Non amo ripetere

Troverei perfino divertente rotolarmi nel fango: esperienza energetica e liberatoria. Il fango non è sola bassa materia: è terra, la Madre Terra. Sembra proprio che lo spirito sia stato infuso nel fango con un alito di vita per ottenere ciò che siamo: anima e corpo.

Piove e non ho paura a camminare sotto la pioggia o entrare con le scarpe nella terra bagnata. O nelle fangose pozzanghere. È gioco.

Una sera ero a cena con un uomo “tutto d’un pezzo”. Assertivo e sicuro.

Marcava i suoi punti di riferimento ordinandoli nel catalogo mentale del suo privato territorio. Come dei comandamenti. Eravamo al secondo quando ha ricevuto una telefonata. L’ho sentito rimarcare all’interlocutore:

– Non c’è bisogno di ripetere tre volte la stessa cosa.

Mentre, a fine cena, lui si apprestava a gustare il gelato con mirtilli me ne ha offerto un cucchiaino. Avendo bevuto il caffè gli ho gentilmente detto: – No, grazie.

Imperterrito ha riproposto il cucchiaino dicendo:

– Assaggia.

Per la seconda volta ho risposto: No, ti ringrazio.

Il testardo incoerente allora me lo ha riproposto dicendo:

– Mangia!

Non ho risposto se non con un rapido gesto. Ho fatto volare con un movimento fluido e lieve il suo stupido cucchiaino ricolmo di mirtilli che ha effettuato una mirabile parabola finendo nel vaso dietro di lui in giardino.

Ho molto riso.

Il signor “non serve ripetere tre volte” si è offeso. Non ha gustato il gioco che ha rotto la rigidità della etichetta creando un flusso nuovo e artistico: alla Pollock.

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