Piroettó

Piroettò

tra le calligrafiche pagine.

Il tacito inserviente

le asciugava i fogli

con la carta assorbente.

Le parole,

allora,

ricomparivano

simmetriche e rovesciate

come in uno specchio.

Otteneva il negativo

contro il positivo della scrittura.

Buttava gli innocenti segni  in pasto a chi guardava.

Non indugiava nello scegliere  quale fulgida gemma.

Accostando violette e margherite

e piccoli fiori blu,

otteneva sempre un decoroso mazzo.

Un po’ selvatico,

come d’altra parte

era il suo spirito

difficilmente imbrigliabile.


Nei calamai

così profondi e bui

pescava le parole

come nella mattanza, i tonni.

Spesso schizzava

qualche macchia rossa. 

Aveva un passo leggero e fragile

quando, sulla pagina bianca,

depositava neri segni densi. 

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