Parole sepolte 

Sto ricamando pagine e pagine calligrafiche. È un ottimo passatempo in questo momento di tempo sospeso. Coprire le parole e ricamarci sopra – linee spirali fiori foglie – è come seppellirle. La carta rimane come palmo aperto, pieno dei resti dei semi neri.

Potrei strappare tutto. Preferisco invece mantenere la traccia sottesa: i solchi coperti. Il rastrello che riporta un po’ di umida terra sulle ferite.

Non guardo e non leggo mentre faccio l’operazione.

Non desidero vedere quello che vado a coprire cancellare sotto- mettere.

In fondo non ha senso sapere quello che si è andato depositando giorno dopo giorno nel granaio.

È già diventato farina e pane. È già stato masticato inghiottito defecato eliminato. È già tornato terra.

È già insignificante. Senza emanazioni. Ha perso ogni sostanza energia vitale. È solo resto residuo scoria avanzo. Un accidente. Un’impronta fossile di piccole zampette di ali ramage trasparenti. Ali che non volano da millenni. Esaurita la loro funzione.

Quindi passo con uno strato decorativo le piccole salme delle parole morte. Estinte. Esaurite. Non più vive e vitali.

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