Luce e silenzio

Mi calo in un’ostinata cura del silenzio nella notte tra i monti – smarriti gli orizzonti narrativi – ho nelle gambe solo la fatica della salita, nel crepitio niveo. Nulla trabocca, ogni cosa è quieta. Vengono riprese e riavvolte le emorragie narcisistiche sotto calde sciarpe. Le persone sono anime alla ricerca del sole. Qualche piccola ora di luce. Stanno come statue disseminate nei prati. La piccola donna spiega con garbo il significato e l’uso di ogni piccolo grande utensile. La ricchezza che c’era nell’umile oggetto quando si era poveri e il pane veniva fatto una volta all’anno. Mi devo continuare a ripetere la distanza tra la massa di roba che ci opprime, siamo sommersi di inutili cose. Qui c’è solo legno e pietra. Una semplicità tenera e dura.
Per chi ha terrore del vuoto questo luogo non è adatto. Mi è stato detto di persone che non sopportano il silenzio e vengono portati via con la mente che vaneggia.
Hanno bisogno del chiasso e dell’inutilità.
È necessario saper accoccolarsi nell’incanto del vuoto per gustare la voluttuosità del poco.

14 Comments

  1. beh si capisco, magari per chi ha vissuto una vita nel caos delle città, il silenzio assoluto spaventa, ma si può sempre rimediare con della bella musica..😊 ad ogni modo penso che la vita in montagna sia un’esperienza meravigliosa, certo non bisogna doversi alzare all’alba per andare a lavorare lontano, se no lo stress che non acquisti sul posto lo acquisti nei viaggi…

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