Chissà se

La cupa pressione dei punti interrogativi – con la spirale finale – mi provoca un sussulto oscillatorio. Sospira un silenzioso sospetto che scende in secca schermaglia: chissà se.

Sulle spalle porto il peso delle scenografie stemperate nel sonno. Non ho amore dei chiusi recinti fossero pure d’inconsistenza materia, di indicibile sostanza. Il tragitto nasce e si perde in sottilissimi fili serici. Vanno sospinti da serafiche brezze saline. Lo strazio della sera sta sempre sospeso nel crepuscolo del presente.

Chissà se.

Si viene sospinti da mutevoli giochi cromatici e acrobatici, spesso asimmetrici. Da mutevoli giochi fonetici. Un la o un si. Un do mi fa. La minima sfumatura crea vertigini di sospette altezze. Tutti mentono nascosti nel carapace della stolta mente assai poco sofisticata.

Salgono reminescenze dal fondo melmoso quando cerchi una fonte. Un lucido puro zampillo. La stagnante malignità brulica di schifosi vermi. Dove c’è stagnazione c’è stasi.

Cerco uno squarcio di luce nella torbida macchia scura. Uno stelo d’ascesa.

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