Labirinto

Ci sono autori che regalano incantamenti.Uno di questi è, per me, Jorge Luis Borges.

Ogni tanto ho bisogno delle sue parole medicamentose: per questo leggo.

Il brano, che ho letto oggi, parla di un libro scritto come un labirinto. Una narrazione che contiene tutti i possibili. La possibilità di amplificare invece che di restringere.

La scelta è sempre un’eliminazione di tutte le altre possibilità. Lo sanno bene i veri creativi che riescono a contemplare più possibilità di scelta, anche attraverso il pensiero divergente. Non lo sanno i rigidi razionali che contemplano una sola possibilità.

A volte ho la sensazione che ci precludiamo strade per ristrettezza mentale e cecità. Quanto benessere in più ci potremmo regalare solo ampliando di qualche grado la capacità d’abbraccio dello sguardo. Imparare a dire e/e invece di o/o.

Ecco cosa scrive Borges:
“Prima di ritrovare questa lettera, m’ero chiesto in che modo un libro potesse essere infinito.

Non potrei pensare che a un volume ciclico, circolare: un volume la cui ultima pagina fosse identica alla prima, con la possibilità di continuare indefinitamente.

Mi rammentai anche della notte centrale delle Mille e una notte, dove la regina Shahrazad (per una magica distrazione del copista) si mette a raccontare testualmente la storia delle Mille e una notte, a rischio di tornare un’altra volta alla notte in cui racconta, e così all’infinito.
(…) Mi colpì la frase: Lascio ai diversi futuri (non a tutti) il mio giardino dei sentieri che si biforcano.

Quasi immediatamente compresi; il giardino dei sentieri che si biforcano era il romanzo caotico; le parole ai diversi futuri (non a tutti) mi suggerirono l’immagine della biforcazione nel tempo, non nello spazio.

Una nuova lettura mi confermò in quest’idea.

In tutte le opere narrative, ogni volta che s’è di fronte a diverse alternative ci si decide per una e si eliminano le altre; in quella del quasi inestricabile Ts’ui Pén, ci si decide – simultaneamente – per tutte.

Si creano, così, diversi futuri, diversi tempi, che a loro volta proliferano e si biforcano”.

Per effetto di uno strano sincronismo ecco cosa ho appena letto in : L’ombra del vento di Carlos Luiz Zafón.

” Seguimmo il guardiano fino a un ampio salone circolare, sovrastato da una cupola da cui scendevano lame di luce. Era un tempio tenebroso, un labirinto di ballatoi con scaffali altissimi zeppi di libri. Un enorme alveare percorso da tunnel, scalinate, piattaforme, impalcature. Una gigantesca biblioteca dalla geometria impossibile”.

13 pensieri su “Labirinto”

  1. Cokgo e condivido questa tua sensibilità nel modo in cui intrecci letture, immagini e riflessioni: trasformi il labirinto in una metafora viva, capace di aprire possibilità invece di chiuderle. Il tuo sguardo non si limita a osservare, amplia, accoglie, mette in dialogo mondi diversi. È una scrittura che non si accontenta della superficie e invita chi legge a respirare più a fondo. Complimenti Eletta, mi è piaciuto molto questo articolo anche perché rispecchia la mia visione di mettere in colloquio diversi aspetti. Buon pomeriggio 🥀🥀🥀

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  2. L’immagine del labironto è molto suggestiva, come le tue considerazioni sull’ampliamento delle possibilità. E’ vero è necessario immaginare prima nella mente diversi scenari, ma alle fine si arriva alla scelta, che come giustamente fai notare, deve escludere qualcosa. Nel modo di scegliere c’ molta diversità tra le persone , ma è la massima espressione di libertà. Prtroppo nella vita si devono sciogliere dilemmi o/o, banalmente per camminare si sceglie una direzione che ne esclude altre.

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  3. L’estratto da “L’ombra del vento” e il labirinto di Escher mi rimandano al film “Il nome della rosa”… chi venne prima e chi dopo in un tempo circolare?

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      1. A trovarla, il labirinto ha un’uscita… (però non assimiliamolo alla vita: la nascita m’aggrada, per l’altra “apertura” magari tra un (bel) pò… troppo bella la natura (ieri sono stato seduto due ore su una seggiola davanti a una montagna… dopo un pò non serviva neppure guardarla, c’era e parlava… con un delicato e tenue ronzio). Buona giornata

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