Primo settembre

Sullo schermo ho visto 1 nel quadratino icona del calendario. Così mi sono resa conto che oggi inizia settembre. Per mia fortuna, come discorrevo tempo fa con un amico di questa comunità di scrivani, non sono più parte del tempo regolato da orologi agende scadenze. Non porto, volutamente, l’orologio da anni. Mi regolo in base ai miei ritmi biologici e ai ritmi circocadiani.

Ma settembre per me avrà due scadenze ben impresse: due giorni in cui degli omini porteranno via per sempre gran parte dei mobili e dell’arredo della mia casa. Si chiama sgombero. Cose che non vedrò mai più – come la cucina – e che mi hanno circondato da almeno trent’anni.

Mi fa un certo effetto.

Ho letto che il trasloco è in graduatoria la terza causa di stress dopo il lutto ( o la malattia grave ) e il divorzio. Devo dire che, in effetti, alza un bel po’ di polvere: sia figurata che vera.

Saltano fuori parecchi cadaveri e fantasmi dagli armadi. Volenti o no, si rivede la propria storia: si ritrovano pagelle scolastiche, lettere d’amore, romanzi incompiuti, mostre e conferenze promosse e organizzate, iter e carte burocratiche. Carte e cartacce. Fogli bianchi e minutamente scritti, vergati, calligrafici.

Come scrivevo ieri sera nell’altro blog, la polvere sollevata preparando uno sgombero porta inevitabilmente a chiedersi: ma ero io? Ma ero proprio io? Quella che amava, si arrabbiava, gioiva, rischiava tutto per nulla? Ero proprio io a dire ” ti amo “?

Ho buttato una gonna rossa corta e brillante come pelle di serpente. Che io abbia potuto mettere questo pezzettino seducente mi pare incredibile ora che viaggio sempre con pantaloni e scarpe basse. Eppure.

Settembre sarà il mese dello sgombero. Ottobre del trasloco.

Il distacco è necessario per rinascere.

10 Comments

  1. Settembre

    Triste il giardino: fresca
    scende ai fiori la pioggia.
    Silenziosa trema
    l’estate, declinando alla sua fine.
    Gocciano foglie d’oro
    giù dalla grande acacia.
    Ride attonita e smorta
    l’estate dentro il suo morente sogno.
    S’attarda fra le rose,
    pensando alla sua pace;
    lentamente socchiude
    i grandi occhi pesanti di stanchezza.
    H. Hesse

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