Teatro

Immagine fotografica di Eletta

…quello che i trattatisti dell’arte della memoria chiamano teatro: cioè un sistema di luoghi, di immagini, di azioni, di parole atte a suscitare nella memoria altri luoghi, altre immagini, altre azioni, altre parole: in continua proliferazione e associazione. E siamo così a Proust: a una forma di occultismo non sospettata dai trattatisti della memoria”.

Da: Il teatro della memoria – Leonardo Sciascia

Riporto questo frammento dal libro che sto leggendo. Nel teatro della memoria ci siamo tutti noi. Lasciamo tracce che sono parole e immagini e luoghi e azioni – anche qui – in questa rete virtuale/reale che acchiappa pesci e frammenti di plastica.

Pezzi di vita, esperienze, fatti, racconti che ci s-velano anche se siamo velati ( da un nickname ). Lasciamo tracce che entrano nella memoria collettiva.

I blog sono diari pubblici. Tocca a chi scrive lasciare tracce più o meno profonde. Come sempre, non è la qualità dello strumento che usiamo, ma la qualità dell’uso che ne facciamo. Se, cioè, saremo in grado di suscitare nella memoria altri luoghi, altre immagini, altre azioni, altre parole come toccando fili vibranti che trasmettono all’infinito: pensieri, riflessioni, sensazioni…

12 Comments

    1. Scrivere è anche sfogo, da sempre. È buttare fuori quel che rode dentro e esorcizzarlo sulla carta, o sullo schermo. Logicamente a livelli diversi. Nel testo si richiama Proust e qui il livello è alto.

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