Il dono attivo della presenza

” È questa la prima forma che assume l’amore umano al di là dello schema freudiano dell’infatuazione narcisistica: il dono attivo della risposta, della presenza, dell’ascolto che trasforma il grido in parola.

Rispondendo all’appello del soggetto l’Altro non si limita infatti a occuparsi della soddisfazione dei bisogni primari: mangiare, bere, essere riparato dal freddo, accudito – ma si prende carico del suo desiderio di essere riconosciuto dall’altro come vita umana, come parola che può trovare il suo senso solo nell’ascolto dell’altro”.

Da: Non è più come prima – Massimo Recalcati

Il dono attivo della presenza

Il dono attivo della risposta

Il dono attivo dell’ascolto

Sottolineo attivo. Ci sono persone che fingono la presenza ma è come stare con manichini di cera; che fingono la risposta ma in realtà, non ascoltando, mugugnano attraverso la funzione fática per far capire che ci sono ( mentre la loro mente pensa ad altro ).

Alcuni giorni mi capita di dare un’occhiata alle parole crociate ( io faccio generalmente i crittografici ).

Dovrei prendere il bel libro di Battezzaghi o fare una veloce ricerca online per scoprire da quando c’è questa rivista.

Beh: la cosa che mi provoca stupore – e imbarazzo – è notare lo stereotipo nelle barzellette. Com’è raffigurato l’uomo, il maschio in vizi e virtù. Com’è raffigurata la donna in vizi e virtù.

La donna, in realtà è doppia: la moglie con i bigodini in testa, brutta, arcigna e grassa e la segretaria, o l’amante ideale: bella, sexi, ciglia lunghe, abitini stretti, tacchi per cui il marito sbava.

Scrivo questo, ritornando al pezzo di Recalcati, perché mi chiedo se qualcosa è cambiato davvero nell’universo maschile e femminile.

non si limita infatti a occuparsi della soddisfazione dei bisogni primari: mangiare, bere, essere riparato dal freddo, accudito –

Nelle barzellette della Settimana Enigmistica anno 2020 l’uomo è ancora così. Stravaccato o sdraiato sul divano con a terra bottiglie di birra, o a tavola a lamentarsi di quello che ha preparato la moglie ( ruolo cuoca ), o di ritorno a casa ubriaco con la moglie che lo aspetta con il mattarello ( ruolo mamma: devi fare il bravo se no ti picchio ), o che alza i piedi mentre lei passa l’aspirapolvere ( ruolo colf )…

Mi chiedo: finalmente l’uomo, il maschio ha compreso che stare in coppia non significa solo avere qualcuno che soddisfa i tuoi bisogni primari?

Nel periodo del lockdown mi è molto piaciuta Lilli Gruber che, insistentemente e senza mollare l’osso, a tutti i maschi collegati con lo studio chiedeva:

– Ma tu che sei chiuso in casa con la tua moglie fidanzata compagna: carichi la lavatrice? Passi anche tu l’aspirapolvere?

In questo ultimo periodo ho ripubblicato due testi trovati nel blog di Giuliana. C’è una strada infinita da fare per raggiungere il rispetto dell’universo femminile.

Nel nostro piccolo quotidiano: in casa nostra con la nostra compagna di vita, questa lunga strada comincia con l’ascolto dell’Altro.

Per ascoltare veramente l’Altro occorre rispettare profondamente la sua diversità e unicità, le sue istanze, desideri, paure, grida.

Purtroppo ho la sensazione che molti uomini sono ancora fermi alla situazione dipinta dalle barzellette: tu donna mi servi come colf badante segretaria cuoca… poi il mio tempo di ascolto lo dedico fuori dalla casa dove tu mi accudisci.

Ditemi che non è così. Mi auguro.

4 Comments

  1. mah, è ancora molto dura. Ci sono gap profondissimi tra uomo e uomo, nella mia osservazione. Ti faccio una piccola precisazione: sono attiva in un gruppo che, tra le altre cose, porta avanti l’importanza della declinazione di genere: avvocata, sindaca, ingegnera. Quello che non si nomina non esiste, e comunque è solo banale grammatica italiana. Per le donne, in genere, questo è un passaggio indolore e scontato. Gli uomini diventano furibondi (ma davvero), non ne vogliono sapere, screditano l’idea, la canzonano, fanno obiezioni che non stanno nè in cielo nè in terra. E’ dura

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    1. Personalmente, più che cambiare genere al nome delle professioni, comunque meritevole perché il linguaggio e le sue declinazioni non a caso sono maschili, sono per una uguaglianza in termini di meritocrazia…
      Sono davvero d’accordo con te: molto molto dura. C’è da scardinare una cultura di millenni…

      Piace a 1 persona

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