Pallina

Edo con la sua pallina

Di gatti io ne ho avuti tanti. A Milano ho avuto Tiger: un gatto tigrato trovato in un bosco con Babu e portato a casa impietositi dai miagolii di fame.

Poi da sposina ho avuto Priscilla, un persiano blu, veramente bella ma di carattere poco affettuoso e instabile.

Più tardi ho avuto Gatto, un gatto nero dagli occhi di pantera selvatico come pochi e amante della libertà a tal punto da gettarsi dalla mia terrazza al terzo piano per due volte, senza morirne. Ritrovato e ripreso per poi affidarlo a una conoscente che apriva un agriturismo in montagna. Sicuramente più libero e felice che nel mio bello, ma chiuso, attico…

Di tutti i gatti che ho avuto nessuno aveva mai stabilito un rapporto così empatico e affettivo come Edoardo. Lentamente stiamo imparando a decifrare il nostro diverso linguaggio. Imparo a capire cosa vuol dire a seconda dei suoi miagolii.

Un momento che rinsalda il nostro rapporto è il momento del gioco. Edo gioca con me con una pallina che io gli lancio e che, Incredibilmente, mi riporta in bocca come a dire: Lanciala!

Andiamo avanti così per un po’ di tempo finché non si stanca di correre come un matto dietro ai rimbalzi.

Il gioco rinsalda i rapporti. Anche con gli umani. Chi non sa giocare si perde uno degli aspetti più importanti e belli della vita.

Il tempo è un gioco, giocato splendidamente dai bambini.
(Eraclito)

Si può scoprire di più su una persona in un’ora di gioco che in un anno di conversazione.
(Platone)

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