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Mollette

Il ragazzino di un metro e novanta mi diceva, pedante e petulante, come mettere le mollette mentre stendevo i suoi boxer sul terrazzo della mansarda. Piccolo moccioso saccente. Piccola mosca blu.

Ai tempi andavo in giro con le tennis slacciate per sentirmi dire: – Guarda che hai le scarpe slacciate. I grandi mi davano noia e vivevo una seconda adolescenza – anche se grande lo ero anch’io.

Ma mi piaceva scendere con grandi cappelli di paglia e shorts. E salire flessuosa sulla mini come se fossi in Côte d’Azur.

Alla fine la mia più grande soddisfazione in quel periodo era scandalizzare. Far parlare. Fregarmene. Delle scarpe slacciate del bucato senza mollette del ginocchio con la banda nera e di stare in mezzo alla neve con gli scarponi e le calze a rete.

Mi manca questa parte estrema di me. Anche se ancora ho le scarpe slacciate e le calze diverse – prima che diventasse di moda avere le calze corte diverse.

18 risposte su “Mollette”

Sì, ricordo anch’io “quel” periodo della vita in cui si desidera scandalizzare, essere trasgressivi, fare cose che altri riprovano, cercare una propria indipendenza, dire un NO alle consuetudini. Io partivo all’improvviso e non dicevo dove avrebbero potuto rintracciarmi. Entravo da sola nei ristoranti con un libro in mano e mi sedevo al tavolo leggendo mentre mangiavo, in qualche ristorante non volevano servirmi, era un’epoca in cui una donna non andava al ristorante da sola e io sembravo una ragazzina, più che una donna. Nell’epoca delle mini, midi e maxi, mi travestivo da maschiaccio, non mi truccavo e portavo una zazzera quasi a spazzola, ero la disperazione di mia madre, ma nel mondo in cui lavoravo ero rispettata per le mie capacità, nonostante il mio aspetto poco consono alla moda del tempo.

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Anch’io ho provato a mangiare al ristorante da sola e mi ricordo che ero guardata come se fossi una scimmia seduta… Difficile la vita per una donna che vuol fare quello che normalmente fanno i maschi senza sollevare stupore… A me piace essere un po’ trasgressiva anche oggi che non sono più una ragazzina, detesto i benpensanti e mi piace troppo la libertà. Cerco di farlo con gusto e, semplicemente, perché fa parte del mio carattere e temperamento ben temprato 😍

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E sei molto più giovane di me e quindi era un’epoca in cui la donna aveva già conquistato una certa libertà. E poi c’è anche da tenere in considerazione il contesto socio-economico in cui si vive. Mio nonno rimproverava mia madre che mi aveva “permesso” di studiare. Pensa che avevo la borsa di studio e nei tre mesi estivi lavoravo in fabbrica per non pesare sulla famiglia, ma mio nonno diceva che la donna non ne deve sapere più del maschio e pensare che non eravamo una famiglia di “talebani”, ma contadini del nord Italia nel dopoguerra nel periodo del boom economico, anni 60 del secolo scorso. Maschilismo radicato che in certi casi si fa ancora sentire dalle nostre parti. Conosco un tizio che ha due figli, una ragazza e il secondogenito è un maschio. Pretende che il maschio vada all’università, anche se ha fatto le superiori a furia di calci nel sedere e non è proprio portato negli studi e ha impedito alla figlia di iscriversi all’università, anche se è molto più dotata del fratello.
Per quanto riguarda l’abbigliamento, a causa della mia statura (m. 1,47, più unica che rara, molto proporzionata per mia fortuna) difficilmente trovavo in commercio abiti da “donna” adatti a me. La mia trasgressione è sempre stata quella di vestirmi come un ragazzino, oppure in modo molto semplice, con abiti che mi cucivo da sola, senza seguire la moda, ma adatti a me, anche perché, a detta di una mia insegnante di ginnastica, nei movimenti avevo la grazia di un alpino incrociato con un bersagliere.
Nel mondo del lavoro ero considerata la “venere tascabile” qui al paesello “il piccolo pitbull di…”. Io ni ci sono sempre divertita e a volte ci ho pure giocato sopra a tutte queste “inezie”. Buona giornata Eletta e “buona neve”: qui piove.

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