Stracciare

– Fai male a stracciare i taccuini perché sono una parte di te. 

No. Non sono una parte di me. Non sono io, non sono più io quella lá. 

C’è sempre una forte sensazione di straniamento. Chi è la donna che scrive con la mia veloce scrittura su quelle infinite pagine bianche? Il mio ultimo, penultimo fidanzato, amava molto che io non staccassi mai la penna dall’inizio alla fine della parola. Le mie parole erano collane di perle che non si sfilavano. Mai.

Ogni volta che apro un libretto non so mai in che periodo mi getteranno le parole. Stasera c’è la parola ” marito “. Per cui ho compreso il periodo. Poi c’è la parola ” amore” e quelle altre due che io non ho più usato: ” ti amo”. 

La donna che scrive, che forse ero io in una delle mie infinite versioni, a quei tempi diceva ” ti amo ” con estrema nonchalance al suo amante. E anche lui le diceva ” ti amo” e poi lo scriveva, perché loro si scrivevano continuamente.

Il foglio che avrà ancora poca vita perché dopo verrà stracciato, come tutti i suoi fratelli, dice: 

Lascia dunque che io scriva per continuare a vivere la nostra storia. Lasciami sfogare- anima inquieta – non potrei altrimenti continuare e sopportare questa continua altalena. Questo stare in bilico. Questo darsi/non darsi, vedersi/non vedersi, esistere/non esistere. Com’è difficile quando vorresti: perché ami, vivere tutto il tempo possibile con l’altro e, invece accontentarsi delle briciole lasciate dalle priorità, dalla quotidianità.

Baci rubati tra un impegno e l’altro ( togliti il rossetto che debbo tornare in ufficio ). 

Lascia un commento