Tre mesi senza

Tre mesi senza cammino. Ferma o nel letto di ospedale o in brandina o sul divano. Non avevo mai provato prima cosa significa non poter camminare: alzarsi perché hai sete e ti prendi un bicchiere di acqua; salire in auto e guidare per andare a fare una colazione o la spesa.

Ieri ho pensato a me come alla Donna Ragno. Praticamente striscio e mi arrampico su sgabelli pouf panche disposte in casa. Poi striscio arrivo alle scale e faccio un gradino alla volta a forza di braccia e sedere. Sono tonica. La gamba dell’infortunio non era tonica, ma a furia di esercizi sta recuperando la muscolatura.

Ogni giorno mi arrivavano notifiche di iniziative estive. Il mio spazio in tre mesi è stato la casa e il giardino. E il viaggio in ospedale per controlli medicazioni ecc.

L’estate è scivolata via così. Ultimamente con fisioterapia e dolore. Ma sto apprezzando le piccole conquiste.

Tre mesi di tempo strano nuovo inusitato. Pochi o nulli rapporti con l’esterno. Tempo a guardare la menta piena di api, il giardino che soffoca d’erba non curata. Le rose che mi sono molto mancate.

Eppure una sostanziale scrematura delle persone davvero vicine: mia madre e mia sorella per prime.

Eppure una sostanziale voglia di guarire e valorizzare i piccoli passi verso l’autonomia.

Ce la farò.

34 pensieri su “Tre mesi senza

  1. È stato detto già tantissimo ,a settembre ci dirai gli aggiornamenti. Spero che riuscirai a fare ciò che desideri ,se non quello saranno altri i desideri che realizzerai 🩵

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  2. Tre mesi sono tanti e il tempo pare essere fermo quando la mobilità è ridotta o quasi nulla. Però dalle tue parole si evince che hai mantenuto uno spirito positivo, vedendo non tanto il bicchiere mezzo pieno ma quanto una riflessione positiva sul tuo stato. Questo ti ha aiutato a superare questi tre mesi e avere la forza di guardare avanti senza deprimerti. Perché? Non è solo l’incapacità a muoverti liberamente senza l’ausilio dei bastoni ma perché è la sensazione di dipendenza dagli altri in tutto o quasi che dà un senso di frustrazione.

    Però a piccoli passi stai recuperando la tua autonomia e la tonicità del tuo fisico.

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  3. C’è una forza silenziosa in quello che racconti. Non è la forza di chi “resiste” a tutti i costi, ma quella — più rara — di chi impara a stare dentro un tempo diverso, senza smettere di cercare il proprio passo. In queste righe si sente la fatica, certo, ma anche una lucidità che non si lascia schiacciare: la capacità di vedere le piccole conquiste, di riconoscere chi è rimasto vicino, di dare valore a ciò che cresce piano.
    Tre mesi così non sono solo un periodo difficile: sono un cambiamento profondo, un modo nuovo di misurare il mondo. E tu lo stai attraversando con una dignità che commuove. La tua voglia di guarire, di tornare autonoma, di riprenderti il cammino — quello fisico e quello interiore — è già una forma di guarigione.
    E sì: ce la farai. Non perché “bisogna crederci”, ma perché lo stai già facendo, un gesto alla volta, un gradino alla volta, un respiro alla volta. un abbraccio Eletta 🤍

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  4. Ci sono libertà che consideriamo così normali da non chiamarle nemmeno libertà..alzarsi, camminare, prendere un bicchiere d’acqua, uscire di casa senza doverci pensare. Poi qualcosa le interrompe e improvvisamente comprendiamo l’enormità delle cose più semplici.

    Ma nel tuo racconto c’è qualcosa che mi ha colpito ancora di più, mentre il corpo è costretto a rallentare, lo sguardo sembra diventare più attento. Le api sulla menta, le rose che mancano, le persone che restano quando tutte le altre presenze vengono scremate.

    Quel “Ce la farò” finale, allora, non mi sembra soltanto una speranza. Dopo tre mesi così, mi sembra già un pezzo di strada percorso. Dai Eletta..concentrati solo sul guarire bene…quindi niente fretta. Piccolo consiglio…scrivi, scrivi di più…

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    1. Io scrivo tutti i giorni, caro Francesco, ma non sempre pubblico e, se pubblico, sono una sintetica. In questi mesi la comunità dei blog che seguo mi è stata davvero di aiuto. Grazie per la tua gentilezza e buona giornata

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  5. Certo che ce la farai, ce la farai brillantemente! Il punto non è quello, ma il fatto che sei rimasta tonica, coi muscoli in forma: sei stata bravissima! Appena potrai, col tepore dell’autunno, una volta finita la fastidiosa calura estiva, farsi delle belle passeggiate nel bosco e sui sentieri montani, prima più facili e più brevi, poi via via più lunghi e più impegnativi, di mano in mano che ti tornerà la forza e l’agilità. Aspettiamo resoconti e foto! Ciao!

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  6. 🎀 Cara Eletta comprendo la tua “antipatica” situazione ~ Ma tutto finisce ~ Sono certa che trascorso il tempo necessario tornerai ad essere serena e realizzata ~ A volte la vita ci presenta ostacoli di ogni genere! ~ Buon martedi’ cara Eletta!

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  7. Ce la farai certamente. Ho trascorso la scorsa estate praticamente nelle tue stesse condizioni: non ero più autosufficiente, zompettavo su una gamba sola e osservavo sconsolato il giardino… Il recupero dell’autonomia non riguarda solo il fisico ma è uno stato mentale: nelle tue parole colgo tutta la determinazione necessaria. Ti riprenderai la vita e sarà un’esperienza indimenticabile. Ti abbraccio.

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  8. Sono molto felice di leggere una determinazione a superare tutte le difficoltà della riabilitazione, vedrai che migliorerai giorno per giorno. Capiscco quanto ti sia mancato camminare, nche per me è un’azione fodamentale della vita, non solo per sbrigare faccende, ma anche n piacere in sé.

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