
L’altra sera ha preso dalla pigna un taccuino.
La grafomane nel tempo ne ha stilati parecchi di questi libretti. Lei ha un bisogno innato di scrivere scrivere scrivere. Come se i fatti – senza passare attraverso il marchio della calligrafia – non restassero fermi nella memoria.
Comunque . Ha preso un taccuino e ha letto.
All’inizio la grafomane non comprende immediatamente la situazione: di chi si parla, quando è accaduto il fatto, qual è la fiamma, perché arde.
Poi dopo due o tre pagine mette a fuoco e ricorda. L’effetto immediato è di stupore e spaesamento.
Ma davvero era lei ad arrabbiarsi inquietarsi attendere anche semplicemente un messaggio da lui? Davvero ha detto ” ti amo” a quell’uomo? Davvero è circolata tutta quella incredibile energia per lui?
La grafomane dopo la lettura ha la percezione netta che nel tempo lei è realmente cambiata. Che ora non aspetterebbe un segno dall’altro per un intero pomeriggio domenicale. Non palpiterebbe impazzita come una falena vicino alla luce fino a bruciarsi.
Oppure sì?
Prende il taccuino e, lentamente, straccia pagina per pagina fino a farne un bel mucchietto che finisce nel cestino della carta.
E ricomincia a scrivere.