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Corpo

Ri-cordo e ri-accordo

Ho dei tomi. Mi piace ogni tanto riprenderli in mano e spiluccarne alcune pagine. Questo di oggi ha circa seicento pagine e pretende una lettura ripetuta e lenta. Non è facile, ma io ho solo e sempre imparato da libri non semplici.

Dopo aver riletto del potlàc, ora ho trovato interessante questa pagina sul tema del passato.

Ogni giorno il passato rinnova in noi una preistoria e il presente può annunciare un futuro solo se si riconcilia col passato di cui beneficia e che il ricordo tematizza.

Non è forse il ri-cordo un ri-accordo, e il ri-accordo la ripresa di una continuità ininterrotta di toni improvvisamente perduti?

Riaccordarsi al passato non è ridursi al passato, perché se è vero che il passato ha consumato le sue possibilità non è vero che ha consumato me stesso.

Dal passato io sporgo, perciò me lo posso ricordare.

Nel ri-cordo ri-accordo il passato che è stato con il futuro che sarò…

De-finire una persona come buona o cattiva è finirla nel suo passato e proibirle un futuro. È annunciarle che sarà come è sempre stata.

In questo senso non possiamo accettare l’espressione di Hegel: Wesen ist was gewesen ist: La mia essenza è al passato, perché questa è la definizione della morte.

Finché ho vita, sarà il futuro a dirmi il senso del mio passato.

Da: Il corpo – Umberto Galimberti – Feltrinelli

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Attimi

Emozioni

Mi sono arrivati i tre libri che ho ordinato. Erano lì, uno sull’altro, in attesa. Ma la mia mano non si muoveva. Altre cose impegnavano la mia mente. Anche il nulla.

Poi mi sono decisa e ho allungato la mano per prendere il primo libro. Ho guardato la copertina come faccio sempre

Poi ho aperto. E ho trovato la firma dell’autore.

Non ricordavo di aver ordinato la copia autografata. Vedere questa linea così sciolta con vette abissi e curve mi ha emozionato. Perché è la traccia visibile tangibile reale di Umberto Galimberti: un filosofo che stimo da molti anni e di cui ho letto molti scritti.

Non ho altri libri autografati dall’autore. È l’unico.

Ho avuto anch’io il privilegio di autografare molte copie del mio libro dopo la presentazione, per le persone che mi chiedevano la dedica. Non ricordo nemmeno quante copie e quanto ho scritto in quella occasione. Ricordo che ero china sulle copie a scribacchiare.

Sono contenta di avere questo segno di penna e di vita di Galimberti. Ho pensato che, a differenza di quanto faccio sempre – violentare le pagine con note a margine segni richiami simboli sottolineature – questo libro resterà così com’è con questo unico sghiribizzo che indica la sua presenza così carica e volatile. Come tutto sulla terra.

È il mio omaggio a un Maestro di filosofia. Grazie allo studio dei suoi testi ho capito e saputo e riflettuto sui grandi temi della vita. Ho scoperto, tramite l’etimologia, dove nascono molti termini e parole. Ho riscoperto le così dette “lingue morte” : il greco e il latino. Così presenti e vive in ogni linguaggio filosofico.