La fantasia é vasta 

La fantasia è vasta come un universo moltiplicato. Così ha affermato qualcuno di cui non ricordo il nome. Molti confondono la fantasia con la creatività: due ambiti molto diversi. Noi fantastichiamo continuamente anche se non ce ne rendiamo conto. Il pensiero razionale si svincola, a nostra insaputa, e vola come un aquilone sopra le nuvole. Quello che siamo, la Persona che é maschera di ruolo e rappresentazione, lascia spazio alla nostra irriducibile individualità. 

Cosa immagino di essere, avere, diventare? I numerosi manuali che affollano il reparto New Age vorrebbero insegnarci con poche semplici regole. Non ci credo. Non amo in genere le semplificazioni. C’è molto lavoro da fare quotidianamente attraverso una costante consapevolezza di ogni nostra scelta: il seme che gettiamo oggi può fruttificare domani, ma non ci é dato di sapere dove e come. 

Tempo fa ero stata inghiottita da un mondo ” orientalista ” e ogni cosa era letta come significativa. Ho partecipato a convegni, incontri, corsi. Di tutto questo mi é rimasta una flessibilità interpretativa. Non amo i diktat e i dogmi. I quadri rigidi. Preferisco ampliare l’orizzonte in una serie di possibili: può essere e ed e, invece di opporre o ad o.

Fantasticare ci serve per superare, travalicare la piatta quotidianità e porre ipotesi futuribili. La Persona é indotta a livello sociale ad avere fantasie costruite ad hoc, ai fini dell’integrazione e del consumo. La nostra individualità ha altri sogni prospettive desideri di cui occorre tener conto. Spesso non collimano con i bisogni indotti. 

Viviamo in un universo normativo, se non ci adeguiamo spesso sorgono sensi di colpa con grande sofferenza. Le regole ci stanno strette, fin da piccoli ci insegnano a essere desiderabili secondo un sistema di norme definite. Esprimere totalmente se stessi diviene spesso difficile. Un modello ereditato che noto, per esempio in una persona é quello di ammettere la vicinanza dei corpi solo quando si pratica l’atto sessuale. Oppure: la difficoltà nel parlare delle proprie verità profonde, restando in superficie. Questi modelli ereditati, per esempio dai propri genitori, non permettono una libera espressione corporea o verbale. 

L’unica via d’uscita, se il modello ereditato crea sofferenza come una gabbia, é provare a mettere in discussione il modello. Questo può avvenire quando avvengono trasgressioni a livello di fantasia. La trasgressione é messaggio di quella parte di noi compressa. 

A noi spetta un costante lavoro di auto analisi per conformarci a un modello senza sofferenza, o rifuggendo il modello ereditato o cercandone un altro a noi più confacente.

13 Comments

  1. “Le regole ci stanno strette, fin da piccoli ci insegnano a essere desiderabili secondo un sistema di norme definite. Esprimere totalmente se stessi diviene spesso difficile.”
    Oh, come sono d’accordo! La rete che ci viene tessuta intorno è tale che ci riesce quasi impossibile uscirne! Ma ho sempre riflettuto su questo e mi sono domandato: uscirne per andare dove?

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  2. Che bello scritto. Meriterebbe una replica articolata, ma non si può…
    Pensavo alla fantasia come unico spazio inattaccabile della soggettività, in una società che ci richiede troppa oggettivizzazione.
    Non sempre però ci fa bene, o almeno non a tutti. In me ad esempio a volte ha pericolose derive allucinatorie.

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