Libri nei film

Ultimamente, sarà che ho bisogno di leggerezza, sto vedendo serie coreane. Praticamente favolette.

Nell’ultima serie il protagonista, in una sequenza, legge un libro, e con mia grande sorpresa,  si tratta di Walden – Vita nei boschi di H. Thoreau. Libro difficile che racconta la scelta radicale di vivere la propria vita nei boschi fuori dalla civiltà. Non me lo sarei mai aspettato in una serie così culturalmente lontana. 

In un altro film Perfect Days – sicuramente di un diverso livello – il protagonista che pulisce i bagni di Tokio legge tutte le sere un libro: “Alberi” (Ki) di Kōda Aya

Nel tempo libero questo magnifico personaggio si siede con la macchina a fotografare non tanto gli alberi, ma lo spazio negativo che si crea tra le foglie e lo sfondo del cielo. Questo spazio negativo in Giappone ha un nome.

Il nome dello spazio negativo nella cultura e nell’estetica giapponese è Ma (間).

Ho scritto dell’importanza dello spazio negativo quando si disegna: per esempio se devo disegnare una sedia e mi concentro non tanto sul legno, ma sui vuoti che si creano e disegno i vuoti: ecco apparire la sedia.

È un tema visivo importante per cui dedicherò più tempo in futuro. 

2 pensieri su “Libri nei film”

  1. Il tuo scritto mi ha fatto considerare che lo «spazio negativo», il Ma (間), non sia soltanto lo spazio fra le cose, ma quello nel quale una cosa può apparire. Non è «la cosa» e non è «il niente»: è ciò che sta fra la cosa e il niente, e permette alla cosa di apparire.

    Potremmo allargare il discorso oltre il visibile, guardando alla materia, in senso molto ampio, come al supporto che rende possibile un’apparizione, così che la pietra non è il volto, il cervello non è il pensiero e l’hardware non è il linguaggio, ma tutti ne permettono l’emersione. La questione quindi si sposta dal supporto al passaggio dalla latenza alla presenza, dal possibile all’attuale.

    È il territorio in cui mi sono imbattuto riflettendo sugli «Affioramenti»: una stella da una nube di gas, una pianta da un seme, un volto dalla pietra, un pensiero dalla mente, una parola dal silenzio. Mi chiedo se il Ma (間) non possa essere, almeno come intuizione, proprio quello spazio “pre-disposto” nel quale questo passaggio diventa possibile.

    Quella piccola immagine contenuta nell’ideogramma, il sole che appare attraverso l’apertura, mi appare come “la luce del Ma (間)”. Non la luce che illumina semplicemente qualcosa che già c’è, ma quella che rende visibile il luogo stesso in cui qualcosa sta per apparire.

    Da direzioni diverse, ognuno converge verso lo stesso punto focale: l’origine.

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