Manuale della perfetta donna

Da Pinterest

Ieri sera Lilli Gruber a Otto e mezzo ha mostrato, in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne, un frammento di una trasmissione andata in onda su Rai Due alle 15 del pomeriggio.

Pensavo fosse la “solita” drammatica testimonianza di una donna maltrattata con le ferite sul viso o sul corpo, la faccia tumefatta e gli occhi neri… Invece no.

Sulla televisione nazionale alle tre del pomeriggio si “educavano” le donne su come comportarsi in modo “acchiappo” nel 2020.

La tipa mostrava come tirare un carrello con le gambe lunghe nude e scarpe tacco dodici, maglietta sufficientemente scollata al punto giusto e corta per sottolineare il punto vita. Partendo dalla constatazione che ciascuno si veste come vuole anche scambiando un supermercato per una serata in discoteca, la cosa a aberrante era la spiegazione delle mosse da fare per diventare “attraente” e quindi giungere all’acchiappo. Come chinarsi per raccogliere una scatola mostrando bene la coscia, come spingere in fuori il fondo schiena per alzarsi a prendere un prodotto in alto…

Purtroppo non trovo il pezzo. Comunque nei giorni in cui si celebra la violenza sulle donne la Rai mette un intrattenimento di tal fatta? Il succo è : anche al supermercato cercate, bamboline, di essere al meglio in modo da attirare i polli. O i merli. Comunque di piacere.

Mi ha ricordato quei vecchi manuali di mia madre o mia nonna su come essere una brava mogliettina o madre o padrona di casa. Ora basta esibire al meglio i propri gioielli anatomici…

Sono rimasta senza parole. Donne che si prestano in questa dimostrazione di assoluta ocaggine? Altro che rivoluzione culturale.

Ora mi vesto con la mia maglia nera e fuseau e scarponcini mi infilo un cappello ed esco. Se qualcuno mi guarda non sarà per il tacco dodici e le gambe nude, sarà per l’eleganza che prescinde dalle parti esposte e dalle unghie finte. L’eleganza è stile.

Se qualcuno non mi guarda sarò felice ugualmente perché io mi vesto e mi muovo in un certo modo perché sono io e non una scimmietta ammaestrata.

P. s. Ringrazio Rodi per aver messo il link nei commenti. Guardatelo!

31 Comments

  1. Dopo tutto ciò che si è fatto, che noi donne abbiamo fatto, per raggiungere la nostra indipendenza, ora viene insegnato a mettere in vendita il proprio essere. Del resto, non ha iniziato la televisione commerciale a ridurre le donne a “veline”, a metterle in mostra come oggetti e ce ne sono state parecchie che hanno cercato il successo mostrando il peggio di sé.

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    1. È così. Per questo, per una scelta precisa, io non ho più voluto guardare da una decina di anni e forse più, Mediaset. Non sopportavo Veline Urso & C. Preferisco la Sette e i vari canali tematici. Come negli acquisti di generi alimentari, così nel consumo televisivo è sempre il pubblico a determinare la differenza e la domanda di offerta.

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  2. non seguo mai questi tipi di programmi, ad ogni modo di cose penose se ne vedono ovunque, anche in rete. Per non parlare dei social, su instagram ci sono certe tipe che posano come fossero su un set di un film porno, poi magari si offendono se qualcuno le fa qualche complimento spinto. Tanto per dire l’andazzo delle cose, ormai il mondo è fatto di cose superficiali, ce ne sarebbe da parlare per giorni….

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  3. Il filmato è rimbalzato sui social, l’ho visto e l’ho rivisto dalla Gruber. Non ci sono parole. Poi ho letto che hanno bloccato la trasmissione, ma intanto. Ha ragione Neda, questo non è che l’epilogo di un “messaggio” iniziato con le televisioni commerciali negli anni ’80 – ’90, dal quale sembra impossibile affrancarsi. Impossibile finchè ci saranno donne che si piegheranno a queste messinscene. (n.b. a me a un certo punto è scappato anche da ridere, mi sono pensata al supermercato, dove di solito vado alla velocità del fulmine, mentre ancheggio sul tacco 12. Credo che principalmente farei morire dal ridere)

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    1. Io non riesco proprio più a portare tacchi, eppure li mettevo secoli fa 😁 comunque occorre fare un movimento di non consumo di queste trasmissioni… E comunque il problema non sono le scemenze televisive. Il problema è culturale. C’è tanta strada da fare…

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