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Leggere tutti i libri

È perché credo, come Chesterton, che si dovrebbe essere grati di tutto: lo stesso fatto di stare ritti sulla terra, di vedere il cielo, d’essere stati innamorati, è aver ricevuto doni per i quali non si può cessare d’essere grati.

Io cerco di sentire in questo modo, ho cercato di sentire per esempio che la mia cecità non è solo una disgrazia, sebbene naturalmente lo sia, ma anche qualcosa che mi permette mi facilita la solitudine, il pensare, l’invenzione di favole, la costruzione di poesie.

E tutto questo è un bene.

Ricordo quanto diceva Democrito, che si strappò gli occhi perché la contemplazione del mondo esterno non lo distraesse.

Ebbene in una poesia ho detto: Il tempo è stato il mio Democrito.

È vero sono cieco ma forse questo non è solo tristezza.

Sebbene confesserò che mi basta pensare ai libri, così vicini e così lontani da me, per desiderare di vedere. Arriverei a pensare che se riacquistassi la vista non uscirei di casa e mi metterei a leggere tutti i libri che ho qui e che conosco appena, quantunque li conosca attraverso la memoria, che modifica le cose.

Jorge Luis Borges

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Libri

Reencuentro

Questi tre libri editi da Bompiani e dedicati al dialogo tra Osvaldo Ferrari – che pone riflessioni e domande – e Jorge Luis Borges che risponde, sono un cofanetto capolavoro.

Come alcuni libri della mia biblioteca val sempre la pena di riprenderli in mano e rileggerli la sera prima di dormire. Borges è un saggio, prima che uno scrittore tra i più amati. I suoi argomenti – sempre pacati – toccano il senso dello scrivere e del vivere.

Ieri sera ho trovato questa poesia che trascrivo:

Labirinto

Zeus non potrebbe sciogliere

le reti di pietra che mi stringono.

Ho scordato

gli uomini che fui; seguo l’odiato

sentiero di monotone pareti

ch’è il mio destino. Dritte gallerie

che si incurvano in circoli segreti

passati che sian gli anni…

Parapetti

in cui l’uso dei giorni ha aperto crepe.

Nella pallida polvere decifro

orme temute. L’aria m’ha recato

nei concavi crepuscoli un bramito

o l’eco di un bramito desolato.

Nell’ombra un Altro so, di cui la sorte

è stancare le lunghe solitudini

che intessono e disfanno questo Ade

e bramare il mio sangue, la mia morte.

Ci cerchiamo l’un l’altro. Fosse almeno

questo l’ultimo giorno dell’attesa.

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Letture Libri

Riprendere

Questo greve periodo mi ha lasciato una generale apatia. Tutto mi risulta vuoto superficiale e anche stupido.

Sono diventata più difficile: non c’è un film che mi piace e neppure un libro. Leggo ma senza pathos.

Nulla mi prende e mi interessa tranne il già visto. Così riguardo film che mi erano piaciuti, anche se li ho già visti tre volte. Almeno mi diverto.

Oggi ho ripreso in mano uno dei tre volumi dedicati da Bompiani al grande Jorge Luis Borges. Anche qui vado sul sicuro: li avevo letti esattamente dieci anni fa e mi erano piaciuti.

E scopro che mi lasciano buone riflessioni. Mi elevano lo spirito. Mi regalano attimi di buona lettura. Finalmente.

La lettura è un piacere languido – Montaigne

Trovo frasi che annoto per ricordarmele bene :

Dovere di ogni cosa è d’essere felicità, se non sono tali le cose sono inutili e dannose.

Noi siamo governati dalla mistica e dal sogno.

Siamo ciò che vorremmo e che ci sarà possibile essere.

Il dialogo è una delle migliori abitudini dell’uomo.

Il dialogo è ricerca.

A me manca molto il dialogo. In questo senso.

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Scrittori che amo

Jorge Luis Borges  

Ci sono autori che regalano incantamenti.Uno di questi è, per me, Jorge Luis Borges.

Ogni tanto ho bisogno delle sue parole medicamentose: per questo leggo.

Il brano, che ho letto oggi, parla di un libro scritto come un labirinto. Una narrazione che contiene tutti i possibili. La possibilità di amplificare invece che di restringere.

La scelta è sempre un’eliminazione di tutte le altre possibilità. Lo sanno bene i veri creativi che riescono a contemplare più possibilità di scelta, anche attraverso il pensiero divergente. Non lo sanno i rigidi razionali che contemplano una sola possibilità.

A volte ho la sensazione che ci precludiamo strade per ristrettezza mentale e cecità. Quanto benessere in più ci potremmo regalare solo ampliando di qualche grado la capacità d’abbraccio dello sguardo. Imparare a dire e/e invece di o/o.

Ecco cosa scrive Borges:
“Prima di ritrovare questa lettera, m’ero chiesto in che modo un libro potesse essere infinito.

Non potrei pensare che a un volume ciclico, circolare: un volume la cui ultima pagina fosse identica alla prima, con la possibilità di continuare indefinitamente.

Mi rammentai anche della notte centrale delle Mille e una notte, dove la regina Shahrazad (per una magica distrazione del copista) si mette a raccontare testualmente la storia delle Mille e una notte, a rischio di tornare un’altra volta alla notte in cui racconta, e così all’infinito.
(…) Mi colpì la frase: Lascio ai diversi futuri (non a tutti) il mio giardino dei sentieri che si biforcano.

Quasi immediatamente compresi; il giardino dei sentieri che si biforcano era il romanzo caotico; le parole ai diversi futuri (non a tutti) mi suggerirono l’immagine della biforcazione nel tempo, non nello spazio.

Una nuova lettura mi confermò in quest’idea.

In tutte le opere narrative, ogni volta che s’è di fronte a diverse alternative ci si decide per una e si eliminano le altre; in quella del quasi inestricabile Ts’ui Pén, ci si decide – simultaneamente – per tutte.

Si creano, così, diversi futuri, diversi tempi, che a loro volta proliferano e si biforcano”.

Per effetto di uno strano sincronismo ecco cosa ho appena letto in : L’ombra del vento di Carlos Luiz Zafón.

” Seguimmo il guardiano fino a un ampio salone circolare, sovrastato da una cupola da cui scendevano lame di luce. Era un tempio tenebroso, un labirinto di ballatoi con scaffali altissimi zeppi di libri. Un enorme alveare percorso da tunnel, scalinate, piattaforme, impalcature. Una gigantesca biblioteca dalla geometria impossibile”.