
L’altra sera ha preso dalla pigna un taccuino.
La grafomane nel tempo ne ha stilati parecchi di questi libretti. Lei ha un bisogno innato di scrivere scrivere scrivere. Come se i fatti – senza passare attraverso il marchio della calligrafia – non restassero fermi nella memoria.
Comunque . Ha preso un taccuino e ha letto.
All’inizio la grafomane non comprende immediatamente la situazione: di chi si parla, quando è accaduto il fatto, qual è la fiamma, perché arde.
Poi dopo due o tre pagine mette a fuoco e ricorda. L’effetto immediato è di stupore e spaesamento.
Ma davvero era lei ad arrabbiarsi inquietarsi attendere anche semplicemente un messaggio da lui? Davvero ha detto ” ti amo” a quell’uomo? Davvero è circolata tutta quella incredibile energia per lui?
La grafomane dopo la lettura ha la percezione netta che nel tempo lei è realmente cambiata. Che ora non aspetterebbe un segno dall’altro per un intero pomeriggio domenicale. Non palpiterebbe impazzita come una falena vicino alla luce fino a bruciarsi.
Oppure sì?
Prende il taccuino e, lentamente, straccia pagina per pagina fino a farne un bel mucchietto che finisce nel cestino della carta.
E ricomincia a scrivere.
Scrivere per molti è una liberazione dei propri pensieri. Rileggendoli dopo anni ci si chiede chi era la persona che scriveva quelle frasi.
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I diari sono la fotografia di come eravamo emotivamente. Un peccato distruggerli ma se portano malessere è giusto farlo. Buona giornata da un’altra grafomane 😊
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Mi fa piacere che anche tu sia grafomane. Potremmo fare un club. Essendo una istintiva quando una storia finisce butto tutto in cenere.
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C’è qualcosa di sottilmente spietato in questo testo incontrare una versione precedente di sé e non riconoscerne più la temperatura.
Mi ha colpito soprattutto quel “Oppure sì?”. Due parole che, quasi da sole, impediscono a tutto ciò che precede di diventare una rassicurante dichiarazione di cambiamento. Perché possiamo imparare, diventare più consapevoli, prometterci che non aspetteremo mai più un messaggio per un intero pomeriggio… ma nessuno può sapere davvero chi torneremmo a essere davanti a qualcosa capace di incendiarci nuovamente.
E poi strappi le pagine. Ma è un gesto meravigliosamente ambiguo, distruggi la testimonianza, non ciò che sei stata. Quella donna è comunque passata attraverso di te e, probabilmente, qualcosa ha lasciato.
Per questo trovo bellissimo il finale“E ricomincia a scrivere.”
La grafomane può strappare tutta la carta che vuole.
La scrittura, evidentemente, sa già che avrà ancora qualcosa da raccontare.
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Mi auguro che torni il fuoco per cui scrivere era respirare. Il Pathos. Ora, come stamattina, leggo il giornale e scrivo di getto con furia per fatti che mi fanno davvero infuriare.
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