5 luglio 24

Ho trovato questo testo scritto due anni fa.

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Tu lo sai. Avrei voluto scriverti privatamente. Con un qualsiasi pretesto. Una domanda gettata per costruire un ponte. Un amo gettato per vedere se abboccavi. Tu pesce uomo.

Tu lo sai perché anche tu mi cerchi. E anche tu non sai se tentare vie traverse per arrivare dritto al cuore.

Ci si fiuta come selvatici. Si sente se si può oltrepassare il confine.

È la curiosità o altro che mi spinge/che ti spinge a andare oltre i manierismi rococò? Comunque, come mi capita sempre, io sento il tuo pensarmi e, probabilmente, tu pensi il mio pensarti. Al di là del limite tracciato dal confine nero della scrittura.

9 pensieri su “5 luglio 24

  1. E’ sempre bello rileggere i tuoi lavori, qui in particolare si apprezza questo accarezzare di sensazioni che precedono un contatto, questo sentirsi attraverso silenzi, sguardi, attese. Un caro abbraccio 📖📖👏👏👏👏👏👏👏👍👍👌👌😉😉😊😊🤗🤗🤗🤗🤗🤗

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  2. Il confine non come barriera, ma come luogo di fiuto, di attesa, di possibilità. Il testo riesce a restituire quella tensione gentile tra due presenze che si percepiscono prima ancora di parlarsi, come animali che riconoscono l’odore dell’altro nel bosco. E allo stesso tempo apre uno spiraglio più ampio, quello dei confini della vita — i luoghi in cui siamo stati dentro e quelli da cui ora guardiamo da fuori. Una riflessione che resta sospesa, ma che tocca. Bellissimo Eletta, complimenti 🥀🥀👏

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