Lo osservo

Si muove silenzioso e lento inseguendo una pallina che ha trovato non so dove, si infila in ogni angolo e fiuta non so cosa. Lo osservo giocare. Ha perso la capacità di avere da piccolo di prenderla in bocca per portarmela, affinché la ributtassi in un gioco infinito. Ora che ha cinque anni mi assedia la sera per la piumetta. Mi stressa finché non mi alzo a prenderla. È capace di fissarmi per mezz’ora immobile come una Sfinge.

Ora la sua ispezione di ogni recesso della sala è terminata. Si è accoccolato sul divano. Regale. Immobile.

17 pensieri su “Lo osservo

  1. L’eleganza del gatto…ho cercato questo file che non trovavo per esprimere il mio sentimento sul gatto dopo aver visto il tuo..Un testo mai finito – che da collezionista seriale di qualunque cosa scritta – era ferma da anni. La mia si chiamava Cleopatra…dopo la sua morte ho chiuso con i gatti ma non con lei….” dopo di lei nessun gatto.. mai più”
    “La casa era immobile, sospesa in quella quiete compatta che somiglia ai minuti prima di un temporale.
    L’uomo sedeva alla scrivania, con le mani ferme, come se la frase che stava per scrivere dovesse scegliere da sola quando nascere.
    Fu allora che apparve il gatto.
    Non entrò.
    Non bussò all’aria.
    Non eseguì alcun gesto riconoscibile.
    Apparve, semplicemente.
    Dal corridoio, un’ombra si fece figura, poi movimento: il gatto attraversò la soglia con un passo che non sfiorava neppure l’idea del rumore. Camminava come se il pavimento lo sostenesse per volontà, non per peso. Ogni passo era una dichiarazione silenziosa di esistenza impeccabile.
    Si fermò davanti alla scrivania e alzò lo sguardo verso l’uomo.
    In quegli occhi c’era una certezza antica: certe presenze valgono più del suono che non producono.
    L’uomo comprese qualcosa che da giorni gli scivolava via: lui avanzava nel mondo spiegando ogni gesto, ogni parola.
    Il gatto no.
    Il gatto entrava nelle stanze portando con sé un senso naturale di inevitabile unicità.
    — Sei straordinario, lo sai? — disse l’uomo, senza aspettarsi risposta.
    Il gatto inclinò appena la testa, un gesto minimo che aveva la gravità del destino.
    Non era vanità.
    Era il semplice modo in cui la natura conferma ciò che è.
    La stanza cambiò consistenza.
    L’aria sembrò farsi più precisa, come se order si fosse rimesso al suo posto.
    Perché a volte l’unicità non si annuncia: si manifesta.
    Come un passo senza suono che attraversa una stanza e rimette a fuoco tutto ciò che avevi dimenticato di vedere.

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