Il prezzo

” Essere d’ora in poi una moglie amorevole e donna di casa. Stirare cucinare pulire cucire. Gioire dei successi di mio marito e trovare in essi la felicità. (… ) D’ora in poi farò la brava. Indosserò il grembiule e mi darò a pulire zanzariere e finestre. Saprò stare al mio posto. Preparerò degli stuzzichini per Michel e i suoi ospiti. Baderò di non far mai mancare il caffè. Terrò un quaderno delle spese. Mi metterò il vestito scuro e lo accompagnerò agli eventi mondani cui sarà invitato. Non lo farò sfigurare. (…) Lo aspetterò ogni sera al suo ritorno, gli servirò una cena di più portate, riempirò la vasca d’acqua calda e poi mi siederò ad ascoltare i suoi resoconti quotidiani” – Amos Oz – La scatola nera – Feltrinelli

Essere diversi è un prezzo che si paga caro.

Soprattutto se si è donne. Sto ragionando, in questi giorni, su quanto costa – e quanta fatica si faccia – a non aderire alle implicite o esplicite richieste culturali sociali familiari educative.

Che ci piaccia o no, come donne siamo chiamate a servire. Ancora. La donna che tiene pulita la casa, che cucina e prepara il cibo e sistema le stoviglie, che cura i figli e gli anziani. Anche in questo periodo tutto il sistema si è basato su questo servizio femminile.

Naturalmente, e per fortuna, ci sono delle eccezioni. Mio fratello, per esempio, è un ottimo cuoco e si prende cura in modo non episodico dei pargoli. Ma sono eccezioni. Le coppie che conosco e che funzionano vedono la donna che, oltre al lavoro, si prende cura della casa e prepara il cibo oltre a organizzare tutto il tran tran familiare.

Colf badante segretaria cuoca e a volte anche dog sitter. Se la donna, come nel mio caso, semplicemente è diversa e non sottosta a questi compiti viene giudicata, anche pesantemente, viene gettata come cosa inutile, non è funzionale.

Per essere diversi occorre essere molto forti. Una pedina che esce dallo schema rigido e precostituito dal sistema viene guardata come corpo estraneo e marginalizzata.

Anche nel film ” Otto e mezzo ” di Fellini nella bellissima scena dell’harem la moglie Valeria, a memoria più o meno, dice:

– Vedi adesso lavo il bucato e lo stendo, poi pulisco il pavimento. Ci ho messo venti anni a capire qual era il mio compito. Ma adesso l’ho capito e sono felice.

L’inquadratura la mostra china, inginocchiata, sul pavimento che passa lo straccio attingendo a un secchio vicino. Intorno sciamano tutte le donne che lui ha amato e ama. Quando invecchiano vengono spostate in soffitta. Non servono più.

12 Comments

  1. Io non so cucinare come una chef, o stirare alla perfezione… e detesto usare l’auto per spostarmi (ma so guidare benissimo). Mi viene rinfacciato sempre sempre sempre. Fin da piccola, sono stata oppositiva nei confronti delle imposizioni sociali: è stata la mia salvezza, altrimenti avrei il cervello in poltiglia, alla mia età. La mia dignità non si tocca, ecco.

    Buongiorno. 😀

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    1. Brava Irene. La tua, la mia, la nostra dignità di persone non si tocca. Non siamo nate per servire e piacere. Punto. Poi si può tranquillamente fare tutto compreso cucinare o pulire ma, per favore, non è il nostro ruolo primario. Buona serata e grazie del tuo contributo. 🌸

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  2. Tutto molto vero. Ringrazio la mia caparbietà per aver lottato fin da piccola ed essere riuscita ad essere quel che sono! In questa società c’è ancora molta strada da fare. ma si fa purtroppo l’errore di pensare che vadano educati gli uomini. Bisogna iniziare dalle donne, perché possano insegnarlo alle figlie.

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