Doppio specchio

Mentre di là, nell’altra stanza, un interlocutore mi dice che è colpito dal mio tempismo, qui l’altro non mi prende nemmeno in considerazione: neppure fossi un fossile immobile sul mobile. Nulla ho da dire per chi non ode il lento e persistente mormorio della materia. Nulla sono per chi non vede attorno a sè gli oggetti e concetti che levitano nello spazio.
La doppia vita che mi conduce, il doppio ruolo, la doppia maschera, la doppia sfida.
Eppure sempre io a muovere i sottili fili.
Amata, desiderata, cercata. Donna velata: eletta come interlocutrice essenziale e primaria nel cammino. O serva china a raccogliere cenci e ceci.

Eppure sempre io. Generosa e inquieta a cercare un senso. A dare una svolta forzando il fato. Con fatti, non parole. Pensando, decidendo, scegliendo, facendo. Agendo. In una selva di ciechi viandanti. Cerco luce.

9 pensieri su “Doppio specchio

  1. Tessi le trame di una donna archetipica. Regista e comparsa della tua commedia. È come un recitare su più palchi, su più piani. Intensa l’immagine della donna velata, è lì dove la “tua” maschera cela chi sei o lo mostra in parte. Riletta con attenzione perché questo testo ne merita.
    Grazie. RiV (e meno male che la linea oggi c’è)

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