
Per fare poesia:
non basta chiudere gli occhi, farsi portare dal fiume emotivo e scrivere parole a caso.
Dopo gli anni ’70 sono prolificati i poeti perché “credono che la poesia sia un genere letterario senza regole e che non richiede a nessuno di avere qualcosa da dire”.
Il gesto provocatorio di Marinetti “Le parole in libertà” è diventato l’humus su cui scrivere sempre e comunque parole in libertà.
Son poche le parole che, gira o rigira, si possono utilizzare per far poesia. Un po’ come il gabbiano che non deve mai mancare in una canzone melodica, così le allodole vanno alla grande nei versi, o altri volatili usati all’uopo.
Poi c’è lo stile da “creative writing“: una poesia al dì leva il medico di torno.
Basta osservare il muro, la scrivania, la tavola della colazione e voilà: il gioco è fatto. Spezzettare, andare a capo: niente punteggiatura. Un mio amico omette gli articoli. Essenzializzare.
“Ci vuole orecchio, occhio, gusto e un fiuto sicuro nell’evitare banalità e noia”.
“Purtroppo molte antologie in circolazione promuovono come scrittori una maggioranza di scriventi…”
“Neppure i critici e gli studiosi oggi sanno dire se un testo poetico è eccellente, buono, mediocre, banale o nullo”.
Il primo problema è che manca un’autocritica da parte di chi scrive. Tutti pensano di esser poeti perché riescono a fissare parole sulla carta ritmandole con un a capo o qualche spazio che fa sempre un certo effetto.
Pubblicare un libro di poesie oggi è molto facile: basta pagare ed ecco le “liriche” stampate col tuo nome sulla copertina. Ti mandano anche alla Radio e alla Tv a far pubblicità.
(Ho avuto anch’io un bel contratto già pronto: mancava solo la mia firma, che non c’è stata).
Il secondo problema è che manca una critica severa, che rimetta dei paletti tra ciò che è gioco linguistico, scrittura di nulla e scrittura poetica.
Dev’essere una sventura –
o una perdita, o simili –
a piegarti lo sguardo
verso l’estrema bellezza –
Ma – una volta che è obliquo
coglie una delizia pura
come stalattite –
Emily Dickinson
Concordo pienamente sulll’analisi e sulle tue conclusioni, che estenderei alla letteratura in generale. C’è un’offerta non solo di poesie ma anche di romanzi, cresciuta in modo esponenziale e non ci sono più i filtri, che prima venivano esercitati dalle case editrici. La critica è troppo dispersa e non ci sono figure di riferimento. Ci vorrebbe un dialogo ma non vedo luoghi o riviste specializzate in cui confrontare le migliori idee. Nel caos è arduo che emergano i migliori.
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Grazie per il tuo argomentato pensiero. Come scrivevo a Laura è estensibile alla letteratura tutta. Sono pienamente d’accordo con te. Buona giornata 🩵
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Argomento tosto!
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Argomento complesso come quello della letteratura… Argomento ampio che naturalmente non può esaurirsi in un post, ma un sassolino nello stagno. Tu potrai capire che fai Poesia 🩵
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È un rovello, definite cosa sia Poesia e cosa voglia dire evoluzione… Dovrebbe mantenere alcune caratteristiche, pur nel Verso libero. Il Tema della Critica Letteraria poi, si innesta con le dinamiche editoriali… E qui, si entra in giungla! 🩵
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Hai ragione. Dinamiche editoriali che non sempre collimano con qualità…
Buona giornata Laura, come sai, considero la tua Poesia Alta. 🩵
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🙏🩵
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Sì. Oh. Parole sante.
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Buongiorno Marco … Tu puoi capire 😉
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