Usare le mani

Esattamente nove anni fa scrivevo sul mio altro blog, relativamente a due articoli letti sul quotidiano La Repubblica:

Uno era di Giacomo Papi che raccontava di un viaggio sul treno Freccia Rossa verso Roma:

” I passeggeri si sono tolti il cappotto e automaticamente si sono collegati in rete con il portatile. Tutti stanno già navigando, chattando, scrivendo, calcolando, rispondendo alle e-mail.

Ca va sans dire: nessuno comunica con il vicino. Nessuno dorme anche se sono le sette e mezza di mattina.

Tutti sono già collegati. Il cordone ombelicale va dritto al pc o all’iPad.

Nessuno guarda il paesaggio che sfila fuori dal finestrino. Attivi con le dita, gli occhi e la mente. Molti già lavorano. Sono tutti connessi, interconnessi e attivi. Presenti alla rete del mondo”.

In una delle pagine successive Federico Rampini raccontava del ritrovato gusto della casalinghità e domesticità delle donne sotto i trenta.

fare la marmellata, cucinare, cucire, fermentare yogurt all’antica, fare la maglia e coltivare gli orti. Preparare i bambini in casa scolarizzarli tra le mura domestiche: homeschooling.

La nostra generazione satura di tecnologie ha una disperata voglia di manualità, nostalgia del saper fare le cose”.

Nove anni fa chi avrebbe previsto quello che è capitato per il corona virus? Il lockdown da un lato ha amplificato la nostra dipendenza dalla rete, in questo caso unica modalità di comunicazione con l’esterno.

D’altro lato ha imposto una valorizzazione di tutte le attività manuali. Volenti o nolenti, considerata la forzata carcerazione tra le mura domestiche, ci ha presentato il conto di un tempo dilatato da riempire: così abbiamo riscoperto che le mani non servono solo per digitare sulla tastiera ma anche per disegnare e dipingere, scrivere su un foglio con una penna, lavorare a maglia o all’uncinetto, giocare e costruire, modellare.

A volte, se non comprendiamo da soli, la storia ci impone un forte segnale esterno che ci fa cambiare radicalmente comportamento.

10 Comments

  1. Non c’è contrapposizione, il processo è irreversibile. Probabilmente ai tempi di Guttemberg c’era chi diceva che il libro stampato non è un libro perchè il libro “vero” è quello manoscritto dove si riconosce il segno dello scrivano. La stessa critica ora la fanno quelli che dicono che il libro bisogna sfogliarlo, annusare la carta, ma intanto la storia va avanti.
    Rampino fa anche una osservazione molto importante, dice che la attuale generazione di giovani sta vivendo una mutazione antropologica perchè rende naturali gesti ed attività legati alla comunicazione, solo in futuro potremo scoprire a cosa approderemo.
    Giacomo Papi nell’articolo che citi disserta su categorie novecentesche, quindi del secolo scorso. La prossimità non è necessariamente fisica, il vicino di posto nel treno non è più vicino della persona con cui il viaggiatore comunica con lo smartphone. Ne è dimostrazione stessa che noi adesso stiamo condividendo punti di vista ed emozioni e non costituisce un limite che ognuno si trovi a latitudini diverse, l’autrice del post immersa in prati dolomitici, io alla mia scrivania. Ma questo è solo un particolare.
    Non finiranno le attività manuali, anzi hai ragione a dire che ne risulteranno valorizzate. Io continuerò a preparare marmellate rimestando a mano con cucchiaio di legno melasse ribollenti. Già adesso potrei usare un efficiente robot di cucina per ottenere lo stesso risultato ma mi perderei tutta l’attività di preparazione che trovo rilassante e rigenerante.
    Buona vita a tutti quelli che hanno avuto la pazienza di leggermi fin qui.
    Al

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    1. Mi auguro molti che avranno avuto la pazienza perché hai scritto cose interessanti.
      Sicuramente il processo è irreversibile e nessuno può dire a quale mutazione porterà. L’importante per me è l’uso e non l’abuso. Io, che non sono una nativa digitale, uso quotidianamente la rete e la trovo molto divertente e utile. Nel contempo amo molto fare come te marmellate pesti curare l’orto fotografare con la Reflex dipingere disegnare fare la maglia creare scacciapensieri con i bastoncini di legno che raccolgo nel bosco… parlare ora, scrivendo, con te e parlare con i miei amici e vicini di casa…

      Piace a 2 people

    1. Infatti: e l’uno e l’altro. A me fanno davvero pena le persone, soprattutto ragazzi e giovani – per non dire bambini – che non riescono a staccarsi un attimo dallo schermo. Ho visto in Giappone: fino a dodici ore davanti ai videogiochi. Come ho scritto alla fine, la rete ci ha permesso di stare comunque in contatto anche se non in presenza durante il lockdown e mi chiedo cosa sarebbe successo se non ci fosse stata questa opportunità. Nel contempo tutti quanti abbiamo ripreso il contatto con la manualità.

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