”. Stare godere di quello che si ha, gustare assaporare respirare vedere…

Finalmente la mia mano destra comincia a muoversi chiudersi aiutare la sinistra. Ora dovrò lavorare per ridare forza al braccio atonico e alla mano, ma il più è fatto.

Evviva!