Formalismi e Bon Ton

Immagine fotografica di L.

Ci sono i formalismi e c’è il Bon Ton. Poi c’è l’educazione.

I formalismi e il Bon Ton si possono buttare nel cestino dei rifiuti, l’educazione no.

Vi è mai capitato di prendere un the – come ospite – con il padrone di casa che, invece di sedersi accanto a voi, sta in piedi impalato con la tazza in mano? A me sì. Ieri. E non aveva fretta.

Dato che non sono certo il tipo che sta zitta se noto che qualcosa stona, gli ho chiesto il motivo. Come mai non si sedeva. Mi ha risposto che preferisce berlo in piedi. Ah.

Nella nostra giornata abbiamo dei riti. C’è il rito della colazione, magari con un buon quotidiano che sa di stampa fresca. C’è il rito del caffè dopo pranzo: io amo bere il caffè rigorosamente seduta. E c’è il rito dell’aperitivo che, normalmente, mancando la compagnia, mi faccio comunque in casa mia da sola praticamente tutte le sere.

E poi c’è il rito del the. Senza arrivare alla cerimonia del the giapponese che è un vero e proprio rituale, senza eguagliare gli inglesi e la loro mania, capita talvolta anche a me italiana di voler gustare una buona tazza di the.

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Cha_no_yu

Gustare una bevanda calda con il freddo gelido fuori non è soltanto assumere un caldo ristoro. È anche il piacere della compagnia e di due chiacchiere. Stare in piedi dopo aver offerto una tazza di the all’ospite, lo trovo poco gentile ed educato.

Il messaggio che passa è: Vedi di fare in fretta, non ho nessuna voglia di stare con te. Una incrinatura nell’intimità che può regalare una semplice tazza di the.

Qui non è più questione di formalismo. È questione di cortesia.

Perché mai la cortesia è considerata in Occidente con sospetto? Perché la cortesia viene ritenuta un elemento di distanza ( se non addirittura di fuga ) oppure di ipocrisia? Perché un rapporto “informale” ( come si dice di noi con ingordigia ) è più auspicabile di un legame sottoposto a codici?

Da – L’impero dei segni – Roland Barthes

Oggi avrò ospiti per una torta e un brindisi. Tra gli ospiti ci sarà anche il signore di ieri. Gli chiederò di stare in piedi impalato come ieri. Voglio vedere le facce di tutti.

12 Comments

  1. Apri un bel tema di discussione e la discussione si fa più interessante perché non sono completamente d’accordo con te e ti spiego perché. L’accezione comune del termine formalismo (ed a seguire il bon ton) è diventata negativa. Quando parliamo di formalismo sottintendiamo “ipocrisia”. Invece non è così, il formalismo è lo strumento con cui comunichiamo ed essendo uno strumento è neutro, se poi il contenuto che trasmette è genuino sta a noi interpretarlo ma non dipende dal formalismo. Se entriamo in una stanza diciamo “buongiorno”, perchè è il formalismo che conosciamo per comunicare ai presenti che ci fa piacere vederli. Se poi invece sinceramente vorremmo mandarli a cagare questo non dipende dal buongiorno. Così il tuo ospite avrebbe fatto bene a fare colazione con te come prevede il formalismo, se poi lo faceva con slancio sincero o “per educazione” stava a te accorgertene. Viva il formalismo, viva lo scambio di doni a Natale. Odio quelli che non si scambiano i doni a Natale perché è un formalismo. Si perdono una occasione.

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    1. Ma allora non hai ben letto il brano di Barthes che sottolineava esattamente quello che scrivi tu e che ho voluto mettere apposta. Per fare gli originali o gli anticonformisti si è buttato a mare ogni tipo di formalismo e, aggiungo io, di buona educazione. Buona giornata ❄

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  2. Secondo me, anche il”come” si fanno le cose conta, senza dimenticare però il “perché”.
    Quando succede questo scatta il meccanicismo che porta a velare tutto d’impersonalità (dietro cui può celarsi non di rado l’ipocrisia, ma lì c’è un’intenzione ulteriore di mascheramento).
    Ciò detto, spero ci renderai partecipi delle risultanze dell’esperimento sociale 😉 .

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  3. premetto che amo bere il caffè in piedi, anche quando sono con persone che vorrei non andassero più via. Non credo che il messaggio di fretta non sia venuto tanto dallo stare in piedi quanto da un insieme di atteggiamenti,di silenzi, di sguardi. Di per sè stare in piedi mentre l’altra sorseggia il tè può essere pura contemplazione dell’altra, o un insieme di piccole cure per l’altra, attizzare un camino, cercare il suo disco preferito, renderla sole e lui pianeta. Ma non credo che questi fossero gli atteggiamenti del soggetto in questione.
    🙂
    ml

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    1. Esattamente. Dipende. Come sempre dipende, come diceva una bella canzone di tempo fa. Ogni situazione va vista nel contesto. Quello che può apparire poco cortese, come scrivi tu, può essere diventare il sole dell’altro. Non era il mio caso, naturalmente. Buona giornata caro amico ❄

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  4. Dai Ora devi raccontare come l’ha presa, di brindare in piedi!. Hai totalmente ragione, l’educazione non è solo comportamento, è un atteggiamento sempre aperto all’altro, che accetta la sincerità. Non sarebbe più educato, nel caso, dire: scusa, ho un contrattempo, non posso dilungarmi … almeno lo si sa

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