Fame di parole

Tu che non sai 

la fame di parole 

che mi prende 

quando il mio magro corpo 

è in cerca 

di assonanze 

come prelibati piatti;

versi traboccanti

di assimetrici ritmi:

cadute verticali 

movimenti improvvisi 

vertigini.

Nulla mi quieta 

come l’universo verbale 

che decifra la vita.

12 pensieri su “Fame di parole

  1. Lo sai… adoro il tuo modo di vivere l’emozione della poesia quando ti travolge.
    Hai una dinamica letteraria così tua, così riconoscibile, da sembrare quasi un’impronta digitale dell’anima.
    È una poesia che non si limita a parlare: respira.
    Dentro c’è quella fame che conosciamo in pochi, quella che non si placa mai davvero, perché non cerca il gusto ma il senso.
    Una fame di vita più che di versi.
    E leggendola arriva un’altra sensazione, sottile e feroce: quella che ci sfiora ogni volta che il tempo decide di mettersi di traverso.
    Quella che gli altri ignorano, mentre il poeta, quello vero, la cavalca, tentando di domare l’indomabile.
    Quando senti che i minuti stringono, che le giornate scivolano via senza chiedere permesso, ti aggrappi alle parole come a un corrimano in un corridoio buio.
    Non perché ti salvino, no… ma perché ti tengono compagnia mentre il tempo, ingordo, ti passa accanto.
    La poesia diventa nutrimento, certo, ma anche lente: rallenta l’istante, lo illumina, gli dà dignità.
    E quel “corpo magro” che cerca assonanze diventa il corpo di chi lotta col tempo, di chi teme di perderlo, di chi prova a trasformare ogni vertigine in significato prima che scivoli via per sempre.
    Ed è questo il miracolo del testo: non consola… ricompone.
    Rimette ordine nel disordine interiore, rimette fiato dove mancava.
    Come un brodo caldo di emozioni che ti rimette in piedi proprio quando ti sentivi svuotato.

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