L’uomo dal colbacco

La neve abbondante mi ricorda un inverno di molti anni fa. Lo avevo lasciato nel pomeriggio. L’uomo barbuto con il colbacco arrivato da Mosca.

Troppo aveva tirato le redini e la puledra era galoppata via.

Così ero da un’amica in città. La neve non aveva smesso da giorni e ormai tutto era siberiano. Verso le sette di sera suonò il campanello. L’uomo dal colbacco nero suonò il campanello della mia amica dicendole che io dovevo scendere. Non volevo scendere. Lui aspettò per ore. Era un monolite nero nella distesa bianca.

– E adesso come faccio? Devo tornare a casa.

– Puoi restare qui a dormire, se vuoi – disse la mia amica.

Pensai al mio letto. Non avevo proprio voglia di dormire fuori. La mia auto era nel garage. Trovammo l’espediente di far scendere la mia amica a parlare con lui, mentre io uscivo dal garage velocemente. E andavo via.

Velocemente era un eufemismo perché a quel tempo e in quei giorni la mia auto faceva le bizze e non si sa perché singhiozzava.

Comunque così facemmo.

Non dimenticherò mai, ma proprio mai, cosa successe dopo. Rivedo la scena come in un rallenty. Uscii dal garage, lui si accorse e cominciò a inseguirmi nella strada deserta e bianca di gesso. La mia auto singhiozzava e andava pianissimo e lui con passi pesanti cercava di aprire la porta e urlava: – Fermati. Ma io non mi fermavo. Ero in fuga nonostante il veicolo recalcitrante. Decisa ad andare a casa.

Babu era un uomo alto, indossava un cappotto nero e il colbacco. La neve scendeva a larghe falde sulla sua corsa e la mia.

Non so come riuscii a sfuggire dalle sue grinfie e ad arrivare nel mio caldo letto.

La mattina successiva mia madre trovò, aprendo la porta, un enorme cumulo di neve proprio davanti all’uscio. Sotto c’era una sua lettera.

23 pensieri su “L’uomo dal colbacco

    1. Carissima Eletta dalle mille peripezie amorose, stai attenta che quel tuo spasimante russo potrebbe tornare(nei tuoi sogni). In effetti, quando lui,sicuramente si chiamava Sergey, Andrey, Popoff, o uno dei fratelli Karamazov, o un personaggio di Delitto e Castigo, o uno di Padri e figli di Turgenev, tornato nella madre patria era talmente deluso, afflitto e ipocondriaco, per il tuo fuggire di sotto e di sopra, che ordinò, con la morte nel cuore, che lo congelassero. E nonostante ciò continui a fare stragi di cuori persino nella steppa siberiana e forse ai confini della val padana. Vade retro satanassa, anche se romantica come un buon noir, specie quando fuori nevica e il camino sprigiona calore.

      Piace a 2 people

  1. La neve sembrava gelare ogni cuore in quell’inverno siberiano,: l’uomo nero col colbacco, l’amica col campanellino, tu stessa. Solo un cuore piangeva e disperatamente singhiozzava: la tua auto. Che ne fu di lei?

    Piace a 1 persona

I commenti sono chiusi.