Osavo

Con lui osavo essere bambina e giocare inventare creare.

Mi è venuto in mente qui in spiaggia accanto al mormorio delle acque del rivo. Ho visto la struttura della tenda e subito ho ricordato.

Andavamo spesso nello stesso luogo a fare un pic nic. C’era un tavolo di legno su cui lui aveva inciso le nostre iniziali. Lì pranzavamo dopo aver letto e disegnato. Il problema era il dopo pranzo: io ho bisogno di riposare un po’. La panca non era proprio un sofà. Per questo mi sono man mano organizzata. Lenzuola vecchie e scolorite, mollette da bucato, corda, forbici.

Il primo giorno che ho messo in atto il mio piano, prima di pranzo ho cercato dei lunghi rami o piccoli e snelli tronchi nel bosco e li ho accatastati vicino al tavolo. Lui non capiva, ma mi lasciava fare. – Vedrai – dicevo.

Poi ho preso dal baule della sua verde macchina il resto. Ho legato con lo spago i tronchi e rami fino a creare lo scheletro, la struttura, su cui poi ho posto le lenzuola fissando con mollette le giunture. Ho lasciato un varco per entrare nella tenda. Sotto, un materassino morbido.

Da quel giorno dopo pranzo entravamo nella tenda a dormire o fare l’amore. Le lenzuola verdi rosse e blu colpite dal sole creavano una luce soffusa da favola.

P.s. A casa dovrei avere un’immagine fotografica della nostra piccola tenda d’amore. La metterò.

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