
Nella vita ci sono fasi. Come ho scritto tempo fa ho visto serie coreane perché, evidentemente, in questa fase post incidente avevo bisogno di qualcosa di diverso e leggero. È un po’ come per i libri. Nei commenti qualcuno mi ha confessato di non aver letto l’Ulisse di Joyce e di non avere nessuna intenzione di leggerlo perché è pesante.
Ciascuno sceglie, nelle diverse fasi della propria vita, quello che vuole: sia un libro, sia un film, sia un cibo – a seconda del proprio bisogno soggettivo. Almeno in questo nessuno ci obbliga.
E proprio di obbligo tratta questo film che ho deciso di vedere ieri. Regista: Jan Komasa uno dei più importanti registi del cinema polacco contemporaneo. Il tema che attraversa la narrazione è la redenzione da comportamenti devianti attraverso una così detta educazione aberrante e coercitiva.
In sintesi: vuoi drogarti? Vuoi fare violenza gratuita su poveri deboli e inermi? Bene. Io ti lego ( non metaforicamente) e ti sottopongo a una nuova martellante estenuante disciplina domestica.
La forza interpretativa è magistrale. I personaggi si muovono in questa scatola familiare tra tensione e quotidianità straniante, con la “belva” in cantina.
Le scene che ho trovato più horror e inquietanti non sono parte del racconto ma i frame che riguardano le azioni scempie compiute dal ragazzo violento nella sua vita di prima. Scene che lui deve rivedere per capire da “fuori” la sua malvagità.
Un film per piacermi deve avere una regia spettacolare, deve tenermi fino alla fine incollata, dentro il racconto. Così è stato per questo film.
Per combinazione, è uno dei film che ho in programma di vedere nei prossimi giorni. Grazie per la segnalazione, buona giornata.
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Mi hai convinto, me lo cerco, ciao
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