Il ferro di cavallo

Ci sono giornate nere. Iniziano già di notte, preannunciandosi nel sonno con scrosci monsonici che ti svegliano all’alba. Si trascinano il lungo manto nero su tutto.

Occorre lavorare molto sul respiro, sul controllo, per non mettersi a urlare e strappare, far vorticare carte fogli penne.

Che fatica quando i pezzi, invece di incastrarsi, crollano uno sull’altro a catena.

Ci vuole molto tempo poi per ritrovare uno sprazzo sereno, un respiro normale.

Quando arrivano queste giornate nere che tirano i capelli con tanti uncini, io penso che – dopo tutto – non sono successe cose ” gravi “, solo piccoli inconvenienti che richiedono un mare di pazienza, tolleranza e capacità di rivoltare il lembo nero cercando un po’ di luce.

La luce io la trovo in ciò che mi fa sorridere o ridere. Una persona, un uomo, che cambia postazione per vedermi, che si sbraccia per salutarmi, che mi dice che mi ha pensato.

Piccole cose che accendono un lume, che soffiano via i nembi lividi di pioggia nera.

Civettare, in fondo, mi è sempre
piaciuto. Ricevere un sorriso, una strizzatina d’occhi, un complimento fa semplicemente piacere a una donna femmina.

Ho trovato nel bosco un ferro di cavallo. Porta fortuna. È il secondo che trovo per terra tra le foglie e l’erba. L’altro è sulla mia scrivania da mesi. Ieri sera, prima di addormentarmi, l’ho tenuto tra le mani pensando: portami un po’ di fortuna. Riti ancestrali, primitivi, scaramantici su cui è bene non riflettere molto con la logica e il raziocinio. Chissà se il secondo ferro di cavallo mi trascinerà, volando, su giornate arancioni come le meravigliose foglie che abbagliano: prima di cadere dagli alberi autunnali.

14 Comments

      1. Charles Baudelaire

        Il nemico

        La mia giovinezza non fu che un tenebroso uragano
        attraversato qua’ e la’ da soli splendenti;
        la pioggio e il tuono hanno fatto un tale scempio
        che pochi frutti vermigli restano nel mio giardino.

        Eccomi arrivato all’autunno delle idee
        e occorre lavorare di pala e di rastrelli
        per rimettere in sesto l’inondato terreno
        dove l’acqua cava buche grandi come tombe.

        Chi sa se troveranno, i nuovi fiori che sogno,
        in questa terra lavata come una nuda riva
        il mistic alimento che fa il loro vigore ?

        – O dolore! dolore! Il Tempo divora la vita,
        e l’oscuro Nemico che ci corrdode il cuore
        col sangue che perdiamo cresce e si fortifica!

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  1. Ciao elettasenso, ti ringrazio ma mi accorgo solo ora di averti inviato una versione della poesia di Baudelaire mal trascritta e piena di refusi. Ciò che ti da molto fastidio (io non sono da meno).
    Ieri sera era tardi e non ho verificato.
    Me ne scuso.
    MM

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