Qui

Cammino per la strada ghiacciata e sono quietamente felice. L’aria è tersa e mi rinfresca la parte di viso sotto il cappello a larga tesa nero.

Vado dalla parrucchiera che ormai è una amica. Là trovo un’altra donna che ormai è un’altra amica. Chiacchiere di donne leggere.

Nel negozio ci sono molti oggetti fatti a mano, per la festa natalizia, con cura e buon gusto. Gli alberi addobbati stanno come allegre sentinelle ai lati della strada. L’anno prossimo farò anch’io parte del gruppo “decorazioni natalizie”.

C’è il mercatino aperto nella bellissima casetta in legno del museo. Sul balcone una sontuosa slitta del tempo che fu.

Il nostro vicino ieri ci ha invitato a mangiare selvatico sabato sera. Gli ho detto che mi piacerebbe fargli un ritratto. Ha un viso scavato nella roccia. La lunga barba sale e pepe. Un volto davvero interessante.

Asserisce che mangiare selvatici è più sano che mangiare carne imbottita di ormoni. Asserisce che il selvatico vive la sua vita libero nei boschi e che non sente la paura dei manzi che vengono portati al macello. Paura che entra nel sangue. Paura che noi mangiamo.

Ricordo quando ero piccola: nel cortile c’era una stalla. Il giorno che arrivavano con il camion a portare al macello le bestie e le caricavano con i forconi, la paura la sentivi. Ci chiudevamo in casa per non sentire i muggiti disperati.

Forse il vicino ha ragione.

18 Comments

  1. Io ricordo quando, da bambina nella fattoria del nonno, scannavano il maiale all’inizio dell’inverno, sull’aia davanti a casa. Per noi era un fatto normale, una giornata di feste, di leccornie da assaggiare quel giorno e la certezza di avere cibo per l’inverno. Era l’immediato dopoguerra, non c’era nemmeno la luce elettrica. La fame che gli adulti avevano patito durante la guerra, trasformava in festa un rito tribale e la gioia di quel rito era trasmessa a noi bambini.

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      1. Io ho assistito ad alcune battute, sia la caccia al cinghiale che a quella di posta o con i cani da penna. Non è così semplice. Spesso gli animali sono solo feriti e non muoiono subito. I fagiani cadono e i cani li prendono, se non sono ben addestrati li straziano. Un cinghiale ferito diventa parecchio pericoloso.
        Ho allevato conigli, polli e anatre per la famiglia. Non esiste morte indolore, immediata, per quanto si sia abili macellai. E la pesca, che sia fatta con la canna o con le reti, non è da meno, solo che i pesci non urlano. Il gatto, è nella sua natura, gioca con la propria preda prima di cibarsene. Pesci divorano altri pesci. La natura è fatta così e solo noi esseri umani, in nome di una compassione e di una pietà che nulla hanno di naturale, siamo i soli a chiamarla crudele. Noi siamo in cima alla catena alimentare, ci cibiamo di piante e di animali. Credere che ciò possa essere modificato è illogico. Ben presto ci saranno sulle nostre tavole anche gli insetti, del resto ci cibiamo già di invertebrati e molluschi, di crostacei ed anfibi. Dipende sempre da quale angolatura si guardano i fatti e le cose.

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