Metodo di composizione  Márias

Al termine del romanzo Un cuore bianco lo scrittore Javier Márias racconta il suo metodo di scrittura: non usa schemi, non costruisce mappe per stendere il territorio di scrittura, non ha un telaio su cui poi tendere la trama.

Inizia a scrivere e va dove lo porta il vento della sua fervida immaginazione.

Avrei pensato diversamente: infatti, come ho già fatto per romanzi che mi sono particolarmente piaciuti, dopo la prima lettura avevo intenzione di sezionare le varie parti per scoprire lo schema.

Sono diversi i metodi di scrittura, diversi per ogni autore. C’è chi scrive bigliettini, c’è chi li depone in scatole, c’è chi abbozza la possibile trama e poi costruisce il tutto…

Márias parte con un fatto, un’immagine e poi ne aggiunge un altro, apparentemente slegato dal primo, quindi procede aggiunge riflessioni e avvenimenti e, la cosa miracolosa è che al termine tutto quadra, ogni cosa è illuminata, tutto ha un senso.

Davvero bravo. Il suo stile è contorto, non in senso dispregiativo tutt’altro: non è un filo logico, piano. Assomiglia più a una spirale concentrica, a un gioco di scatole cinesi: ad ogni passaggio si apre una nuova porta che svela un nuovo spazio. Tutto l’edificio al termine regge e mostra il suo interno come se avesse pareti di cristallo.


Márias ama ripetere lo stesso concetto contorcendolo strizzandolo fino all’ultima goccia dall’inizio alla fine. In questo romanzo l’aggancio è una frase di Shakespeare.

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