Neve a marzo

Soprattutto ora, in questo periodo di calamità dilagante, mi rendo conto di quanto sia fortunata a vivere qui.

Niente affollamenti. Niente code agli sportelli: qui andare, per esempio, all’Ufficio Postale significa trovarlo vuoto o al massimo con una persona. Nell’ambulatorio del medico ci sono poche persone nella saletta di attesa e di certo non vado ora: avendo pensato bene di farmi fare le ricette prima della emergenza.

Quel giorno l’ambulatorio era vuoto e ho detto al medico: – Che fortunata, non c’è nessuno oggi. Evidentemente l’influenza qui quest’anno non ha colpito forte. Mai più pensavo a quello che sarebbe successo.

Non ho voluto leggere e informarmi per tre giorni. Non ho letto i quotidiani, non ho visto i telegiornali. Cominciavo a non dormire la notte e ad avere incubi.

Non ho mai vissuto una situazione simile, come tutti noi d’altra parte. Stress test. Verificare come reagiamo in situazioni estreme. Io, essendo una ansiosa per esperienze regresse, le vivo male. Mi pare di essere avvolta in una nube nera tossica.

Eppure qui l’aria oggi è tersa per l’abbondante nevicata di ieri. Ma non posso fare a meno di pensare ai miei cari giù, che vivono e lavorano in città. Alle quotidiane difficoltà che devono affrontare.

Il paesaggio incantevole di stamattina stride con quello che sta accadendo.

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