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Ri-cordo e ri-accordo

Ho dei tomi. Mi piace ogni tanto riprenderli in mano e spiluccarne alcune pagine. Questo di oggi ha circa seicento pagine e pretende una lettura ripetuta e lenta. Non è facile, ma io ho solo e sempre imparato da libri non semplici.

Dopo aver riletto del potlàc, ora ho trovato interessante questa pagina sul tema del passato.

Ogni giorno il passato rinnova in noi una preistoria e il presente può annunciare un futuro solo se si riconcilia col passato di cui beneficia e che il ricordo tematizza.

Non è forse il ri-cordo un ri-accordo, e il ri-accordo la ripresa di una continuità ininterrotta di toni improvvisamente perduti?

Riaccordarsi al passato non è ridursi al passato, perché se è vero che il passato ha consumato le sue possibilità non è vero che ha consumato me stesso.

Dal passato io sporgo, perciò me lo posso ricordare.

Nel ri-cordo ri-accordo il passato che è stato con il futuro che sarò…

De-finire una persona come buona o cattiva è finirla nel suo passato e proibirle un futuro. È annunciarle che sarà come è sempre stata.

In questo senso non possiamo accettare l’espressione di Hegel: Wesen ist was gewesen ist: La mia essenza è al passato, perché questa è la definizione della morte.

Finché ho vita, sarà il futuro a dirmi il senso del mio passato.

Da: Il corpo – Umberto Galimberti – Feltrinelli

13 risposte su “Ri-cordo e ri-accordo”

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