Il volersi bene

Dal web

Il volersi bene sta tutta in questa immagine. Non ci sono ostacoli barriere guanti plastica mascherina per chi desidera soltanto abbracciare il proprio caro.

A me, come penso a tutti, è mancato davvero molto l’abbraccio. Il contatto con il corpo di un’altra persona. Qualcuno ha avuto il conforto, in questo periodo di lockdown, di avere il proprio amore vicino. Qualcuno è rimasto solo ad affrontare paura ansia angoscia.

L’immagine è stata tratta da un quotidiano online. Due coniugi finalmente si rivedono e si abbracciano. Tra loro una cortina di plastica.

Ho già scritto precedentemente, ma lo ripeto: studi scientifici hanno rilevato che abbracciarsi non solo fa bene all’umore, ma anche al cuore poiché questo gesto aiuta a ridurre la pressione sanguigna e ad aumentare la frequenza del battito cardiaco.

Se, d’altra parte, è stata istituita la “Giornata dell’abbraccio” una ragione ci sarà.

Ormai hanno aperto le gabbie, basta vedere le immagini delle spiagge italiane nel fine settimana, e quindi il contatto fisico è tornato.

Così come il bacio e la carezza un abbraccio non si può pretendere. Sono quei gesti che nascono dal cuore e i cui benefici tornano nel cuore.

Chi non ha bisogno di abbraccio e non abbraccia non sa voler bene: è un essere chiuso nella sua torre eburnea incapace di dare. Il fenomeno – che pare in forte espansione – dei soggetti affetti da narcisismo patologico ne è l’emblema.

13 Comments

  1. Si l’abbraccio indica voler far entrare nel proprio spazio interiore qualcuno. Io prima del lockdown ho dato e ricevuto un abbraccio da una persona cara che non vedevo da 6 anni. Durante il lockdown, quando ero un po’ in ansia lo ricordavo e mi sentivo meglio.

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  2. A me non piace essere abbracciata, eppure ho voluto e voglio bene. Non mi piace essere abbracciata, soprattutto “senza preavviso” perché mi fa sentire in gabbia e reagisco in malo modo: che sia per il fatto che da ragazzina, in orfanotrofio, sono stata massacrata di botte per 15 giorni, mattina mezzogiorno e sera, solo per il fatto che non riuscivo a tenere il cibo nello stomaco? A nove anni, tanti quanti ne avevo, forse non capivo bene che cosa stava succedendo, una cosa però mi è rimasta in testa, che nessuno mi avrebbe più messo le mani addosso, per nessun motivo. Conosco una persona adorabile che non può essere abbracciata, perché soffre di una grave forma di dermatite che le fa partire un insopportabile prurito solo se viene sfiorata per caso. Non sempre, chi non ama essere “toccato” è una persona incapace di amare.

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    1. Hai aggiunto e amplificato il tema. Quando scrivo ho presente le mie esperienze quindi una visuale ridotta perché soggettiva. Mi ha sconvolto la tua storia: terribile. Capisco che il tuo corpo e la tua pelle abbia un marchio doloroso. Lo stesso vale per dermatite. Ma, in questo ultimo caso, magari sottende un altro disagio psicologico. La pelle è il nostro contatto con l’altro.
      Mi fa sempre piacere ricevere le tue riflessioni mai banali. Così si può tener conto di un altro pezzo di orizzonte.

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      1. Ti ringrazio. Ho trascorso dieci anni in orfanotrofio e i miei ricordi non sono tutti brutti, ho potuto studiare e imparare molte cose e poi, vivere così tanti anni a stretto contatto con molte altre ragazze insegna sempre qualche cosa. Poi ho lavorato per quindici anni come segretaria d’albergo e interprete e anche qui, ho appreso molto ascoltando e osservando le persone che erano nostri ospiti. Ho anche viaggiato parecchio, prima di sposarmi. Credo di essere stata fortunata nella mia esistenza e di avere avuto una vita piena. Ora, imparo ancora, attraverso e per mezzo di questo strumento. Mi fanno riflettere le parole e le vicende delle persone che scrivono sui blog che seguo.

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      2. Si vede Neda, si vede da quello che scrivi e come commenti. Si vede che sei aperta alle esperienze, attenta e che osservi. Qualità rare qui e fuori di qui.
        Ogni vita raccoglie esperienze belle terribili o tristi. L’importante è prendere qualcosa da ogni evento e andare avanti.

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      3. Sai, a settantadue anni compiuti, incomincio a capire qualcosa. Peccato ci voglia così tanto tempo perché si possa apprendere dall’esperienza propria e altrui. Alla fine, quando si incomincia a credere di avere finalmente compreso, almeno in parte, il segreto della fine, si è obbligati a constatare che anche la vita è alla fine. Peccato non poter regalare ai propri figli la propria esperienza, perché essi devono farsi la propria nel loro tempo che è diverso da quello che fu nostro.
        Buona giornata Eletta, che ti sia leggera e luminosa.

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